Laureati: che fare?

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di Paolo Ferloni *

Sull’edizione html de “il manifesto” del 30 Maggio trovo, nella colonna Quinto Stato, un puntuale e stimolante articolo di Roberto Ciccarelli dal titolo Altro che “choosy” che inizia con una piacevole esortazione: «Prendete il XV rapporto Almalaurea sul profilo dei laureati e scoprirete quante menzogne sono state raccontate dai ministri della Repubblica a proposito degli studenti italiani». L’emozione della scoperta è relativa, perché si sa quante e quali favole circolino allegramente tra i politici italiani e quante verità da loro dichiarate per mesi diventino menzogne in pochi minuti o in pochi giorni a loro uso o ad uso dei cittadini.
Se il lettore curioso va a leggersi sul sito di Alma Laurea la documentazione sul XV rapporto vede che Ciccarelli ha ben ragione: si scoprono le menzogne e le sciocchezze che governanti e non solo, ma anche giornalisti e politici al seguito, vanno dicendo di solito per nascondere la propria ignoranza nel merito delle questioni dietro a un assordante chiacchiericcio.

Ad avviso di chi scrive, come di un qualunque osservatore esterno, le menzogne vanno bene a tutti perché in Italia sta governando dal 1945 – con varie e in apparenza diverse componenti e maggioranze – una classe politica che nel suo insieme:
1. non sa cosa siano una derivata o un integrale;
2. ignora la statistica e come maneggiare e verificare dei dati;
3. avrebbe a disposizione un ISTAT e non sa cosa farsene;
4. avrebbe a disposizione un CNEL e non sa cosa farsene;
5. è forse convinta che meno laureati ci sono e meno si studia in modo critico e più è facile governare il Paese;
6. non legge libri (né prosa né poesia) perché li considera inutili;
7. non usa le lingue straniere europee più diffuse (inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese) e non legge nulla di pubblicato in quelle lingue;
8. è forse convinta che più si è ignoranti e meglio si governa e si fa carriera politica;
9. è fervente seguace del motto nazionale «chi me lo fa fare?», che applicato agli studi dei giovani suona «chi ve lo fa fare?» di laurearvi o di studiare bene nella scuola media superiore;
10. ha dimenticato quel poco di buona cultura greca e latina che aveva studiato al liceo (se e quando aveva studiato);
11. crede di essere immune da qualsiasi controllo di qualità sul proprio operato. E di fatto lo è, perché se anche controlli vi fossero, non se ne avrebbero conseguenze.

Magra consolazione constatare che, sempre nel suo insieme e fatta qualche eccezione, la classe dei dirigenti industriali privati o pubblici non è migliore di quella politica. Non si vedono in giro tanti Mattei o Olivetti, si sa.
Dunque parlare di «bolla formativa» e di «assalto all’istruzione pubblica» come fa Ciccarelli, usando un linguaggio giornalistico orecchiabile, ad avviso di chi scrive suona lievemente o forse parecchio sovradimensionato. Parliamo di ignoranza. Cioè, come lo vedeva Collodi, di Paese delle meraviglie, dove i cittadini ideali sono Lucignolo e Pinocchio.
Infatti i dati di Almalaurea si conoscevano più o meno già.
Gli addetti ai lavori ne hanno seguito gli sviluppi attraverso vari interventi e rapporti presentati a convegni diversi negli ultimi anni e sanno bene quando i governanti mentono.
Del resto i docenti che mandano studenti all’estero con borse ERASMUS e che incontrano spesso colleghi europei sono ben consapevoli che un giovane laureato italiano puo’ trovare più facilmente un lavoro interessante e ben retribuito in un altro Paese europeo che in Italia. O una borsa di dottorato di ricerca più consistente, e con migliori prospettive.
Ormai la vita nel Nord Europa, a una più alta e meno temperata latitudine, in climi più grigi e piovosi, con inverni più bui ed estati più luminose, non spaventa più nessuno. Chi poi da Sicilia, Calabria o Puglia si è trasferito a studiare in Italia settentrionale, perché mai dovrebbe spaventarsi ad andare a lavorare all’estero, tra gente più seria e meno pronta a mentire?
Si sa che ristrutturazioni, razionalizzazioni eccetera in stile Gelmini e Tremonti sono in sostanza pure e semplici frottole: la verità è che i risultati positivi dei nostri – modesti – investimenti in didattica e in ricerca universitaria vanno a finire all’estero, all’Unione Europea se va bene, oppure anche altrove.
Con buona pace di tutti.

* Commento al XV Rapporto di Alma Laurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato al convegno “Investire nei giovani: se non ora, quando?” tenuto all’Università Ca’ Foscari di Venezia il 12 marzo 2013

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