Campus Aquae, «una vicenda all’italiana»

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da Pavia, Walter Veltri*

L’elezione a nuovo Rettore dell’Ateneo pavese del prof. Fabio Rugge si spera possa favorire una radicale inversione di tendenza rispetto al recente passato. È importante che si instauri un dialogo – fino ad oggi assente – tra questa importante istituzione e la città, e soprattutto che le future iniziative universitarie siano improntate alla massima trasparenza. È altrettanto urgente che il Rettore faccia chiarezza su alcune opere del passato, dalle molte opacità: ad esempio, Campus Aquae al Cravino, che qui raccontiamo.
Nell’aggiornare il programma triennale delle opere pubbliche, il 28 aprile 2004 l’Università di Pavia aveva pianificato l’edificazione di un centro sportivo polivalente: piscina scoperta e coperta, benessere e fitness, bar, ristorante e negozi, mensa, cucina, residenze per una spesa complessiva di 20.660.000 euro. (dall’Università viene tuttavia indicata la cifra di 18.500.000 – importo netto 15.865.811 euro, più Iva. Quale è stato il costo effettivo?)
Il 28 luglio 2005 la “Gazzetta Ufficiale” ha pubblicato l’avviso di licitazione privata per individuare la ditta a cui affidare i lavori. Alla scadenza del 25 ottobre 2005 nessuna impresa aveva inoltrato offerte.
Lo stesso giorno, il verbale della gara andata deserta veniva inviato al direttore del S.I.I.T. (Servizi integrati infrastrutture e trasporti – Lombardia e Liguria – settore infrastrutture, ovvero l’organo decentrato del ministero delle Infrastrutture e Trasporti) in quanto stazione appaltante, per i successivi adempimenti di competenza. Il 20 dicembre 2005 la predetta progettazione, esecuzione e gestione dei lavori se l’aggiudicava l’impresa Pacchiarotti spa di Belgioioso per, si diceva, 15.865.811 di euro, Iva esclusa.
L’11 novembre – solo un mese prima – presso il notaio Trotta la ditta aggiudicataria aveva costituito Unisport, società con un capitale sociale di 300.000 euro, identico – guarda la coincidenza – a quello previsto nel bando di gara. Di fronte a una tale rapida successione degli avvenimenti si rimane sbigottiti dall’efficienza della Pubblica Amministrazione.
Le modalità di svolgimento della licitazione privata riportano alla memoria un’altra vicenda che ebbe come protagonisti il Comune di Pavia e lo stesso Pacchiarotti. Nel 1999 il Comune pubblica un bando per la realizzazione di un centro natatorio nell’ex deposito degli autobus in via Acerbi, utilizzando anche in questo caso una finanza di progetto.
I lavori vengono affidati all’unica impresa che aveva presentato la domanda: Pacchiarotti. Già dai primi interventi, si scopre che l’area andava bonificata dalla presenza di materiale inquinante. Tra il Comune e l’impresa si instaura una controversia su chi dovesse pagare il costo della bonifica. La vicenda si è poi risolta con il pagamento di 700.000 euro da parte del Comune. Morale della favola: il centro natatorio non è stato realizzato e l’area dovrà essere bonificata dal Comune, che ha dovuto anche sborsare una somma non indifferente.
Torniamo a Campus Aquae. Il 25 gennaio 2006 viene sottoscritto un contratto di Concessione tra l’impresa e il S.I.I.T. Gli impianti oggetto della Concessione saranno realizzati in aree di proprietà dell’Università, date per trent’anni in diritto di superficie al Concessionario.
Le risorse necessarie alla realizzazione delle opere sono a carico dell’impresa tramite project financing (finanza di progetto): il costruttore mette i soldi e poi rientra dell’investimento gestendo i servizi. Nel caso in esame invece lo strumento previsto è un project financing “freddo”. In questo caso l’Università «riconosce al Concessionario, al fine di assicurare allo stesso il perseguimento dell’equilibrio economico finanziario degli investimenti e della connessa gestione, in relazione alla qualità del servizio da prestare, avuto riguardo ai benefici che vengono riconosciuti all’Università» un importo di 4.660.000 euro, oltre ad un corrispettivo annuo di 330.000 euro per tutta la durata della concessione. L’Università verserà così all’imprenditore 14.560.000 euro, per un’opera valutata circa 16 milioni. I benefici per l’Ateneo sono: la totale disponibilità della palestra per attività di squadra e per gli usi istituzionali dell’Università di Pavia; l’accesso a due corsie della piscina coperta per gli usi istituzionali (lezioni ed esercitazioni) dell’Università, nei giorni feriali dalle ore 8 alle ore 13; e di tutte le corsie una mattinata alla settimana, secondo un programma concordato; ingressi al centro natatorio scoperto – a costo ridotto e in numero da definire – nei giorni feriali per studenti e docenti, iscritti all’Università (dunque ad esclusione di sabato e domenica, i giorni di maggiore fruibilità).
L’Università s’impegna altresì ad ottenere il permesso di costruire e ogni altra autorizzazione, oltre a versare – se dovuti – gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria ed il costo di costruzione.
Il progetto è affidato all’arch. Alessandro Enrico Ortelli di Bergamo; la direzione dei lavori va all’arch. Ilaria Marchesotti di Pavia (già consigliere comunale del Partito democratico).
23 gennaio 2009. Il responsabile del procedimento Ing. Lorenzo Duico ricorda a Vittorio Pacchiarotti che «tra le altre strutture intese a consentire alla collettività universitaria lo svolgimento di attività non soltanto didattiche ma anche ricreative, sportive e di socializzazione, in ossequio agli intenti statutari, è ricompresa la realizzazione di struttura di somministrazione alimenti e bevande qualificata come area bar». E prosegue: «indubitati ed indubitabili quindi i caratteri di unitarietà e complessità della struttura […] in rapporto funzionale con le attività didattiche e ricreative». Nella risposta del 2 marzo 2013, il costruttore s’impegna ad ottemperare a quanto previsto nel Prg, garantendo all’interno del centro polivalente lo svolgimento di «attività didattiche, ricreative, sportive e di socializzazione».
Successivamente viene presentato dall’Università un nuovo progetto per la realizzazione di un Centro benessere, da ospitare nel piano interrato. La richiesta suscita le perplessità del responsabile delegato al procedimento, il quale scrive al responsabile del servizio Urbanistica arch. Angelo Moro e chiede «la compatibilità urbanistica di tale destinazione», specificando che l’immobile oggetto di intervento «è azzonato dallo strumento urbanistico vigente a zona universitaria regolamentata dall’art. 24 del Prg ed inserito nella scheda normativa U1».
Ogni ulteriore perplessità viene (o verrebbe) a cadere grazie al Rettore Angelo Stella: «facendo seguito agli incontri tra il personale dell’Area Servizi tecnici di questa Università e il dirigente del settore Ambiente e Territorio di codesto Comune – scrive Stella – in data 31 marzo, 3 maggio, 30 dicembre 2010 e in base agli accordi [quali?] presi durante tali incontri, in allegato alla presente si trasmette la relazione tecnica generale aggiornata». Nella relazione – della Marchesotti – si precisa che l’intervento è necessario poiché nell’ambito della facoltà di medicina e nel corso di laurea triennale e magistrale in Scienze e Tecniche delle attività motorie preventive e adattate sono previste, tra le altre cose, anche «attività didattiche e di ricerca nel campo del fitness cardiometabolico e posturale. La didattica frontale del corso di laurea in Medicina e in Scienze motorie prevede un’attività sia teorica sia pratica e, pertanto, ha necessità di poter disporre di spazi adeguati». La relazione puntualizza che «marginalmente, dopo le attività di didattica e di ricerca, lo spazio potrà essere utilizzato anche come Centro benessere-spa nell’ambito dei servizi alla persona con finalità strettamente connesse alle attività didattiche e universitarie». Il 15 febbraio 2011 l’arch. Moro firma l’autorizzazione a costruire.
Le perplessità sulla compatibilità di un Centro benessere con l’attività universitaria non sono tuttavia superate. Infatti il comunale Sportello unico per le attività produttive – in una lettera del 30 novembre 2012 – chiede allo Sportello per l’edilizia se «l’attività segnalata è compatibile e coerente rispetto agli impegni assunti in sede di rilascio del permesso di costruire emesso dal settore ambiente e territorio del comune di Pavia e di avere copia dei suddetti atti di impegno». Prova a dissipare i dubbi il dirigente ing. Francesco Grecchi, ovvero il sostituito di Moro al settore urbanistico, indagato per le note vicende di Punta Est. Grecchi risponde il 12 dicembre 2012: «in conclusione, le attività svolte dalla Vitruviospa srl [la società veicolo per la gestione del centro benessere] nel Centro polifunzionale, come previsto dall’art. 2 c°10 delle Nta, devono essere pertinenti e strettamente connesse all’attività universitaria». Insomma, utilizzando il verbo “devono” invece di “sono” Grecchi non chiarisce se il Centro benessere-spa è o meno «strettamente connesso all’attività Universitaria». Sopratutto non elimina i dubbi della funzionaria, che aveva chiesto al suo superiore per un parere chiaro e definitivo.
Il 4 gennaio 2013 la funzionaria allora scrive: «Sempre nella relazione tecnica suddetta è previsto che “marginalmente” dopo le attività di didattica e di ricerca, lo stesso spazio può essere utilizzato anche come centro benessere nell’ambito dei servizi alla persona con finalità strettamente connesse alla attività didattiche universitarie» e ancora: «al fine di dimostrare l’effettivo funzionamento della struttura secondo le condizioni previste dal Permesso di costruire citato, è necessario presentare allo scrivente SUAP idonea documentazione». Infine richiede a Università e a Vitruviospa (sempre di Pacchiarotti) lumi sugli «orari di utilizzo per le attività principali di didattica e di ricerca e quelle indicate come marginali di Centro benessere-spa». A questa domanda non risulta che l’Università abbia mai risposto, mentre Vitruvio ha offerto dati che, al solito, non paiono fugare i dubbi.
Rimangono dunque molti punti ancora da chiarire. Tra questi ne segnaliamo tre: perché l’Università nei fatti ha finanziato l’opera per poi farla gestire ad un privato? Quali sono i suoi rapporti con il costruttore? Le opere realizzate sono davvero a supporto dell’attività principale universitaria?
Ci aspettiamo che il nuovo Rettore chiarisca definitivamente i contorni di questa vicenda all’italiana.

* Consigliere comunale, lista civica Insieme per Pavia

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Una Risposta to “Campus Aquae, «una vicenda all’italiana»”

  1. Anonimo Says:

    la funzionaria poteva fare tranquillamente a meno di chiedere spiegazioni sugli «orari di utilizzo per le attività principali di didattica e di ricerca e quelle indicate come marginali di Centro benessere-spa». Sarebbe bastato leggere un volantino pubblicitario di quelli fatti stampare da Pacchiarotti per sapere che l’orario per le attività marginali si estende tutti i giorni dalle 10 alle 22.30.
    Si vede che per Pacchiarotti l’orario di utilizzo per le attività principali di didattica e di ricerca vanno dalle 22.30 alle 24.00.
    E poi cosa c’entra la Marchesotti, direttore dei lavori, con la relazione tecnica aggiornata?
    I maligni dicono che ha avuto l’incarico perchè sarebbe parente di un noto personaggio dell’università, anche lui attore in primo piano della storia della piscina.

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