Circo Mezzabarba

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Campus Aquae. L’informativa negata e i segreti di Pulcinella
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Continuano pavidamente a giocare a nascondino. Con questa lettera di Ivana Dello Iacono, il Comune di Pavia il 2 agosto scorso ha indebitamente negato ad alcuni consiglieri comunali il parere legale dello Studio Greco-Muscardini su due discussi permessi comunali a costruire rilasciati per Campus Aquae al Cravino.
Il Centro sportivo polivalente per studenti (inaugurato nel 2010 su terreni di proprietà dell’Ateneo e contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus) in realtà di studenti ne ha visti pochini, poiché l’83 per cento dei frequentatori non figura iscritto all’Università: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita dall’imprenditore Vittorio Pacchiarotti presso il notaio Trotta il 6 dicembre 2005, solo due settimane prima dell’assegnazione – sopra terreni che il Piano regolatore generale tuttora vigente riserva alle attività universitarie. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi statali, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo netto preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo. Ancora più perplessità solleva l’esclusivo Centro benessere “universitario” gestito da Vitruviospa srl (sempre di Pacchiarotti), spacciato quale struttura fondamentale per le attività didattiche e di ricerca: l’autorizzazione comunale – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
La replica comunale ai consiglieri: «Si esprime il diniego per le seguenti motivazioni e considerazioni: il parere legale in questione è stato richiesto al professionista esterno al fine di acquisire ogni ulteriore elemento tecnico-giuridico, in aggiunta a quelli già in possesso degli uffici nell’esercizio della propria attività istruttoria, utili per tutelare gli interessi dell’Ente nell’ambito di una fattispecie caratterizzata da notevole complessità sia in fatto che in diritto, tenuto conto anche dei diversi soggetti coinvolti, della natura particolare dell’intervento (project financing) e soprattutto della concreta esposizione ad eventuali contenziosi correlati all’attività di controllo e o vigilanza avviata dall’Ente. Tale consulenza legale resta, pertanto, caratterizzata dalla riservatezza che mira a tutelare non solo l’opera intellettuale del legale ma anche la stessa posizione dell’amministrazione la quale, esercitando il proprio diritto di difesa, protetto costituzionalmente, deve pur fruire di una tutela non inferiore a quella di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento».
«Notevole complessità sia in fatto che in diritto»? (balle)
Tutela «dell’opera intellettuale», ovvero di un documento di pubblico interesse pagato dalla collettività? (minchiate) Strategie difensive? E che avrebbe mai fatto di male il Comune per vedersi già lì a tutelare, addirittura preventivamente, «la stessa posizione dell’amministrazione», e tanto da disporsi a esercitare «il proprio diritto di difesa»? Lo diremo, ma torniamo al singolare autogol comunale: «Il ricorso alla consulenza legale persegue quindi principalmente lo scopo di consentire all’amministrazione di articolare le proprie strategie difensive in ordine ad una lite che, pur non essendo ancora in atto, può considerarsi quanto meno potenziale considerando le attività e gli interessi coinvolti».
Insomma, poiché c’è del marcio in Mezzabarba, sembra dire la Dello Iacono, poiché il Comune non ha esercitato il dovuto controllo sulla corretta applicazione delle norme urbanistiche (e in Comune ne paiono consapevoli), allora lorsignori «presumono» che ne possa scaturire l’ennesimo casino. Lo presumono solamente, poiché una lite «pur non essendo ancora in atto, può considerarsi quanto meno potenziale». Dunque, cari consiglieri, a voi che agite nell’esclusivo interesse del Comune e della comunità, in nome del preventivo interesse del Comune e della comunità vi nego l’atto, non tanto perché sia in corso una indagine ma poiché – stando a quanto si legge nel “parere legale” (profumatamente pagato con il denaro di tutti) – l’intervento della Procura è da ritenere quanto meno possibile.
E poco importa a chi le leggi le improvvisa in house se il Testo unico Enti locali (Tuel) all’art. 43 comma 2 obbliga Comuni, Province e relative compartecipate a consegnare ai consiglieri «tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato». Poco importa poiché, secondo azzeccagarbugli, «alla luce del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa, il parere legale richiesto rientra negli atti coperti da segreto professionale e, comunque, non è collegato ad alcuna attività provvedimentale dell’ente essendo invece rivolto ad orientare quest’ultimo nella propria strategia più conveniente in relazione ad una lite potenziale». Firmato, dott.ssa Ivana Dello Iacono, che sfida i richiedenti ad appellarsi al Tar.
Tralasciando per il momento ogni altra istanza (si prefigura ben più che un ricorso al Tar!), messa così sembra che il Comune si chiami a correo, quasi un invito ai segugi della Procura a calamitarsi a colpo sicuro dalle parti del Cravino e di piazza Municipio, come Topogigio alla gruviera, il formaggio con i buchi. E di buchi qui se ne palesano in quantità. Ne riferisce il solerte consulente comunale prof. Guido Greco in quella sua Relazione, al solito “secretata”, al solito negata. Un segreto? non pare, tant’è che della “misteriosa” missiva anche noi ne siamo a parte.
Il documento – in due capitoli – prende anzitutto in esame il permesso a costruire del 23 marzo 2009, a firma dell’indagato dirigente Francesco Grecchi, per la «costruzione di impianti sportivi, aule didattiche e servizi alla persona in via Ferrata», sopra un terreno, di proprietà dell’Università, regolato da una scheda normativa “U1” (servizi per l’Università, ovvero «strutture destinate alla didattica, attrezzature sportive e ricreative, servizi alla persona in quanto strettamente connesse con le destinazioni principali»; su richiesta del comunale Sportello unico delle attività produttive lo stesso Grecchi in seguito preciserà che le attività del Centro polifunzionale «devono essere pertinenti e strettamente connesse all’attività universitaria»: altro boomerang poiché, vocabolario alla mano, devono essere è cosa ben diversa da sono). Dunque, l’impianto andava destinato a studenti o «al più» a loro accompagnatori (come puntualizza Greco, al più si può tollerare che lo studente si accompagni a famigliari e amici).  Al contrario, la popolazione natatoria studentesca stagna al 17 per cento dei frequentatori, e non per caso l’illustre consulente lamenta scorato la mancata vigilanza di Comune e Università sull’applicazione delle norme, ben chiare anche nella Convenzione tra Unisport di Pacchiarotti e Ateneo pavese. In particolare, occorre dirlo, è presa di mira l’Università.
Ancora più severo il giudizio del consulente comunale sul Centro benessere: secondo Greco, «sussistono forti dubbi sulla legittimità del permesso a costruire» rilasciato dal dirigente all’Urbanistica Angelo Moro nel febbraio 2011. Del resto, come pare evidente ai più, che un Centro benessere condotto da una estetista «abbia finalità in qualche modo riconducibili a quelle dello studio e della ricerca» è sostanzialmente una presa in giro. Nulla è infine suggerito su possibili escamotage volti anche qui a favorire temerarie sanatorie.
Questo è quanto, con buona pace di Pacchiarotti, del Comune, dell’Università e della signora Dello Iacono, insabbiatori di questo segreto di Pulcinella.

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Una Risposta to “Circo Mezzabarba”

  1. Anonimo Says:

    normale che ci sia qualcuno che ricorre a strani sofismi (tutela dell’opera intellettuale? E che significa?) per non rendere evidente l’ennesima porcheria. Se costoro non avessero coperto e appoggiato Moro, non avremmo assistito a tante iniziative giudiziarie. E’ l’ennesimo caso di amministrazione incapace di fare pulizia senza intervento della magistratura. Il motivo é evidente, Moro é espressione di questa amministrazione

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