Borgarello: no Tar, no party

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Il ricorso di Legambiente e Italia Nostra avverso al Centro commerciale di Borgarello è stato accolto dal Tar. È una grande notizia, poiché ora il megaprogetto dovrà essere fermato.

Invece di coltivare i campi, a Borgarello qualcuno ha coltivato l’idea di un mega-Centro commerciale dal nome altisonante di “Factoria” sopra un’area di ben 217.449 metri quadrati, a pochi passi dal corso d’acqua del Naviglio e dal Monumento della Certosa, in sostituzione dei campi. Un intendimento autolesionista, poiché in spregio al paesaggio e al pubblico interesse, alle regole e al buonsenso. Elusa in particolare la Valutazione di impatto ambientale (Via), obbligatoria. Lo puntualizzano Legambiente e Italia Nostra in due ricorsi, a cura degli avvocati Franco Maurici e Roberto Scola, al Presidente della Repubblica e al Tar, ricorso che ora il Tar ha accolto. Eccone un estratto:

«Il progetto prevede una strada extraurbana secondaria di interesse provinciale, che in prossimità del Cassinino in territorio di Pavia e in zona vincolata a Parco del Ticino, supera il Navigliaccio; in territorio di Borgarello insiste sulla fascia di 500 metri dalla sponda ovest del Navigliaccio; in prossimità di Borgarello supera questo corso d’acqua invadendo anche la fascia di 100 metri dalla sponda ovest del Navigliaccio, intangibile, tutelata dal Ptra dei Navigli. Il progetto di Centro commerciale in riferimento al tracciato della nuova strada, che ne costituisce parte integrante, in mancanza di preventiva Via è stato autorizzato in violazione, oltre che del punto 7 b 2 anche del punto 7 g 2 all. B alla L.R. 5/2010.
Sia la Conferenza di servizio sia il Commissario straordinario di Borgarello violano i punti 7 lett. B2 dell’allegato B alla L.R. 5/2010 in quanto, senza preventiva Via la prima dichiara ammissibile, e il secondo autorizza, un Centro commerciale dalla superficie di vendita superiore a 1.500 mq in un Comune con popolazione inferiore a 10.000 abitanti incluso in zona soggetta a vincoli paesaggistici; violano altresì l’art. 4 co. 5 L.R. 5/2010 in quanto consentono un intervento che interferisce senza preventiva Via sulla Rete ecologica regionale.
Il progetto in questione prevede un parcheggio di 1988 posti auto autorizzato senza preventiva Via; pertanto viola il punto 7 b 5 dell’allegato B della L.R. 2 febbraio 2010 n. 5.
Il progetto prevede una strada extraurbana secondaria di interesse provinciale, che in prossimità del Cassinino in territorio di Pavia e in zona vincolata a Parco del Ticino, supera il Navigliaccio; in territorio di Borgarello insiste sulla fascia di 500 metri dalla sponda ovest del Navigliaccio; in prossimità di Borgarello supera questo corso d’acqua invadendo anche la fascia di 100 metri dalla sponda ovest del Navigliaccio, intangibile, tutelata dal Ptra dei Navigli. Il progetto di Centro commerciale in riferimento al tracciato della nuova strada, che ne costituisce parte integrante, in mancanza di preventiva Via è stato autorizzato in violazione, oltre che del punto 7 b 2 anche del punto 7 g 2 all. B alla L.R. 5/2010».

Hanno provato a dipingerla come una indispensabile fonte per l’occupazione. È vero il contrario: secondo Confcommercio il nuovo ipermercato procurerebbe 279 nuovi posti di lavoro – malpagati e con un’ampia percentuale di contratti a tempo determinato e part-time – e per contro se ne perderebbero 573: saranno dunque ben 294 posti di lavoro perduti. E pietra tombale sui negozi della zona.
Ora il Tar ci ha dato ragione, tutto si fermerà e ne siamo felici. Non resta che attendere le Motivazioni. (G.G.)

Il testo integrale del ricorso, a cura degli avvocati Franco Maurici e Roberto Scola, accolto dal Tribunale amministrativo regionale [»leggi]

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2 Risposte to “Borgarello: no Tar, no party”

  1. Anonimo Says:

    Borgarello. Stop al Centro commerciale. L’imprenditore «Ma il verdetto non c’è ancora»

    Il Tar boccia il mega market esultano gli ambientalisti. Accolto il ricorso di Italia Nostra e Legambiente, sospesa l’autorizzazione Le associazioni: «Soddisfatte le nostre richieste di tutela del territorio»
     
    Franco Maurici: La decisione dei giudici basta a fermare l’iter e dà ragione a tutti coloro che si erano opposti al progetto.
    Daniele Bosone. Questo conferma i dubbi che l’ente ha sempre avuto e ora la Conferenza dei servizi sulla viabilità appare inutile

    «Se non c’è ancora la sentenza è difficile commentare, perché non sappiamo nemmeno che cosa il Tar avrebbe accolto. Nella peggiore delle ipotesi faremo ricorso al Consiglio di Stato». Si limita a poche parole Costantino Serughetti (nella foto), legale rappresentante della Progetto commerciale Srl, la società che ha presentato il progetto per il market. «I ricorsi si basavano soprattutto sull’assenza della Valutazione di impatto ambientale – dice Serughetti –, ma noi abbiamo sempre dichiarato che la faremo non appena presenteremo i progetti sulla viabilità. Sulla decisione del Tar non mi pronuncio fino a che non saprò che cosa è stato accolto». Il progetto viene presentato nel 1999 dall’allora Gsc Srl, che nel 2010 diventa Progetto commerciale. Il piano è accolto dal sindaco di allora, Donato Rovelli. da quel momento si succedono alla guida del Comune quattro sindaci e due commissari prefettizi (Michele Basilicata e Antonella Pagano). Un anno dopo, nel 2000, il progetto arriva ufficialmente anche in Provincia, dove l’11 luglio l’allora presidente Silvio Beretta sigla un protocollo d’intesa per la viabilità con il Comune di Certosa e Borgarello.

    Dopo 13 anni di bozze di progetto, conferenze di servizi in Regione e polemiche, arriva la decisione del Tar a segnare per sempre il destino del centro commerciale di Borgarello. Il giudici di Milano hanno infatti accolto il ricorso presentato da Legambiente e Italia Nostra, a cui erano stati riuniti i ricorsi del Comune di Pavia e di San Genesio. La decisione è stata presa nell’udienza di venerdì scorso e anche se le motivazioni non ci sono ancora è certo che la sentenza avrà ricadute importanti sul futuro del progetto. Il Tar, infatti, accogliendo l’istanza delle associazioni ambientaliste di fatto sospende l’autorizzazione commerciale al progetto e annulla gli atti delle Conferenze di servizi. «Noi avevamo chiesto l’annullamento di una serie di atti e verbali delle Conferenze di servizi, che riguardavano in particolare la viabilità e l’impatto ambientale del progetto sul nostro territorio – spiega l’avvocato Franco Maurici, che insieme a Roberto Scola si è occupato del ricorso –. Leggeremo le motivazioni, ma è chiaro che la decisione del tar basta a fermare tutto, perché c’è la sospensione dell’autorizzazione commerciale. In ogni ricorso c’erano motivi diversi, ma la decisione del Tar dà ragione a tutti coloro che si erano opposti al progetto». Il fronte dei ricorsi si apre il 25 marzo del 2011, per iniziativa del Comune di Pavia. Seguono, lo stesso anno, quello del Comune di San Genesio e delle associazioni ambientaliste. Nel 2012 il Tar riunisce i ricorsi e fissa l’udienza per il 2 maggio 2013 e poi per il 9 agosto. I ricorsi chiedono l’annullamento del piano, approvato nel 2010, perché giudicato inopportuno per l’eccessivo consumo di suolo e anche perché andrebbe a modificare l’ambiente e a mettere a rischio il valore del territorio, caratterizzato dalla presenza del parco del Ticino e della Certosa. A suscitare preoccupazione è soprattutto la viabilità, con la variante all’ex statale 35 che dovrebbe essere collegata alla lottizzazione commerciale. Ora è tutto di nuovo in discussione. «Questa sentenza di fatto ferma tutto – dice Renato Bertoglio, responsabile di Legambiente Pavia –. Nel caso di ricorso al Consiglio di Stato valuteremo cosa fare. Siamo molto soddisfatti, eravamo certi delle nostre ragioni e aspettiamo le motivazioni della sentenza per capire quali siano state quelle accolte dal Tar. Abbiamo sollevato molti dubbi sulla procedura seguita dalla regione nell’iter di approvazione e questa decisione potrebbe essere la pietra tombale sul centro commerciale». Esulta Italia Nostra, che attraverso Paolo Ferloni e il presidente del consiglio direttivo Achille Mortoni «esprime soddisfazione per la sentenza del Tar, che risponde a una sentita e radicata esigenza di tutela del territorio e del paesaggio agrario pavese. Speriamo che il progetto del centro commerciale sia sepolto una volta per tutte, a beneficio di Pavia e della sua Certosa. Da subito abbiamo valutato la gravità dei rischi e previsto i costi e l’insostenibilità dei danni che la grande operazione avrebbe inflitto a tutto il territorio pavese, non soltanto a Borgarello». Per il presidente della Provincia di Pavia, Daniele Bosone, «è una bella notizia, che conferma i dubbi che avevamo sull’iter ma anche sul progetto complessivo, visto che il centro commerciale è sempre stato per noi un impianto non coerente con le modalità di sviluppo che ci eravamo posti per quel territorio. La decisione del Tar ci interroga molto su come andare avanti. Se l’autorizzazione è annullata forse è inutile anche la Conferenza dei servizi sulla viabilità prevista per i primi di settembre».

    (Maria Fiore, “La Provincia Pavese”, 11 agosto 2013)

    * * *

    Le reazioni dei sindaci. Baronchelli: «Soddisfatta, ma il paese vive un paradosso»
     
    Tutti aspettano di conoscere le motivazioni della sentenza emessa dal Tar, ma di certo il parere dei giudici divide gli amministratori. Tradisce soddisfazione Laura Baronchelli, vicesindaco di Borgarello che, seppur cauta, ammette che «politicamente è un punto importante segnato dall’amministrazione Lamberti, contraria al centro commerciale». «Avevamo ribadito anche in campagna elettorale che avremmo adottato ogni possibile percorso, corretto e legittimo, per frenare il centro commerciale – sottolinea Baronchelli – e ora un grande aiuto arriva dal Tar». Resta il fatto, fa sapere il vicesindaco, che «il Comune si trova in una situazione grottesca». «L’ente, con il commissario Basilicata, si era infatti costituito contro i ricorsi al Tar e ora la nostra amministrazione si trova a gestire questo paradosso – spiega Baronchelli –. Di certo abbiamo accolto con gioia la sentenza che pone un freno all’iter dell’intervento commerciale». Soddisfatto anche Cristiano Migliavacca, sindaco di San Genesio, Comune che aveva fatto ricorso contro il megacentro. «La nostra battaglia riguardava la salvaguardia del territorio e la tutela dei negozi di vicinato – spiega Migliavacca – e siamo felici che il Tar ci abbia dato ragione». Ed Elisabetta Masnata, legale di Pavia e San Genesio, ricorda che «era stata chiesta l’impugnazione dell’esito della conferenza dei servizi e dell’autorizzazione commerciale». La decisione del Tar lascia invece perplessi gli amministratori di Certosa. L’assessore al territorio Giorgio Brazzo ammette che «vi è un certo dispiacere per la sentenza. Sono favorevole all’insediamento – precisa –. La tangenziale era fondamentale per sgravare il nostro paese da un traffico ormai insostenibile». Il vicesindaco di Giussago, Maurizio Persuati, ricorda che il Comune non «è mai stato favorevole a tutti i costi. Però, qualora il centro commerciale si fosse realizzato – spiega – era nostro dovere porre determinate condizioni sulla viabilità».

    (Stefania Prato, “La Provincia Pavese”, 11 agosto 2013)

  2. klement Says:

    Buonsenso sarà in questo caso difendere il naviglio pavese, ma assolutamente non riesumare la cerchia interna di Milano per farne una città d’acqua, un mito altrettanto fumoso che la Roma imperiale di Mussolini

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