Le case del popolo

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di MovimentoPavia PuntoOrg

Assemblea generale di occupanti, inquilini morosi, sfrattati e senza casa martedì 10 settembre alle ore 21 presso la sede del sindacato di base, viale Indipendenza 42 (di fronte all’Asl)

A Pavia si stanno moltiplicando i casi in cui famiglie sotto sfratto o sfrattate per morosità ricorrono all’occupazione di abitazioni di edilizia residenziale pubblica sfitte per non dover dormire in mezzo a una strada. Si tratta di famiglie duramente colpite dalla crisi economica che, a causa di un reddito ridotto all’osso, non sono più in grado di pagare quegli affitti salatissimi che per anni hanno puntualmente sborsato ai loro padroni di casa. I padroni di casa (guarda il caso!) a Pavia spessissimo sono quegli speculatori e palazzinari che recentemente hanno fatto valere il proprio peso politico opponendosi alla moratoria sugli sfratti e ottenendo la complicità di sindaco e prefetto.
L’occupazione non è una scelta semplice, ma l’unica praticabile alternativa alla miseria che i servizi sociali comunali propongono a chi si trova a vivere l’emergenza abitativa. Nonostante un patrimonio di centinaia di case popolari sfitte (tra Comune e Aler), l’assessore Assanelli e i suoi soci continuano imperterriti a proporre sempre le stesse non-soluzioni: il miraggio di un alloggio popolare, forse, tra anni, e nel frattempo solo posti letto in dormitorio, in centri di assistenza alla vita, in strutture comunali di accoglienza transitoria per le quali, ormai, ci sono infinite liste di attesa. In sostanza solo promesse, illusioni, temporeggiamenti. Inoltre, le soluzioni che i servizi sociali prospettano ai senza casa sono subordinate a comportamenti considerati da loro compatibili, ovvero remissivi e passivi: oh sfrattati, contenete la vostra disperazione! Oh sfrattati indemoniati, accettate passivamente la vostra condizione e avrete qualche briciola caduta dal tavolo, come i famosi cagnolini del Vangelo secondo Marco (7, 24-30)! Oh sfrattati, aspettate una casa tre, quattro o cinque anni, pernottando al CAV o al dormitorio, mentre il resto della vostra famiglia dorme in un’altra struttura temporanea, e intanto osservate passeggiando per i quartieri le centinaia di case popolari vuote da chissà quanto tempo!
Per chi non si adegua e perde la mitezza del suddito c’è la repressione: denunce, minacce di sgomberi, di affidamento dei figli, di essere sbattuti in galera. Il trasformista assessore Assanelli accompagna, secondo una logica che al Sud forse definirebbero del chiagni e fotti, alle minacce scuse e pianti disperati, ma c’è chi, tuttavia, ha smesso di credere alle commoventi performance teatrali di Assanelli, le cui lacrime a comando non impressionano più: se non vuole o non è in grado di compiere la sua missione divina, che si ritiri in convento o a casa, lui che ce l’ha. Assanelli accusa le famiglie che occupano di farsi plagiare e strumentalizzare dall’Assemblea per il diritto alla casa, che «mette in testa certe idee», volendo disconoscere, al contempo, sia l’evidenza e la politicità dell’emergenza abitativa, che l’autonomia di giudizio e, in ultima analisi, la capacità di essere consapevoli della propria condizione di chi questa emergenza la vive e deve risolverla: il dono dell’intelligenza, evidentemente, secondo costui, non è appannaggio delle persone alle quali si rivolge, la qual cosa la dice lunga sulla considerazione nella quale il pio assessore tiene i suoi amministrati. Anche l’intelligenza è una cosa da ricchi, signor assessore?
In questi anni il Comune ha abbandonato a se stessi gli abitanti dei quartieri popolari e delle case a gestione comunale, dove un inquilino su tre non riesce a pagare l’affitto, ricevendo solleciti di morosità da Cattaneo; dove lavori di manutenzione vengono fatti pagare uno sproposito, se e quando vengono effettuati (vedi gli ascensori per inquilini con scarsa mobilità, installati e tuttora non funzionanti al Crosione); dove i servizi di pubblica utilità scarseggiano (vedi i quartieri Scala e Pelizza); dove appartamenti di nuovissima costruzione invece che venire assegnati a chi è in graduatoria e ne ha diritto vengono lasciati sfitti e in stato di abbandono per anni (vedi via Case Basse di San Vittore); dove per ottenere un trasferimento a un appartamento ERP adeguato al nucleo familiare occorrono vent’anni o più.
Mentre “dall’alto” si impongono politicamente nuove denunce ai militanti della rete antisfratto, ribadiamo la nostra vicinanza a tutte le famiglie che intraprendono percorsi di lotta per il diritto all’abitare, per il reddito e per la dignità. Assicuriamo che non verrà meno la nostra determinazione nel proseguire un cammino fatto di solidarietà, che dura da ormai oltre un anno. “Dal basso” lotteremo insieme a quelle numerose famiglie sotto sfratto o senza una casa che decideranno di prendersi ciò che spetta loro: le case popolari sono del popolo, non sono proprietà del sindaco né del commissario dell’Aler. Quelle sfitte sono centinaia, sufficienti a tamponare l’emergenza casa: prendiamole!

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