Altro che Seveso!

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Andrea Palladino intervista Carmine Schiavone

Il camorrista “pentito”: «Ho detto dove sono i rifiuti tossici, non bonificano perché costa troppo»

«Otto giorni è il tempo del dolore e della meraviglia. Per questo facevamo passare una settimana fra un omicidio e l’altro». Così Carmine Schiavone, ex boss dei casalesi e collaboratore di giustizia dal 1993. Ma se lo scalpore per certe notizie ha vita breve, al contrario i danni ambientali dello sversamento di rifiuti tossici nelle cave della Campania hanno una durata lunghissima. Fino a quando non vengono rimossi. E qui casca l’asino. «Io certe cose, come i luoghi esatti dove è interrata l’immondizia più pericolosa, le ho dette nel 1997 durante le audizioni in commissione Ecomafie – racconta Schiavone – Sapete cosa mi dissero? Che era impossibile bonificare perché servivano troppi soldi». A distanza di quasi vent’anni, quelle parole oggi sono ancora coperte dal segreto, mentre milioni di persone rischiano di ammalarsi gravemente. Secondo l’ex capoclan, nelle terre dell’agro di Caserta sarebbero finite anche «cassette di piombo con materiale nucleare», arrivate dal nord Europa. «Andammo a fare un sopralluogo a Casale – ricorda – Siamo dovuti scappare via per il livello di radioattività». (da ilfattoquotidiano.it)

Scrive Roberto Saviano alle pagine 312 e 313 di Gomorra: «Dalla fine degli anni Novanta diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono finite a Santa Maria Capua Vetere. Dal nord i rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa venivano spediti in Campania. Le Procure di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere hanno scoperto nel gennaio 2003 che in quaranta giorni oltre seimilacinquecento tonnellate di rifiuti dalla Lombardia sono giunte a Trentola Ducenta, vicino a Caserta».
Pavia? Sembra un riferimento all’inceneritore di Parona, e infatti il sub-commissario ai rifiuti in Campania Giulio Facchi il
business lo ha raccontato così: «In Campania arrivano rifiuti da altre regioni. Da Milano e ad esempio da Castelfranco in provincia di Pisa. Lo abbiamo accertato direttamente sul posto, a Trentola Ducenta, nell’azienda Rfg, ma abbiamo informazioni di analoghe situazioni anche in provincia di Napoli, a Giugliano e anche nell’Agro nocerino sarnese […]. Bisogna partire un po’ più da lontano […]. Parliamo innanzitutto del Fos, della Frazione organica stabilizzata dei rifiuti trattati dagli impianti. Dovrebbe essere utilizzato come combustibile dai termovalorizzatori, ma c’è un altro impiego al momento redditizio. Viene utilizzato ad esempio per la copertura delle discariche e per il ripristino dei terreni delle cave. Ebbene, ci sono molte aziende campane (106 quelle che hanno già avanzato istanza) che hanno immediatamente capito l’affare, e grazie all’assenza di controlli efficaci e alle maglie larghe delle norme che regolano le autorizzazioni, riescono a conquistare questo nuovo e redditizio mercato, nel quale si riesce anche a far passare rifiuti speciali e nocivi per terriccio inerme, e a far risparmiare ad esempio un bel po’ di denaro alle aziende del nord che mandano giù in Campania rifiuti sulla carta stabilizzati, ma di cui poi non vi è traccia, ad esempio, al capolinea di Trentola Ducenta».
A Trentola finivano circa 200 tonnellate di rifiuti al giorno provenienti dal Consorzio Milano Pulita (Amsa), dalla Lomellina Energia di Parona (Pavia) e dalla Waste Recycling di Castelfranco (Pisa). Da Parona partivano camion diretti in Campania. Quali erano le ditte di autotrasporto? I documenti al seguito erano veritieri? Chi ha fatto da intermediario?
Il termovalorizzatore di Parona è gestito da Lomellina Energia Srl, società in compartecipazione al 20 per cento con la municipalizzata Asm Isa di Vigevano e all’80 per cento con Mf Waste (in proprietà al 51 per cento della municipalizzata bresciana Cogeme e al 49 per cento della Foster Wheeler). La Foster Wheeler ha realizzato il progetto, previsto a suo tempo per Napoli. I gestori incassano ogni anno 36 milioni di euro. Cogeme ha conferito questo impianto a Linea Group Holding, il Gruppo di cui fa parte anche l’Asm di Pavia. Tra partecipazioni e incroci societari, l’Asm di Pavia detiene il controllo su circa il 34 per cento degli impianti di Parona, paese in cui il livello della diossina è ormai al limite, se non oltre.
(da Giovanni Giovannetti, Sprofondo nord, Effigie 2011, pp. 5-7)

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Una Risposta to “Altro che Seveso!”

  1. ggiovannetti Says:

    Casal di Principe, “iniziare subito scavi per trovare rifiuti tossici indicati da boss”

    di Andrea Palladino (“Il Fatto Quotidiano”, 1° settembre 2013)

    Dopo l’intervista di Carmine Schiavone al ilfattoquotidiano.it, cittadini e comitati si sono ritrovati nel punto indicato dal collaboratore di giustizia come uno degli sversatoi di bidoni tossici. Il parroco della Terra dei fuochi lancia l’idea: “Non aspettiamo lo Stato, tiriamo fuori dal terreno queste schifezze assassine”

    Sono bastate poche ore perché il tam tam in rete raccogliesse un centinaio di persone davanti al campo sportivo – da anni abbandonato – di Casal di Principe. Cittadini comuni, qualche comitato, madri preoccupate dalle parole di Carmine Schiavone pronunciate nell’intervista rilasciata a ilfattoquotidiano.it. E’ questo il luogo che ha indicato come uno degli sversatoi di rifiuti tossici, oggi divenuto simbolo delle denunce a volto aperto arrivate dall’ex boss Schiavone. “Non lo faccio per me ma per i miei figli, che almeno loro abbiano un minimo di speranza”, racconta una madre arrivata dai paesi vicini. L’appuntamento di oggi – nato spontaneamente – è andato avanti per l’intera mattinata, tenendo lontani i politici.
    Sabato 31 agosto, pochi minuti dopo la pubblicazione dell’intervista de ilfattoquotidiano.it a Carmine Schiavone, don Maurizio Patriciello – parroco di Caivano, al centro della terra dei fuochi – ha lanciato l’idea di iniziare subito gli scavi senza aspettare lo Stato: “Facciamo tutti una colletta – ha scritto in un post su Facebook ieri il sacerdote campano – lasciamo da parte lo Stato, almeno per adesso. Lo chiameremo in causa dopo. Quando i bidoni tossici saranno stati tirati su. Quando le telecamere di tutto il mondo saranno puntate su queste schifezze assassine. Il campo sportivo di Casal di Principe diventa oggi icona dello scempio”.
    Dopo l’appello i semplici cittadini di Casal di Principe e di San Cipriano d’Aversa, le associazioni e i comitati si sono mobilitati: “Vediamoci tutti domenica mattina primo settembre alle 10 davanti al campo sportivo” è il messaggio lanciato sui social network. Una mobilitazione spontanea e immediata. Quello che pesa è il lungo, interminabile, insopportabile mutismo dello Stato. Come Carmine Schiavone ha raccontato nelle sue interviste di questi giorni, è dal 1993 che tutti sanno quello che è avvenuto – e in parte ancora avviene – nelle terre dell’agro aversano, contaminate dai rifiuti tossici. Nel 1997 – ha ricordato l’ex boss di Casal di Principe, cugino di Sandokan – i dettagli degli sversamenti furono consegnati anche alla commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti. Atti ancora oggi secretati, chiusi negli archivi del parlamento.
    Da anni i comitati campani chiedono le bonifiche delle zone contaminate, senza ottenere una risposta concreta. I siti e le discariche che stanno avvelenando le falde acquifere – noti ormai da tempo – sono ancora lì, immobili, senza gli interventi necessari per mettere in sicurezza la salute della popolazione. Molte famiglie hanno avuto morti per tumori rari, dovuti alle tante sostanze che stanno raggiungendo le falde acquifere, utilizzate per l’irrigazione dei campi. Da tempo era sceso il silenzio sulla tragedia campana. Le parole di Carmine Schiavone, il suo volto che appare per la prima volta su SkyTg24 e su ilfattoquotidiano.it, hanno rafforzato le tante inchieste del passato. Ormai il re è nudo.

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