Moderati

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Chi sono? E chi e dove mai sarebbero gli “estremisti”?
di Paolo Ferloni

Nella primavera del 2013, dopo le ultime elezioni politiche e mentre si svolgevano elezioni amministrative diverse, si è assistito a un paio di eventi non comuni, in ambito politico. Arrivata poi l’estate, è maturato anche un evento abbastanza comune, in ambito giudiziario.
Prima si è vista, una bella mattina di aprile, la fulminea rielezione a Presidente della Repubblica del medesimo personaggio che per settimane se non mesi aveva dichiarato di non essere disponibile a ritornare su quella poltrona, ma che ha riscoperto improvvisamente, assieme a chi lo ha votato, di essere indispensabile al bene del Paese, oltre che al proprio. O comunque che il proprio ruolo di garante di compromessi, già ben collaudato col governo pseudotecnico di Monti, sarebbe servito a metter fuori gioco candidati alla Presidenza della Repubblica meno datati e più propensi ad agevolare operazioni di rinnovamento nei metodi di lavoro della classe politica.
Pochi giorni dopo, reinsediato il doppio Presidente, è stato formato il nuovo governo di Letta (nipote), che ha subito ottenuto la fiducia del Parlamento con un voto di cosiddette “larghe intese”, cioè dagli stessi che in campagna elettorale e fino a poco prima si erano detti pubblicamente avversari e incompatibili, cioè PD e PdL. Tutto ciò è servito a fingere di cambiare tutto, o qualcosa, senza cambiare nulla.
L’ evento estivo giudiziario – e non politico in sè – sopraggiunto in seguito è stata la condanna definitiva per frode fiscale del senatore Silvio Berlusconi da parte della Corte di Casssazione, condanna che segnerebbe secondo alcuni commentatori il tramonto del berlusconismo, come pietosamente osserva Galli della Loggia nel suo editoriale – piuttosto spento – sul “Corriere della Sera” di lunedì 26 agosto. A seguito di tale tramonto, egli si chiede preoccupato quale sarà la sorte dell’elettorato berlusconiano. Senza essersi accorto che questo alle ultime elezioni ha visto un crollo di oltre sei milioni di voti, Galli Della Loggia continua a considerarlo «una metà del Paese», perennemente certo che «Una società italiana moderata, un’Italia di centrodestra, esiste eccome».
Che l’Italia di centrodestra sia costituita da una società moderata pare tautologia o equazione insensata, vista la ossessiva smania di cementificazione, devastazione del territorio, condoni e conflitti d’interesse, ai quali con tenace estremismo mascherato da finto perbenismo si dedicano da decenni tutti coloro che a suo tempo, cioè dall’epoca democristiana, affossarono la legge urbanistica di Fiorentino Sullo per poter continuare a mettere “le mani sulla città”. Il benevolo editorialista rimarca però alcuni caratteri, forse tipici dell’era giolittiana e deamicisiana, per lui essenziali, quali «Un certo senso dello Stato e dell’interesse pubblico, l’idea della Nazione come vincolo di solidarietà e scudo necessario nell’arena internazionale, e poi l’orizzonte della compostezza, del saper leggere e scrivere, del giocare pulito, e sopra e prima di tutto la necessità di essere liberi in modo non distruttivo». Per poi chiedersi: «Illusioni? Anticaglie?» Ebbene sì, illusioni da Prima Repubblica. Illuso chi, con Galli della Loggia, ignora o trasacura altri caratteri di più incisivo rilievo nella Seconda Repubblica, dopo “Mani pulite”, quali ad esempio frodi fiscali su larga scala, corruzione, ossessione dell’arricchimento senza limiti, trasferimento di capitali e di imprese intere all’estero, tv spazzatura e divertimenti da sultano, diffusione di giochi d’azzardo, riciclo di denaro sporco. Attegggiamenti moderati? Ma non sgraditi a qualche elettore del Pdl. Per non parlare della menzogna sistematica e del darsi la patente di “innocente” come il senatore B. fece nel comizio abusivo del 4 agosto scorso a Roma, con uno stile che definire “moderato” pare surreale.
Il che invero contrasta col singolare titolo La solitudine dei moderati memore del britannico racconto su La solitudine del maratoneta dello scrittore Alan Sillitoe di oltre cinquant’anni fa: i “moderati” di Galli della Loggia sarebbero onesti ribelli in una società industriale oppressiva? Alla provocazione di questo editoriale, che nell’ ultima riga lo chiamava in causa, non si è sottratto Giuseppe (Pippo) Civati, che su “il manifesto” ribatte ironico con la solitudine di Galli della Loggia, chiamando sè stesso “moderato”. E chi ne dubitava?
Nella risposta Civati traccia in breve il suo programma: quello della «mia sinistra, che ora non c’è (perché lo spazio è occupato da chi fa cose diverse da quello che dovrebbe), si rivolge ai moderati e a quelli che non lo sono (o che non si manifestano come tali) con poche e comprensibili proposte». Che sono cinque:
1. si riducono le tasse sul lavoro e non quelle sul patrimonio;
2. riformare la legge elettorale … col ritorno al Mattarellum;
3. si introducono le norme di sano liberalismo (non di finto liberalismo, specialità italica) che possono restituire competitività al Paese;
4. siccome la moderazione è una cosa squisita ma un’intera generazione non ne comprende il significato, si procede a dare a tutti i lavoratori un contratto unico e si provvede a un reddito minimo per chi moderatamente cerca un lavoro;
5. riconoscimento pieno del diritto di cittadinanza per gli omosessuali e una nuova stagione di cultura per i diritti di tutte e tutti.
Quel che non è comprensibile, è cosa si possa trovare di estremo o di estremista nei cinque punti di Civati e nella sua garbata ironia. Più moderato di così!
Chi poi legge “Democrazia e legalità” si sarà accorto in particolare che il 4° punto di Pippo Civati riprende tale quale una delle tre proposte di legge di inziativa popolare, quella sul “salario minimo garantito” o “salario di cittadinanza” avanzata qui nel settembre 2012. Se il Pd e il governo la facessero propria, non ne saremmo che felici.
E infine, da qualche parte esistono ancora degli estremisti? Dove dunque sono finiti? Nelle patrie galere? Nelle sempre più pure e ristrette schiere dei cosiddetti extraparlamentari di un tempo? Si potrebbe istituire un concorso con un premio letterario o fotografico per chi riesca a ritrovare magari qualche estremista superstite? O forse andar lontano a cercarli, in Islanda, dove non mancano vulcani e terremoti, anche finanziari, referendari e politici?
E i moderati? Che cosa mai vorranno e in quali remoti luoghi d’Italia si aggirano? Non è che lo siamo anche noi tra molti altri, a nostra insaputa, malati d’ingenua passione per la legalità?

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