Tra Scilla e Accorinti

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Federico Mello intervista Renato Accorinti, sindaco di Messina *

«A Messina arriveranno pullman di sociologi per capire quello che stiamo facendo». È un fiume in piena Renato Accorinti. 59 anni, anarchico, attivista anti-mafia e anti-ponte, neo sindaco senza cellulare e senza blog (anche se la sua candidatura è nata sui social network – in campagna elettorale lui si era detto «contento dell’appoggio della Rete» anche se «non ho capito bene cosa sia questo Facebook»).
Il nuovo primo cittadino di Messina – con il 53 per cento dei voti al secondo turno – è un personaggio del tutto atipico nel panorama politico italiano, addirittura marziano nell’isola dei pupi. Grillino prima di Grillo, ora in rotta contro il comico («troppo rigido»), insegnante di educazione fisica – ha annunciato che rinuncerà allo stipendio da sindaco – a lui adesso l’arduo compito di cambiare una città di 250mila abitanti nella quale criminalità organizzata, massoneria, baroni, sistemi di potere, l’hanno fatta sempre da padrone.

Sindaco, il suo primo atto è stato quello di “aprire” il Comune.

Certo: c’era una vetrata che impediva il libero ingresso in municipio. Per entrare in quella che dovrebbe essere la casa di ogni cittadino, bisognava consegnare una carta di identità, riempire un modulo, spiegare dove si voleva andare: era diventato un nuovo muro di Berlino.

Si è presentato in Comune a bordo di una bicicletta, con indosso una maglietta “No Ponte” e a piedi scalzi. Perché?

Ho voluto dare un segnale di semplicità, la nostra amministrazione sarà così, com’è stata la mia vita. Sono una persona semplice, mi sono battuto sempre per i diritti di tutti e voglio rimanere con i piedi per terra. Un po’ di umiltà non fa male a nessuno.

Dicono che lei è un “puro”

Non posso essere io a definirmi in questo senso. In questi quarant’anni, di certo, ho dedicato la mia vita alle lotte sociali. Non ho mai avuto tessere di partito, però, né di associazioni, né di sindacato, sono stato come un semplice cittadino. Già questa è una grande cosa: il centro della collettività è il cittadino, non il “primo cittadino”.

Questi temi, sui quali lei spinge da decenni, sono stati portati alla ribalta da Grillo. È vero che il Movimento 5 Stelle – che con il suo candidato non ha raccolto neanche il 3 per cento dei voti – voleva candidarla?

Sette-otto mesi fa ero stato contattato dai meet-up locali che mi avevano chiesto di candidarmi. Con loro avevo fatto alcune iniziative e avevo risposto: lo farò solo con una mia lista civica, l’appartenenza mi sta stretta. Ho chiesto loro di appoggiarmi ed erano d’accordo.

E poi?

Poi Grillo, per i regolamenti interni, che sono molto severi, ha bloccato tutto. L’accordo è saltato e sono andato per la mia strada.

Cosa pensa di Grillo e dell’operato dei cinque stelle in parlamento?

È chiaro che il movimento di Grillo è stato una novità nel panorama nazionale e ha avuto un impatto molto forte: ha creato enorme entusiasmo. Eppure la sua rigidità eccessiva e tutte le epurazioni portate avanti, non mi piacciono per niente, non le condivido.

Grillo che avrebbe dovuto fare?

La gente si aspettava cose concrete. Doveva fare un accordo con il pd su pochi punti, a cominciare dalla legge elettorale, questo gli avevano chiesto gli elettori. Non a caso dopo è cominciato il crollo dei consensi.

A Messina il giorno dopo la sue elezioni è piovuta una pioggia di avvisi di garanzia su Francantonio Genovese, alcuni suoi parenti e collaboratori – l’accusa è per associazione a delinquere, peculato e truffa in merito a dei fondi per la formazione professionale. Genovese, ora deputato, già sindaco di Messina e segretario regionale del Pd, è uno degli uomini più potenti di Sicilia ed era il maggiore sponsor del suo avversario, Felice Calabrò, del Pd.

Diciamo che questa bella sorpresa della nostra vittoria è un caso nazionale: a mani nude abbiamo sconfitto le portaerei con le testate nucleari. Queste è una delle città più controllate d’Italia. C’è la mafia, la ‘ndrangheta, la massoneria, il traffico internazionale di armi, la mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, una delle più potenti della Sicilia. E poi il sistema di potere svelato anche da una puntata di Report.

Genovese?

Conosciamo bene il “sistema Genovese”, un sistema di potere molto forte che dà poco spazio a tutti; lui è anche un imprenditore con affari da tutte le parti. Ci aspettavamo queste indagini, sapevamo come stavano le cose. La cosa strana piuttosto è, come al solito, che questi avvisi di garanzia arrivano dopo le elezioni.

Anche i 5Stelle avevano promesso “il cambiamento”. Ma a Parma, e a livello nazionale, la sfida appare più ardua di quanto non fosse in campagna elettorale. Lei quale arma in più pensa di avere?

Qua arriveranno pullman di sociologi per cercare di capire quello che stiamo facendo: siamo un laboratorio unico in Italia. Abbiamo vinto in bicicletta contro la Ferrari, ma il salto di qualità lo sa qual è? Non sono io e gli otto assessori, ma il cambiamento dal basso. Puntiamo ad una evoluzione: la vera politica è il bene comune e non a caso abbiamo promesso un assessorato alla co-gestione dei beni comuni. Ma chiediamo ai cittadini la partecipazione vera, di passare dalla delega alla partecipazione.

Per esempio?

Continuiamo a riunirci con tutti, con i giovani, moltissimi, che vogliono continuare questo percorso. Faremo la pulizia delle spiagge, ci penserà il Comune ma insieme ai cittadini: ce lo chiedono loro, per strada mi fermano migliaia non solo per la gioia di aver sconfitto i poteri forti ma perché dicono: se non partecipiamo tutto muore.

Lei è un insegnante di educazione fisica, ed ha sempre promosso lo sport come strumento di riscatto nelle periferie. Pensa di continuare anche da sindaco?

Assolutamente sì. L’investimento sulla cultura e sul piano educativo sono gli strumenti più potenti che a disposizione dell’essere umano per cambiare veramente tutto. Gesualdo Bufalino, grande scrittore siciliano, quando gli chiedevano come si può sconfiggere la mafia diceva: con un esercito di maestri elementari. Il cambiamento parte dalla cultura, solo così si può trasformare questo enorme condominio che è la città di Messina, in una comunità.

Sergio Rizzo, in merito alla sua vittoria, ha scritto sul Corriere della Sera: “Siamo riusciti a diventare il Paese del No, ed è davvero triste”. Cosa risponde?

Rizzo non mi conosce, prima di parlare dovrebbe venire a farsi una chiacchierata con me. I no sono molto dignitosi nella vita, e spesso sono educativi anche quelli che danno i genitori, se sono motivati.

Viva i “no” quindi?

Per niente. Sono il primo a dirlo: la protesta fine a se stessa è sterile e inutile. A un “no” io antepongo mille “sì”. Rizzo dovrebbe informarsi, non dovrebbe guardare una maglietta e pensare che siamo tutti uguali. Deve parlare con me, con Renato, e gli spiegherò che ho vissuto una vita di proposte. Anche adesso: le biblioteche, gli impianti sportivi di base.

La sua vittoria è anche la vittoria di una generazione, quella del Sessantotto che ha continuato a credere che era possibile cambiare le cose?

La mia è la vittoria di quelli che hanno preso calci in faccia per una vita, che hanno creduto in se stessi, nei valori, nell’utopia. Oggi che finalmente è stata vinta una battaglia culturale epocale, ne siamo contenti. Ma non abbiamo vinto contro qualcuno, abbiamo vinto per il cambiamento.

* L’Huffington Post

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Una Risposta to “Tra Scilla e Accorinti”

  1. Mattia Says:

    Vedremo quanto la politica messinese e siciliana farà durare il laboratorio di Accorinti. C’è da temere una marea di soggetti e soggettoni, e poi farà invidia a PD e 5 Stelle. Lo stesso Crocetta è in difficoltà con la sua lista indipendente “Il Megafono”.
    Sempre ammesso che non intervengano quei fenomeni extra-politici (neanche troppo extra) che i peloritani conoscono bene.

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