Sana e robusta Costituzione 4

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Costituzione italiana, art. 34: «La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita».

A Pavia nel 2007 un sindaco donna e di sinistra (e non della Lega nord), di professione dirigente scolastico e futuro membro della Commissione etica del Partito democratico (e non del Ku Klux Klan) ha impedito l’accesso alla scuola a decine di bambini Rom precariamente dimorati all’ex Snia poiché sarebbe stato «un incentivo per le famiglie a radicarsi sul territorio», disdegnando così la Costituzione, i diritti universali dei minori nonché il buon senso. E ancora, parlando di sé in terza persona: «Fosse per il sindaco di Pavia, i Rom li avrebbe messi sopra un treno e mandati via». Anche per questo sindaco un popolo di troppo si stava aggirando per l’Europa. Anche a sinistra c’è stato chi sconsideratamente ha alluso a «deportazioni» finali per gli “scarti umani”, radicando in questi immigrati la convinzione che la crescita sociale da noi si ottiene solamente con la pratica dell’arbitrio e della violenza. Il sindaco Capitelli di centrosinistra era sostenuto politicamente da buona parte della sua stessa maggioranza: dal vicesindaco Ettore Filippi («I Rom non esistono») all’assessore ai Servizi sociali Francesco Brendolise («L’esperienza dimostra che prima delle ruspe spariscono tutti»). E tra loro Fabio Castagna. Diventato capogruppo, nel 2013 – sei anni dopo (e non sei giorni dopo) – tornando sull’emergenza all’ex Snia il consigliere del Partito democratico così scrive: «lo rifarei», e prosegue: «faccio presente che nel quartiere di Pavia est ci siamo dovuti pure sorbire una manifestazione di Forza Nuova che stava facendo proseliti tra cittadini». Per contrastare il presunto espansionismo di Forza Nuova nel quartiere hanno così pensato di emularli, rivendicando – e sdoganando – “da sinistra” il razzismo e la xenofobia. Come era prevedibile, quelli di Forza Nuova hanno inoltrato le loro congratulazioni, poiché i Democratici di sinistra «finalmente hanno preso le nostre posizioni» (agosto 2007).

Costituzione italiana, art. 27: «La responsabilità penale è personale».

Nell’ottobre 2007, quando Walter Veltroni era sindaco di Roma, un sondaggio riservato poneva Gianfranco Fini al primo posto davanti al futuro leader del Partito democratico nelle preferenze elettorali dei romani. È in quel clima che matura la prima versione razzista e anticostituzionale del decreto legge anti-Rom del Governo Prodi (1° novembre 2007), preteso da Veltroni subito dopo che Giovanna Reggiani era stata uccisa da Romulus Mailat, giovane rumeno di etnia Rom. Il sindaco di Roma si era persino spinto a definire i rumeni (tutti i rumeni) «una tipologia che ha per caratteristica la criminalità», provocando la risentita protesta di Bucarest, presto emulato dal sindaco di Montalto di Castro e collega di partito Salvatore Carai: «Dalle nostre parti – sostenne Carai – le uniche bestie sono gli immigrati rumeni. Loro sì che lo stupro l’hanno nel sangue». Violenze e stupri riconducibili ad una etnia colpevole in quanto tale? E dire che nel 20,2 per cento delle violenze denunciate – il 43 per cento se dalla denuncia si passa alla “semplice” segnalazione – lo stupratore è l’italianissimo marito della vittima; nel 23,8 per cento il colpevole è un amico; nel 17,4 per cento è il fidanzato; nel 12,3 per cento è un conoscente. Soltanto nel 3,5 per cento dei casi il colpevole è un estraneo, italiano o straniero che sia. Insomma, come ha rilevato il magistrato Guido Papalia, «oramai uccide più la famiglia che la mafia». Nel Paese, e non solo a Pavia, il neonato Partito democratico è sembrato così candidarsi a concorrente della Lega quale partito xenofobo di massa, che trasforma i poveracci nella valvola di sfogo «delle nostre inquietudini, della nostra insicurezza, dl nostro disagio verso i problemi autentici».

La Costituzione va difesa praticandola, e non solo con letture alla moda nelle piazze.

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