Immigrazione low-cost?

by

di Luis Alberto Orellana *

Al di là di come la raccontano, buona percentuale dell’immigrazione straniera dai Paesi extraeuropei non raggiunge l’Italia con “carrette del mare” ma in aereo e trimestrale visto turistico. Non a tutti è possibile, non in tutti i Paesi il visto è accessibile, come di seguito ben riflette il senatore Luis Alberto Orellana.

Stiamo assistendo a un dibattito pubblico sul tema della immigrazione degli stranieri in Italia. Tanti arrivano in maniera legale (visti di studio, cittadini della Unione Europea, visti di lavoro stagionale, etc.) ma tanti in modo illegale. Una parte di questi (non tutti) arrivano in una maniera che mette a rischio la loro stessa vita. Ne sono probabilmente consapevoli ma la disperazione è talmente forte che si affidano a scafisti senza scrupoli pur di sbarcare nella “fortezza Europa”.
Stiamo parlando di persone che, per la guerra in corso nel loro Paese, decidono di rischiare la vita facendo migliaia di chilometri attraversando il Sahara, arrivando sulle coste libiche e poi tentando l’attraversamento del Mediterraneo con le carrette del mare. Un viaggio della disperazione che può durare mesi se non anni e durante sono soggetti a vessazioni e rischi di vario genere. Un gran numero muoiono prima di arrivare in Libia purtroppo.
Abbiamo però ora chi ha trovato la soluzione per evitare tutto ciò!
Basta chiedere un visto turistico per l’Italia, prendere un volo low-cost et voilà ecco l’Italia, l’Europa e la salvezza, semplice, no?
Monia Benini infatti ci ricorda le condizioni economiche per ottenere un visto turistico. In pratica una cifra una tantum e una cifra per ogni giorno di soggiorno che per 90 giorni in Italia lei valuta inferiore a quanto le risulta chiedono gli scafisti per attraversare il Mediterraneo dalle coste libiche all’Italia. Tutto vero però (c’è un però) dimentica volutamente le difficoltà oggettive per ottenere un visto da parte di chi si imbarca in questa rischiosissima avventura che è tentare di arrivare in Italia. Mi riferisco ad esempio alla Somalia da cui provengono molti dei disperati che si imbarcano dalle coste libiche. Oppure agli eritrei, agli etiopi, ai sudanesi e a tutti gli africani dell’Africa sub-sahariana.
Soffermiamoci però al caso della Somalia. In Somalia non esiste una rappresentanza diplomatica o consolare italiana. La richiesta di visto turistico per trascorrere 90 giorni da turista in Italia (esempio riportato dalla Benini) va fatta a Nairobi, in Kenya. Occorre poi produrre una serie di documenti per ottenere il visto fra cui un passaporto valido del proprio stato di origine. Compito non facile vista la situazione di quasi anarchia in cui si trova la Somalia. Qui termina la “soluzione Benini”. Impraticabile.
Ipotizziamo comunque siano superate queste difficoltà e sia fatta la domanda in ambasciata a Nairobi. La emissione del visto con provvedimento discrezionale dell’autorità italiana, richiede, per legge, fra 15 e 60 giorni. Occorre quindi soggiornare per questo periodo in Kenya (come? illegalmente?) in attesa del visto per l’Italia (spese? sicuramente). Finalmente con il visto nelle proprie mani occorre comprare un biglietto aereo andata e ritorno da Nairobi a Roma. Non ci sono voli low-cost su questa tratta come semplicisticamente ipotizzato dalla Benini quindi il volo di linea ha costi ben maggiori. Una volta in Italia si potrà finalmente fare la domanda per lo status di rifugiato o di beneficiario di protezione internazionale.
Insomma mi sembra ridicolo ipotizzare soluzioni impraticabili per sostenere tesi che sottendono solo a giustificare il disinteresse che noi europei mostriamo alla sofferenza altrui.
Invece pragmaticamente bisogna capire che il reato di clandestinità, come esiste attualmente in Italia, è del tutto inefficace (non prevede l’arresto come sostiene la Benini ma solo la sanzione pecuniaria, mai pagata da alcun immigrato) e produce solo del lavoro inutile per le varie procure costrette a istruire processi inutili. A dir la verità questi processi non sono del tutto inutili perchè producono condanne che potranno avere successive conseguenze. Ad esempio, impossibilità in futuro di entrare legalmente in Italia o portare a misure detentive nel caso di reati di minore entità ma aggravati dalla precedente condanna del reato di clandestinità. In questo senso l’esistenza di questo odioso reato può influenzare negativamente il sovraffollamento delle carceri.

* Senatore, Movimento Cinquestelle

Annunci

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: