Asm, che storia!

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da Pavia, Walter Veltri*

L’Asm ha una storia ultracentenaria. È stata costituita nel 1903 per gestire il trasporto pubblico urbano, l’acquedotto civico e l’erogazione del gas per Pavia. La società è da sempre considerata un fiore all’occhiello della città: per la qualità dei servizi erogati e lavorarvi, era motivo di grande prestigio. La gestione era affidata ad un consiglio di amministrazione composto dal Presidente – che percepiva circa 1.000.000 di lire al mese (500 euro) – e da cinque consiglieri a gettone di presenza. Successivamente l’amministrazione comunale ha trasferito sia la raccolta e smaltimento dei rifiuti che la depurazione delle acque. Nei decenni il controllo della proprietà (Comune di Pavia) è stato sempre costante e le direttive impartite venivano eseguite puntualmente.
Con la trasformazione da Municipalizzata a Società per azioni, nonostante il comune possieda oltre il 95,7 per cento delle azioni, progressivamente il controllo è venuto meno e da anni esso è completamente assente, in violazione anche dello Statuto che riconduce in capo alla proprietà i poteri di indirizzo strategico e di direttiva gestionale. Dopo la trasformazione in Spa il trasporto urbano, l’erogazione del gas e il servizio idrico integrato sono stati trasferiti ad apposite società di cui Asm mantiene la comproprietà insieme ad altri Enti pubblici o privati (trasporto pubblico locale). Contestualmente, venivano affidati all’Asm anche la gestione del verde, dei parcheggi e del riscaldamento negli edifici di proprietà del comune.
Questo passaggio non ha prodotto i risultati sperati (una maggiore efficienza, più economicità della gestione, costi dei servizi più bassi e migliore qualità di essi). Anzi la situazione è peggiorata. Col passare del tempo Asm è diventata la corte dei miracoli di politici trombati, l’ufficio di collocamento per famigliari di consiglieri comunali e per gli amici degli amici, ed ha assunto la funzione di bancomat. L’Asm da società al servizio della città è passata al servizio del politico di turno. Sotto la presidenza Bosone (cosa c’entra un medico con una società che gestisce servizi) sono state costituite 15 società, quasi tutte inutili e con i bilanci in perdita.
Ma l’operazione che ha sollevato maggiori sospetti è stata l’acquisto nel 2004 delle due società Metano Pavese e Metano Pavese gas per 16.182.597 euro (era la valutazione del venditore, a fronte di una pubblica perizia di 11.866.500 euro). Oltre a queste spericolate iniziative, nel tempo peggiorava anche la qualità del servizio, che è continuata anche con la gestione di Albergati (altro medico, e Adavastro amministratore delegato).
Ma la cattiva gestione ha raggiunto l’apice con la gestione Chirichelli, presidente di un Cda composto da incompetenti ed in qualche caso da incapaci. Nonostante la professionalità degli addetti, la raccolta differenziata dei rifiuti continua ad essere un miraggio. Pavia ha la peggiore percentuale tra tutte le città capoluogo di provincia della Lombardia ed è di molto al di sotto della media regionale. I contenitori sono sempre stracolmi e la città ha raggiunto livelli di sporcizia mai visti in precedenza. Basta girare per le strade per rendersi conto del degrado. Inoltre per attivare un contatore dell’acqua occorrono centinaia di euro e mesi di attesa. Nonostante questo disastro, il Cda di Asm ha avuto l’impudenza di assegnarsi dei benefici forfettari pur non avendone il potere, e di riconoscere un premio per i risultati conseguiti dal 2010 al 2012 al Cda di Asm Lavori, società di proprietà di Asm. Nel triennio, l’utile di bilancio di questa controllata è stato di 75.000 euro, a fronte di premi per 105.000. Questi sarebbero i magnifici risultati raggiunti.
Fino ad oggi i principali servizi della città sono stati gestiti direttamente da Asm attraverso l’affidamento diretto, in house, nonostante i governi sia di centrosinistra che di centrodestra abbiano tentato, più volte, di privatizzare i servizi pubblici locali a partire dall’acqua. Anche dopo l’esito referendario, il governo Monti ha emanato un decreto legge, fregandosene dei 27 milioni di Italiani che si erano pronunciati sull’acqua bene comune, per la privatizzazione. Ma questo maldestro tentativo è stato bloccato dalla Corte Costituzionale la quale, con una storica sentenza, ha ribadito che l’acqua è un bene comune e deve rimanere in mano pubblica. Implicitamente la decisione della Corte si estende a tutti i servizi pubblici locali.
Naturalmente la sentenza della Corte ha cassato tutta la normativa precedente ma non poteva indicare agli Enti locali le scelte da fare per la gestione dei servizi in futuro. Questi servizi potranno essere ancora affidati in house o, come sostengono gli assertori della privatizzazione, devono essere assegnati ai privati con gara ad evidenza pubblica, perché «così vuole l’Europa»?
La stessa normativa europea, pur ribadendo il principio della libera concorrenza, non dice che tutti i servizi pubblici locali devono essere privatizzati, ma soltanto quelli a rilevanza economica. Questo indirizzo è stato confermato da un parere della Sezione di Controllo della Corte dei Conti della Lombardia, la quale ha anche precisato che sono gli stessi Enti a indicare i beni a rilevanza economica.
Ma, sempre secondo le norme europee, è possibile l’affidamento diretto se si verificano alcuni presupposti. La Corte di Giustizia ha identificato le condizioni fondamentali per ricorrervi nel «controllo analogo sulla società da parte degli Enti soci e destinazione prevalente dell’attività» a favore dell’ente affidante.
I due requisiti sono soddisfatti quando l’attività viene svolta «prevalentemente» a favore dell’ente affidante e quando l’ente esercita sulle società in house un controllo analogo a quello che esercita sui propri servizi.
Quindi, per giustificare la deroga alle regole europee di evidenza pubblica occorrono maggiori strumenti di controllo da parte dell’ente rispetto a quelli previsti dal diritto civile. Il Consiglio di Stato ha precisato che «in particolare il consiglio di amministrazione della società in house non deve avere rilevanti poteri gestionali e l’ente pubblico deve poter esercitare maggiori poteri rispetto a quelli che il diritto societario riconosce alla maggioranza sociale. Le decisioni più importanti, inoltre devono essere sottoposte al vaglio preventivo dell’ente affidante». Pur in presenza della sentenza della Corte Costituzionale sui servizi pubblici locali, la Giunta Cattaneo è orientata a mettere a gara i servizi del Comune, motivando questa scelta anche con l’imposizione delle norme europee sulla libera concorrenza. La privatizzazione non è ineluttabile perché la normativa europea annovera tra le diverse ipotesi anche l’affidamento diretto dei servizi purché siano presenti i due requisiti indicati dall’Europa: controllo diretto sulla società e prevalente attività a favore dell’ente affidante. Quindi è una grossolana bugia quando ai cittadini viene detto che bisogna privatizzare perché lo impongono le norme europee. A parità di prezzo e qualità dei servizi rispetto al privato, i servizi devono continuare ad essere gestiti da Asm, come sta avvenendo da oltre cento anni.

* Consigliere comunale, lista civica Insieme per Pavia

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