«Sprechi e mafia nel dopo terremoto» aquilano

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I pavesi Calvi e Damiani hanno gestito ricostruzione e forniture

«L’Aquila, il dossier segreto Ue: sprechi e mafia nel dopo terremoto». È il titolo di un articolo di Attilio Bolzoni, qui ripreso da “Repubblica” il 4 novembre scorso. Bolzoni commenta il dossier dell’eurodeputato danese Søren Søndergaard sul discusso “Progetto C.a.s.e.” – 19 ameni villaggi costruiti in remote periferie aquilane – progetto a cura del pavese Gian Michele Calvi. Come si può leggere in Comprati e venduti (Effigie 2013, alle pp. 84-87), il professor Calvi è ormai noto alle cronache nazionali poiché in Abruzzo ha “onorevolmente” gestito la chiacchierata “ricostruzione” dopo il terremoto dell’aprile 2009. A L’Aquila Calvi ha presieduto il Consorzio For-Case, a sua volta fautore del “Progetto C.a.s.e.” (acronimo di Complessi Anti Sismici Ecocompatibili): 183 edifici, 4.449 appartamenti, 19 villaggi intorno al “cratere”; appalti per 809 milioni di euro, soldi elargiti dalla Protezione civile in qualità di committente (fra l’altro Calvi – già braccio destro di Guido Bertolaso alla Protezione Civile – nel 2009 sedeva nella Commissione Grandi rischi). Il Consorzio vede la partecipazione della pavese Fondazione Eucentre – che fa capo alla Protezione civile ed è diretta dallo stesso Calvi – oltre a due imprese di costruzioni, la Icop (la ricordiamo a Pavia nel restauro del ponte della Becca) e la Damiani costruzioni, la stessa che sta costruendo il Green Campus al Cravino, a cui era demandato l’acquisto dei materiali e il coordinamento dell’attività di cantiere in Abruzzo. Progettazione e direzione lavori sono rimaste ben salde sotto la guida di Gian Michele Calvi (contemporaneamente controllato e controllore). Come a Pavia: per gli edifici Green Campus è stata infatti «adottata la stessa tecnologia antisismica sperimentata all’Aquila dopo il terremoto».
Il 22 ottobre 2012 il Tribunale dell’Aquila (giudice unico, Marco Billi) ha condannato in primo grado l’ingegner Calvi a 6 anni di reclusione, insieme agli altri componenti della Commissione Grandi rischi, accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni. Una sentenza storica: il 31 marzo 2009 – solo cinque giorni prima del devastante terremoto – i sette commissari avevano “tranquillizzato” la popolazione sulla sequenza sismica in corso, da mesi percepibile nel territorio aquilano, negando il rischio di un terremoto distruttivo o comunque di magnitudine superiore a quelle fino ad allora registrate. Nelle Motivazioni si legge che dopo la riunione sono state fornite «informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell’attività sismica in esame», vanificando le attività di tutela della popolazione.
In quel drammatico 2009, in Abruzzo lo sciame sismico perdurava da mesi, la popolazione era in allarme. Conversando al telefono con l’assessore abruzzese alla Protezione civile Daniela Stati, il 30 marzo – sette giorni prima del terremoto – Guido Bertolaso la sollecita a «zittire qualsiasi imbecille» e a placare illazioni e comunicazioni: «Domani vengono a L’Aquila i luminari del terremoto in Italia … è più una operazione mediatica che altro … Loro che sono i massimi esperti di terremoto diranno … è una situazione normale … sono fenomeni che si verificano … cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà la scossa che fa male … non è perché siamo spaventati e preoccupati … vogliamo tranquillizzare la gente … e facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia». Il 6 aprile 2009 a L’Aquila 309 persone sono morte; 1.500 i feriti.
Gian Michele Calvi è anche accusato di frode in pubbliche forniture nell’ambito dell’inchiesta aquilana sulla ricostruzione, dopo che gli isolatori sismici della ditta Alga di Milano – ma con stabilimento a Montebello, Oltrepo pavese – adottati nelle New Town costruite a L’Aquila a seguito del terremoto (costo: 7.124.752 euro), si sono rivelati fuori norma e molti dovranno essere sostituiti. Peggio: nel corso di alcuni test effettuati presso il laboratorio Srmd di San Diego (California) uno dei quattro isolatori Alga sotto esame si è «macroscopicamente» rotto e un altro ha manifestato «in modo drammaticamente evidente il fenomeno dello stick slip» ovvero un saltellamento; fenomeno – lamentano i periti – «potenzialmente distruttivo che può essere presente anche nel moto reale di origine sismica». Così come Icop e Damiani costruzioni, Alga figura tra le ditte chiamate da Calvi al capezzale del malandato ponte pavese della Becca «per la fornitura di quattro appoggi»: lavori di «somma urgenza» eppure durati tre anni, a seguito di una “perizia giustificativa” dello Studio Calvi srl; lavori assegnati in via diretta, senza bando di gara e costati complessivamente più di 8 milioni di euro in pubblico denaro, senza peraltro risolvere il problema.
A Pavia, le case Green Campus al Cravino sono «residenze di “Classe A”»: “Classe A” di certificazione energetica sul modello New Town di L’Aquila? Speriamo di no. Una accurata indagine di Legambiente sulla tenuta termica dei fabbricati abruzzesi opera del sodalizio Calvi/Damiani ha evidenziato «dispersioni termiche rilevanti su tutte le facciate degli edifici presi in esame, con particolari criticità legate all’isolamento delle superfici esterne ed una scarsa inerzia termica in generale» dovuta a «difetti di posa, di tenuta del materiale isolante e ponti termici non completamente risolti». Insomma, «un’occasione persa soprattutto perché per la realizzazione di questi alloggi sono stati investiti soldi pubblici e, in teoria, dovevano essere esemplari per i sistemi di costruzione, e la presenza, tra l’altro, di pannelli solari termici, e diverse tecnologie di efficienza energetica».
E dire che i costi del Progetto C.a.s.e. sono via via lievitati da 570 a 809 milioni di euro: il 40 per cento in più!
Al Cravino come a L’Aquila gli appartamenti sono consegnati “chiavi in mano”: stesso design, a volte stessi fornitori. Sia chiaro: Punta Est e Green Campus a Pavia o il Progetto C.a.s.e. a L’Aquila fino a prova contraria non muovono quattrini di dubbia provenienza (a L’Aquila paga lo Stato, ovvero noi) né si mantengono relazioni con politici in svendita; non si cerchi qui la corruzione. Nulla di tutto questo, già che «Pavia – direbbe il leghista assessore Fracassi – non è Italia»: a Pavia, la corruzione non esiste. (G. G.)

L’Aquila, il dossier segreto Ue: sprechi e mafia nel dopo terremoto
di Attilio Bolzoni (“La Repubblica”, 4 novembre 2013)

Un danese ha perlustrato l’Abruzzo del dopo terremoto per tre anni, ha visitato una spettrale città chiamata L’Aquila, poi ha steso un report che è diventato un documento d’accusa contro la ricostruzione. Tutto esasperatamente costoso. E per di più tutto fatto in nome della legge. Un dossier della commissione di controllo del bilancio di Bruxelles racconta la fiera dello spreco dopo la notte del 6 aprile 2009. Case troppo care, fondi comunitari spesi male, norme violate, materiali scadenti, appalti sospetti. Firmato Søren Søndergaard, deputato europeo della Sinistra unitaria, inviato in Italia per verificare come è stato usato il denaro dei contribuenti dell’Unione.
Ogni appartamento è costato il 158 per cento in più del valore di mercato, il 42 per cento degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del governo italiano, come ha sempre sostenuto l’ex premier Silvio Berlusconi), solo il calcestruzzo è stato pagato 4 milioni di euro in più del previsto. E 21 milioni in più i pilastri dei palazzi. Cifre ufficiali della Corte dei Conti europea, tutte richiamate nel report di Søndergaard. Dove si censura il silenzio dell’Europa che è stata a guardare mentre qui si sperperava, dove si «deplora» l’invio di dati «apparentemente non corretti» trasmessi a Bruxelles dal Dipartimento della Protezione Civile, dove si elenca minuziosamente tutto ciò che lui stesso ha riscontrato nelle sue missioni. Su prefabbricati, acciaio, ammortizzatori sismici, bagni chimici, contratti a imprese. Sempre oltre i costi preventivati, soprattutto quelli fissati dai «manuali». E anche di tanto.
Il suo dossier sarà discusso al Parlamento europeo giovedì 7 novembre e presentato questa mattina, in anteprima all’Aquila, nelle sale del consiglio regionale.

È la sintesi di una lunga «istruttoria» condotta in Abruzzo da Søndergaard — membro della Cont, la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles — insieme al suo collaboratore Roberto Galtieri per indagare su dove erano finiti gli stanziamenti comunitari dopo la potentissima scossa di quella notte, trecentonove morti, decine di migliaia di sfollati e un business infinito intorno ai cinquantasei comuni abruzzesi dentro il «cratere ».
La prima volta sono arrivati all’Aquila l’8 ottobre del 2010. Poi hanno cominciato a investigare mese dopo mese, fino a ultimare questo report che giovedì prossimo dovrà vagliare il Parlamento di Bruxelles.
Il dossier del deputato danese comincia dalla fine, dall’ultima visita all’Aquila: «La situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata. In quattro anni solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa…». Poi informa la sua commissione dei sopralluoghi negli edifici del “Progetto C.a.s.e.” (Complessi Antisimici Sostenibili ed Ecocompatibili) e in quello dei M.a.p. (Moduli Abitativi Provvisori), dove ha verificato con il suo «ispettore» Galtieri cosa c’era cosa e cosa non c’era: «Nelle case e nelle scuole non ci sono pannelli a indicare che sono state costruite con i fondi Ue… ma al contrario ci sono pannelli che specificano “edifici realizzati con donazioni da enti privati e amministrazioni locali”. Ciò è in contraddizione con le norme europee…». Poi ancora segnala alla commissione la qualità delle costruzioni dei MAP: «Il materiale è generalmente scarso… impianti elettrici difettosi… intonaco infiammabile… alcuni edifici sono stati evacuati per ordine della magistratura perché “pericolosi e insalubri”… Quello di Cansatessa è stato interamente evacuato (54 famiglie) e la persona responsabile per l’appalto pubblico è stato arrestato e altre 10 persone sono sotto inchiesta».
Un capitolo intero è dedicato alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nei lavori della ricostruzione. Primo punto: «Un numero di sub appaltatori non disponeva del certificato antimafia obbligatorio». Secondo punto: «Il Dipartimento della Protezione civile ha aumentato l’uso del sub appalto consentito dal 30 al 50 per cento». Terzo punto: «Un latitante è stato scoperto nei cantieri della Edimo, che è una delle 15 imprese appaltatrici». Quarto punto: «Una parte dei fondi per i progetti C.a.s.e. e M.a.p. sono stati pagati a società con legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata… ma le competenti autorità italiane non hanno ancora reso pubblici questi dati…» Quinto punto: «La commissione bilancio Ue ha dichiarato di avere scoperto casi di frode, ha comunicato tali risultati al Dipartimento della Protezione Civile, che successivamente ha scambiato questi progetti connessi con la frode con progetti nei quali non è stata scoperta alcuna frode…».
Nel report Søren Søndergaard elenca le denunce dell’associazione Libera e di Site.it (la testata online che ha sollevato fin dai primi giorni lo scandalo della ricostruzione) e poi bacchetta il governo europeo dopo l’ispezione di una delegazione in Abruzzo nel 2010: «Nella sua relazione non menziona nessuno dei problemi che sono stati portati alla sua attenzione da diversi deputati. Un caso di evidente negligenza». È un’accusa di omesso controllo.
E infine, il deputato danese ricorda come la commissione bilancio Ue abbia anche elaborato una propria valutazione dei conti, tenendola però segretissima. Solo i deputati della Cont l’hanno potuta conoscere — e solo il 15 luglio del 2013 — con divieto di prendere appunti e divieto anche di commentare citare il contenuto di quanto avete appena letto. Tutto top secret. Per quattro anni, i contribuenti europei non hanno avuto il diritto di sapere come era stato speso il loro denaro.
Nelle ultime pagine del dossier Søndergaard cita ampiamente la relazione della Corte dei Conti con sede in Lussemburgo. «In questo documento vengono fornite al Parlamento e ai cittadini europei risposte ad alcune delle domande riguardanti la gestione dei fondi Ue in Abruzzo», scrive il deputato danese. E riferendosi alla corte di giustizia europea, ribadisce quale è stata la sua «raccomandazione » al governo di Bruxelles: «È la richiesta all’Italia di rimborsare i fondi europei in caso, nel futuro, derivasse profitto dai progetti finanziati dall’Ue».

È uno dei punti centrali del dossier. I regolamenti Ue impongono che i soldi dirottati ai vari Stati non debbano «generare reddito», ma nelle case nuove dell’Abruzzo fra un po’ si pagherà l’affitto. È già in corso un censimento per capire chi e quanto dovrà sborsare per abitare in quegli edifici dopo il terremoto. Se accadrà, stando alle norme comunitarie, l’Italia dovrebbe restituire all’Europa parte di quei fondi. Sono all’incirca 350 milioni sui 493,7 ricevuti dopo il terremoto.
La relazione della Corte dei Conti è finita alla Commissione europea nel mese di febbraio di quest’anno. In un primo momento, Bruxelles ha giustificato le scelte del governo italiano («Il “Progetto C.a.s.e.” corrisponde pienamente agli obiettivi Ue…»), ha ignorato le «violazioni» denunciate ma giovedì sarà costretta a esaminarla con più cura quel documento insieme al report del deputato danese.
E questa volta, non in segreto. Ma in seduta pubblica e con diretta streaming dal sito del Parlamento europeo. La Corte aveva già fornito numeri espliciti. Aveva fatto una premessa la Corte, sul post terremoto in Abruzzo: «Ai costi è stata assegnata scarsissima importanza relativa». E aveva tirato le sue conclusioni: «A giudizio della Corte il “Progetto C.a.s.e.” non ha rispettato le specifiche disposizioni del regolamento europeo… la Commissione dovrebbe anche riesaminare, alla luce dei criteri di ammissibilità stabiliti dal regolamento, la domanda di assistenza presentata dalle autorità italiane».

qui » il dossier di Søren Søndergaard

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