Il palo della luce

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da Pavia, Paolo Ferloni

«Scoppia il caso lampioni d’oro» era l’allegro titolo in prima pagina de “La Provincia Pavese” il 31 Ottobre scorso, che annunciava l’acquisto da parte del Comune di Pavia dei pali della luce di Enel Sole esistenti in territorio comunale. Simpatico anche il titolo interno «Pali della luce, a Pavia più cari che a Vigevano» e sottotitolo «Il prezzo è quasi doppio», aspetto questo più gradito, è facile immaginare, ai buoni vigevanesi. E presentato dall’arguto Fabrizio Merli con un’indagine sui costi e sentiti i pareri del sindaco e di esponenti di maggioranza e di minoranza. Il giorno dopo Anna Ghezzi tornava sul tema «Caso lampioni, metà vecchi o fuori legge», e ancora Merli riprendeva la questione dei costi il 2 Novembre: “«Lampioni d’oro: nel bresciano non li hanno pagati», intervistando in particolare Vincenzo Vigna, consigliere di opposizione dell’Idv.
Va detto che sulla procedura seguita per l’acquisto dei pali da Enel Sole e sul prezzo versato, oltre 1.000.000 di euro, ha deciso esclusivamente la Giunta la quale, a cose fatte, ha informato la competente Commissione Consiliare, i cui componenti hanno preso atto della questione non avendo avuto la possibilità di intervenire né di essere messi in condizione di esaminare la documentazione.
Il prezzo dei pali, la cui valutazione è stata fatta dal venditore, è decisamente alto, in considerazione anche della verifica effettuata dalla società incaricata dal Comune di Pavia la quale aveva rilevato che gli impianti sono in buona parte da adeguare sia sotto l’aspetto illuminotecnico sia sotto l’aspetto elettrico e meccanico.
Peraltro durante la discussione in Consiglio Comunale della procedura d’ acquisto, votata dalla sola maggioranza, era stato presentato un emendamento alla delibera, bocciato dalla maggioranza, con l’astensione del Pd e il voto favorevole dei soli consiglieri Maggi, Veltri e Vigna, con il quale si sollecitava la Giunta, prima di procedere all’acquisto, «di avviare la valutazione costo-beneficio di quanto speso negli anni dal Comune anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato», il quale aveva respinto i ricorsi di Enel Sole contro alcuni comuni che, per pagare costi contenuti, avevano preferito la procedura del riscatto, previsto peraltro dalla normativa al posto della trattativa bonaria.
Dunque se vuole acquistare impianti in buona parte da adeguare, e per di più a prezzi sfavorevoli rispetto alla vicina Vigevano, questa Giunta i soldi li trova. Invece non ci sono soldi quando bisogna intervenire in aiuto delle famiglie che non riescono a pagare le bollette del gas e dell’acqua o l’affitto. O non si fa nulla quando gli amministratori di Asm si assegnano tra loro centinaia di migliaia di euro sotto forma di benefici forfettari e premi di risultato.
Per evitare che la Giunta possa essere chiamata a rispondere di eventuali danni erariali, si chiede di sospendere la procedura di acquisto e di verificare presso i comuni che hanno adottato la procedura del riscatto se i costi con quel tipo di acquisizione siano davvero inferiori rispetto a quelli della trattativa bonaria. E sarebbe corretto che si riferisse, prima dell’acquisto, alla Commissione Consiliare dopo averle fornito tutta la documentazione.

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