Bene, bravi, bis-cheri

by

da Pavia, Giovanni Giovannetti

La Relazione “riservata” dell’ufficio legale dell’Università di Pavia al Cda dello stesso Ateneo (“Sulle strutture polifunzionali del Polo Cravino denominate Campus Aquae”). Il costruttore Pacchiarotti – lui che ora minaccia di chiudere la mensa al Cravino e licenziare i lavoratori – su Campus Aquae ha fatto causa all’Università e non pare in grado di esibire garanzie a chi l’ha finanziato: a Università, banche e Regione Lombardia. E l’Università che fa? Si propone di offrirne in vece sua, ipotecarie e fidejussorie.

Su questo blog e alle pp. 134-35 del libro Comprati e venduti si è già scritto dello strano Project Financing a trentennale gestione di Unisport di Vittorio Pacchiarotti, sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento di 4.660.000 euro, fondi pubblici, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo.
Abbiamo poi scritto che il pregiudicato imprenditore belgioiosino aveva ottenuto dall’Università pavese l’ipoteca su terreni e strutture di Campus Aquae in favore delle banche finanziatrici di Unisport – Mediocredito italiano (per 26.250.000 euro) e Banca popolare di Sondrio (per 14.000.000 euro) – assumendosi così un inedito rischio d’impresa (ma non era un Project Financing?) girando altresì alle stesse banche la cifra annuale indicizzata di 330.000 – riconosciuta per trent’anni dall’Università al Pacchiarotti – a sommarsi col finanziamento regionale di 4.000.000 di euro e a 660.000 euro suoi propri dell’Università (ma un Project Financing non implica forse ogni costo a carico dell’impresa che costruisce in Concessione?) Insomma, a Campus Aquae l’ “imprenditore” non ha usato soldi suoi ma delle banche, un debito garantito dall’Università e non da lui: bel “rischio d’impresa”.
Che dire poi delle otto aule – destinate a Scienze motorie e Farmacia – riscattate al Pacchiarotti nel 2007 in permuta con due appartamenti, di proprietà dell’Ateneo, per un valore stimabile in 1.136.000 euro, in aggiunta a 600.000 in denaro contante.
O ancora, della pretesa di Unisport di una integrazione per euro 1.000.000 e passa a fronte dell’Iva dovuta – e non versata – all’erario dal Pacchiarotti sui 4 milioni e fischia in conto capitale e sul pattuito annuale di 330.000 euro. Il contenzioso con l’Agenzia delle entrate lui, il pregiudicato, ha voluto dirimerlo proponendo causa all’Università, anche se spese e oneri fiscali sono a totale carico del concessionario, ovvero lo stesso Pacchiarotti, e i contributi già comprensivi d’Iva.
Fantasie? Niente affatto: ogni cosa trova ora conferma in una Relazione “riservata” (Sulle strutture polifunzionali del Polo Cravino denominate “Campus Aquae”) a cura dell’ufficio legale dell’Università di Pavia. Ipoteche incluse. Come leggiamo nell’informativa, Unisport di Pacchiarotti prevedeva «un investimento originario stimato in complessivi euro 18.500.000 [15.865.811 euro+ Iva]; a seguito delle Varianti di volta in volta proposte ed eseguite dal concessionario, l’investimento finale è di euro 32.725.425, con un aumento del 119 per cento rispetto all’importo originario dei costi e delle opere e, poiché le strutture sono di proprietà dell’Ateneo, con un incremento del valore del patrimonio dell’Ateneo».
Più che l’investimento sembra progressivamente aumentare il rischio d’impresa poiché, a fronte di un finanziamento bancario a Unisport per euro 23.000.000 (31 luglio 2009) l’Università ha concesso «ipoteca sulle strutture e sui terreni su cui le strutture sono edificate a favore delle banche finanziatrici di Unisport, e cioè Mediocredito italiano Spa e Banca Popolare di Sondrio Scpa, sino a euro 40.250.000». Più in dettaglio, «a favore di Mediocredito italiano Spa per la somma di 26.250.000 così determinata: euro 15.000.000 per capitale e euro 11.250.000 per interessi corrispettivi, interessi di mora, commissioni, spese e ogni altro credito, compresi i premi di assicurazione» e a favore della Banca Popolare di Sondrio per euro 14.000.000: «euro 8.000.000 per capitale ed euro 6.000.000 per interessi corrispettivi», interessi di mora, ecc.
Insomma il Pacchiarotti lo garantisce l’Università, nonostante anni prima il professor Franco Osculati – ordinario di Scienza delle finanze, uno che ne sa – avesse messo in chiaro che in questo modo «l’Università si assume il rischio d’impresa, il che non dovrebbe avvenire con il Project Financing». Concordiamo.
Tra le clausole del finanziamento, nella Relazione si cita «la cessione alle banche del credito annuo di euro 33.000, vantato nei confronti dell’Università in forza della Concessione» nonché «l’obbligo di rimborsare il Finanziamento in linea capitale mediante il versamento di 30 rate dell’importo di euro 766.666». Si ricorda poi «che il Finanziamento subentra a due finanziamenti erogati a favore di Unisport nel 2007 e nel 2008 per euro 14.970.000» e che «l’ipoteca concessa dall’Ateneo a favore delle due banche finanziatrici è cancellata e “sostituita” in occasione del Finanziamento».
Per il riscatto di aule già sue, a ribadire quanto avevamo scritto, l’Università ha riconosciuto al Pacchiarotti «euro 600.000 come delibera Cda» ed «euro 1.136.000 quale controvalore di due appartamenti di proprietà dell’Ateneo». Nella Relazione si precisa altresì che tali importi non sono inseriti tra i contributi, poiché essi corrispondono «al costo (di costruzione dei manufatti ma anche, nella prospettiva che ora interessa) la locazione che l’Ateneo avrebbe dovuto versare per ottenere l’uso di locali delle medesime superfici per lo svolgimento dei corsi di laurea di Scienze per le attività motorie e di Farmacia».
Siamo a pag. 42 della Relazione: qui malauguratamente si annuncia la provvisoria rottura dell’idillio tra costruttore e Ateneo, quando – leggiamo – «Unisport conveniva in giudizio l’Università, chiedendo di essere risarcita dei danni conseguiti al rifiuto dell’Università di corrisponderle le somme di denaro relative ad imposte ed accessori, al pagamento delle quali Unisport era stata condannata, per gli anni 2006 e 2007, dalla commissione Tributaria». L’Università si è allora costituita in giudizio argomentando l’infondatezza delle pretese. Ne consegue un decreto ingiuntivo (31 gennaio 2012) con il quale «Unisport ha intimato all’Università il pagamento di sette “note di addebito” della sola Imposta sul valore aggiunto che avrebbe dovuto essere applicata (ma che non lo era stata) sulle fatture del 2008, del 2009, del 2010 e del 2011» (circa 1 milione in euro).
Quanto meno, l’art. 30 della Concessione qui ricordata precisa che sta al concessionario ovvero al Pacchiarotti accollarsi «l’onere relativo al pagamento dell’ICI per tutto il periodo di durata della concessione». Tuttavia, in quanto soggetto proprietario, l’Ateneo ha provveduto al pagamento di ICI e IRES dal 2007 al 2012 «chiedendone puntualmente il rimborso a Unisport», la quale, si legge nella Relazione, «ha rimborsato ICI e IRES relativamente al 2007 e 2008, mentre le richieste relative agli anni successivi sono rimaste senza riscontro» (euro 344.788 di ICI/IMU ed euro 87.186 di IRES), per tacere che «nella sommatoria non sono compresi l’importo per acconto IMU 2013 pari ad euro 71.433 e l’importo IRES 2012 pari a euro 29.383», non ancora chiesti a Unisport.
C’è dell’altro. In fondo a questo troiaio trova spazio la richiesta di Unisport all’Università per una nuova ipoteca, di secondo grado, a favore della Regione Lombardia che ha cofinanziato con euro 1.463.770 la ristrutturazione della contigua “Cascina Cascinazza”, declinata in residenze per studenti, residenze regolate da una Convenzione tra Regione Lombardia, Comune di Pavia e Unisport. Convenzione che tuttavia obbliga quest’ultimo al rilascio di una fidejussione o di una ipoteca di secondo grado, successiva a quella sottoscritta a favore delle banche finanziatrici. Garanzie fidejussorie o ipotecarie che Unisport ora vorrebbe fossero assolte dall’Università…
E dire che, si legge nel documento, «dalla Convenzione non deriva (né potrebbe derivare, non essendo l’Ateneo parte della Convenzione) alcun obbligo in capo all’Ateneo di costituire garanzia ipotecaria a favore della Regione Lombardia».
Allora che fare? La Relazione domanda se sia «conveniente / opportuno per l’Università la costituzione dell’ipoteca», riflettendo anzitutto sull’«interesse dell’Ateneo a salvaguardare la sopravvivenza dell’iniziativa che ha portato alla realizzazione delle strutture» nonché sulla «tutela del proprio patrimonio immobiliare», nonostante «le difficoltà di cassa in cui si è ritrovata Unisport» tali da impedire che essa sia nella condizione di affrontare «i costi per rilasciare idonea fidejussione in luogo della garanzia ipotecaria richiesta all’Ateneo».
Insomma, sì, l’ipoteca s’ha da fare, poiché la sua mancata costituzione «rischierebbe di compromettere la realizzazione di quel servizio pubblico cui la Regione deve provvedere e al quale anche il nostro Ateneo, quale ente pubblico, deve cooperare con ogni forma di doverosa e leale collaborazione istituzionale». Bene, bravi, bischeri.

Annunci

Tag:

2 Risposte to “Bene, bravi, bis-cheri”

  1. Anonimo Says:

    Sai giovanni bravi imprenditori si nasce. Mi sembra che questo imprenditore abbia spesso lavorato con le p.a, scusami lavorato é un eufemismo, diciamo anche che i project financing sono la sua specialità. Si potrebbe dire altro ma per ora taccio.
    Dante labate

  2. mattia Says:

    Ma Giovanni…è lo stesso MEDIOCREDITO ITALIANO uno dei cui funzionari risulta coinvolto nel rinvio a giudizio disposto dal Sostituto Procuratore della D.D.A. di Messina per truffa ed evasione fiscale ai danni di Regione Sicilia, tale ANTONIO LEANZA, che ha scelto il rito abbreviato e sarà processato il prossimo gennaio 2014?

    Quel LEANZA che è in compagnia in questo processo di altre 5 persone, tra cui il Presidente di Confindustria Messina, Blandina ora dimissionario, e quei DUE FRATELLI GIORDANO, GIACOMO ED ANTONINO detto NINO, titolari tra gli altri dell’APPALTO PER LE PULIZIE PRESSO IL SAN MATTEO DI PAVIA?

    Quel SAN MATTEO DI PAVIA che si appoggia alla BANCA POPOLARE DI SONDRIO?

    Se fossimo in malafede, e non sia mai, viva viva il garantismo, ci sarebbe da pensare male…tutti sti affari da tribunali con soggetti che tornano più volte. Ma per fortuna che c’è il garantismo.

    Un abbraccio, mattia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: