Pattumiera Ticinello

by

da Pavia, Walter Veltri *

Pochi ricordano che la riva del Ticinello (lì dove oggi si prevedono scuole e altro) venne elevata al piano attuale introducendo cospicui riversamenti di scorie di fonderia – all’epoca ritenute inerti, quando in realtà possono essere dannose per la salute – oltre a scarti di demolizione. Stesso destino per vaste aree cittadine, come Città giardino e il Borgoticino, e quelle un tempo industriali (a sinistra: la tavola 3.1 del PTCP vigente. Il tratteggio scuro indica le aree di Pavia con problemi di inquinamento). Lo ricorda lo stesso Walter Veltri nell’articolo che segue, insieme ad alcune considerazioni sul progetto provinciale di allargare l’attuale polo scolastico fino in riva al fiume: un’area verosimilmente a rischio per più d’un motivo. (G.G.)

Mercoledì 13 novembre presso la sala dell’Annunciata si è svolta l’assemblea pubblica sul contestatissimo progetto del polo scolastico al Ticinello, ovvero la costruzione di due scuole vicine alle due già esistenti, che l’Amministrazione Provinciale vuole realizzare. I diretti interessati – oltre alla Provincia, i genitori, i docenti e gli studenti – hanno esposto le motivazioni a sostegno o contro il progetto.
La Provincia ha motivato la decisione di costruire le scuole in quell’area con la necessità, condivisibile, di razionalizzare le risorse e di evitare di dover continuare a pagare circa 1.200.000 euro di affitto ai privati.
Se le nuove scuole non sono state costruite in questi anni nessuna responsabilità può essere attribuita agli studenti, ai docenti o ai genitori ma bisogna chiederne conto alle Giunte di centrodestra che hanno amministrato la Provincia, ed in particolare all’ex Presidente Vittorio Poma, grande elettore dell’attuale Presidente Bosone e tuttora Presidente del Consiglio Provinciale. Oppure bisognerebbe chiedere come mai non è stata resa agibile la palestra di via Porta – come ha giustamente sottolineato un professore del Taramelli sul quotidiano locale – evitando così di dover prendere in affitto le palestre private.
Numerose e puntuali sono state le critiche al progetto; ne riprendiamo alcune: concentrare circa 4.000 studenti (di cui 3.000 minori) rende impossibile qualsiasi controllo; non è stato effettuato un monitoraggio dei flussi di traffico e dell’impatto che l’opera avrebbe sulla zona, con inevitabili conseguenze negative sulla qualità della vita degli utenti e delle persone che vi abitano; manca uno studio sull’assetto idrogeologico, assolutamente necessario quando si è in prossimità del Ticino.
A tutto questo gli amministratori provinciali hanno risposto che provvederà la ditta vincitrice del bando in sede di stesura del progetto esecutivo. E dire che questi dati bisogna conoscerli prima di prendere una decisione.
Ma un altro aspetto solleva molte perplessità e alimenta giustificati timori. Il Ticinello è stato edificato a fine anni Cinquanta, primi anni Sessanta. Per evitare le piene del Ticino l’intera area è stata sopraelevata utilizzando scorie di fonderia che potrebbero aver provocato l’inquinamento del terreno, per cui si dovrà procedere alla costosissima bonifica che, con le pochissime risorse, potrebbe non essere assolta, o terminata in tempi molto lunghi con il rischio non solo di non costruire le scuole ma di dovere chiudere quelle esistenti. Anche su quest’argomento le risposte offerte non sono state per nulla rassicuranti.
Fra tutti gli interventi i più apprezzati sono stati quelli degli studenti, che hanno denunciato in quali condizioni sono costretti a studiare: scuole a pezzi, laboratori in stanze anguste prive di finestre, assenza di palestre. Ciò conferma che non servono le grandi opere come la Broni-Stroppiana – un’autostrada inutile, costosa e dannosa – mentre sarebbe opportuno dirottare quelle risorse al risanamento di decine di istituti scolastici.
Ma in questa vicenda è stata commessa anche una scorrettezza istituzionale. Entro il 15 dicembre le Province dovrebbero essere soppresse con il passaggio ai Comuni delle competenze sulle scuole superiori, per cui la Provincia non può decidere dove collocare un’opera che condizionerà i comportamenti ed inciderà profondamente sugli abitanti della zona poiché la decisione spetterà al Comune. E qualora il Governo dovesse nuovamente rinviare la decisione, è bene che la Provincia, il Comune e i rappresentanti degli studenti, dei genitori e dei docenti si mettano attorno a un tavolo per individuare la migliore collocazione delle scuole. Nel frattempo si proceda alla costruzione del Volta, su cui non si avvertono controdeduzioni.
Quanto al Presidente Bosone, dopo aver preso atto democraticamente che la totalità dei convenuti ha bocciato il progetto – anche a nome di migliaia di genitori e studenti e di centinaia di docenti – semplicemente lo ritiri.

* consigliere comunale, lista civica Insieme per Pavia

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