Immagini e parole resistenti

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a cura di Giovanni Giovannetti

A integrazione di Comandante Maino ora in libreria per Effigie (un omaggio a Luchino Dal Verme, che ha compiuto cent’anni) ho provato a tracciare questo itinerario filmografico-bibliografico. Sulla Resistenza italiana si è detto e scritto molto. Ma il tempo passa e, per chi non ne sa, forse può essere utile l’indicazione di qualche buon libro e alcuni film. Sia chiaro: è una personale asciutta selezione, senza alcuna pretesa di esaustività. Ringrazio gli amici di Politica a Pavia per le loro tempestive segnalazioni. In particolare sono grato a Enea Boria, Riccardo Catenacci, Corrado Del Bo, Fabio Nassi, Marco Sannella, Mauro Vanetti e al gruppo Farepoesia.

Saggi, memoria, romanzi

La Resistenza prima della Resistenza. Non solo esilio e confino: in Preferirei di no (Einaudi, 2001) Giorgio Boatti racconta la storia dei 12 professori universitari (su 1250) che rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista, pagando la loro coerenza con la perdita della cattedra.
Vivido caposaldo di ogni memoria resistenziale restano le Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli (Einaudi, 1952), insieme a Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza, a cura di Mimmo Franzinelli (Mondadori, 2005).
Una Storia della Resistenza in due volumi riccamente illustrati è uscita nel 1965 da Editori Riuniti, a cura di Filippo Frassati e Pietro Secchia. Notoriamente, le fotografie possono diventare foto segnaletiche nelle mani sbagliate. Lo sapevano bene i partigiani, che l’avevano bandita: infatti, molte immagini sulla lotta di Liberazione sono ricostruzioni avvenute dopo il 25 aprile. Questo argomento è ampiamente trattato da Adolfo Mignemi in Storia fotografica della Resistenza (Bollati Boringhieri, 1995).
In ambito storiografico, valga per tutti il lavoro fondamentale di studiosi come Claudio Pavone. In particolare, si segnala Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (Bollati Boringhieri, 1991) libro che, già dal titolo, connota la guerra di Liberazione nazionale per quella che è stata: una guerra “patriottica” contro l’invasore tedesco, “civile” fra italiani fascisti e antifascisti e “di classe” fra componenti rivoluzionarie e classi borghesi (l’altra guerra, combattuta dalla “parte sbagliata” da altri italiani, la ritroveremo in libri come Io fascista di Giorgio Pisanò – Il Saggiatore, 1997 – o in A cercar la bella morte di Carlo Mazzantini, Mondadori 1986, e poi Marsilio 1995).
Ma pietra angolare per più generazioni, rimane I piccoli maestri di Luigi Meneghello: uscito nel 1964 da Feltrinelli, è ormai un classico della letteratura italiana (e non solo resistenziale) insieme a libri come l’esperienza partigiana narrata da Renata Viganò ne L’Agnese va a morire (Einaudi, 1949) o da Beppe Fenoglio ne I ventitré giorni della città di Alba (Einaudi, 1952), Una questione privata (Garzanti, 1963), Il partigiano Johnny (Einaudi, 1968) – gli ultimi due pubblicati dopo la morte dell’autore nel 1963. Senza dimenticare opere per nulla “minori” come l’altrettanto fondamentale Banditi (Einaudi, 1961) del filosofo Pietro Chiodi “maestro” di Fenoglio; Il clandestino (Mondadori, 1962) di Mario Tobino; Il labirinto (Garzanti, 1984) di Giorgio Caproni; Il buon partito (Scheiwiller, 1990) di Clemente Ferrario; La messa dell’uomo disarmato (Sironi, 2007) di don Luisito Bianchi; Partigiano inverno (Nutrimenti, 2012) di Giacomo Verri.
«Qui vivono per sempre / gli occhi che furono chiusi alla luce / perché tutti li avessero aperti / per sempre alla luce». Sono versi di Giuseppe Ungaretti (Per i morti della Resistenza, 1968). Ma anche altre poesie, come La madre (ai fratelli Cervi) di Piero Calamandrei o l’epigrafe Lo avrai, camerata Kesselring (1952) ancora di Calamandrei. In questa incompleta antologia hanno accoglienza Per i martiri di piazzale Loreto (1944) di Alfonso Gatto; Tu non sai le colline (1945) di Cesare Pavese; Rastrellamento e Il nemico è vivo (1945) di Davide Lajolo; Partigiano (1975) di Leonida Répaci; Canto degli ultimi partigiani (1946) di Franco Fortini; Alle fronde dei salici (1947) di Salvatore Quasimodo; Poema di noi-dodicesimo canto (1950) di Giorgio Piovano; La resistenza e la sua luce (1961) di Pier Paolo Pasolini; Fiori rossi, Cacciata dal Paradiso terrestre di Masaccio, Per i compagni caduti nella Resistenza, Mio cuore, torna sui monti e molte altre poesie di Elena Bono… Una ben “incompleta antologia”.

Cinema

Non pochi tra i libri citati hanno offerto spunto per realizzazioni cinematografiche: ricorderemo L’Agnese va a morire rivisitata da Giuliano Montaldo (1976), Il partigiano Johnny per la regia di Guido Chiesa (2000), nonché I piccoli maestri girato da Daniele Luchetti (1997).
Entro l’orizzonte della fiction, l’Italia sotto occupazione tedesca è poi ampiamente raccontata da alcuni tra i maggiori registi italiani: Roma città aperta (1945), Paisà (1946) e Il generale Della Rovere (1959) di Roberto Rossellini; Un giorno nella vita di Alessandro Blasetti (1946); Cronache di poveri amanti (1954) e Il gobbo (1960) di Carlo Lizzani; Gli sbandati di Francesco Maselli (1955); Tutti a casa di Luigi Comencini (1960); Un giorno da leoni (1961) e Le quattro giornate di Napoli (1964) di Nanni Loy; La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani (1982); Notti e nebbie di Marco Tullio Giordana (1984, dall’omonimo romanzo di Carlo Castellaneta). Fino allo sguardo inedito di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini.
E ancora: la lotta di Liberazione nazionale fa da esplicito sfondo a Il sole sorge ancora di Aldo Vergano (1946); Achtung! Banditi! di Lizzani (1951); Il terrorista di Gianfranco De Bosio (1963); Corbari di Valentino Orsini (1970) e infine Porzûs di Renzo Martinelli (1997).

La Resistenza nell’Oltrepo pavese

Tralasciando i numerosi saggi pubblicati in rivista (andrebbero tuttavia menzionate le ricerche di Lucio Ceva e Fabrizio Bernini) non possiamo che rinviare il lettore a L’altra guerra (il Mulino, 2002), monumentale opera di Giulio Guderzo su neofascismo, occupazione tedesca e Resistenza in provincia di Pavia dal 1943 al 1945. Più indietro nel tempo troviamo una Storia della Resistenza in provincia di Pavia a cura di Arturo Barioli, Ambrogio Casati e Marisa Cassinelli con prefazione di Giorgio Piovano e pubblicato dall’Amministrazione provinciale (non è precisato l’anno). Seguono i documenti antologizzati da Clemente Ferrario e Fulco Lanchester in Oltrepò partigiano (Amministrazione provinciale, 1973), Il coraggio del no. Figure e fatti della Resistenza nella provincia di Pavia di Ugoberto Alfassio Grimaldi (Amministrazione Provinciale, 1981) e I Cln e la ripresa della vita democratica a Pavia di Pierangelo Lombardi (La Pietra, 1983).
La memoria partigiana: Bianca Ceva si racconta in Tempo dei vivi (Ceschina, 1954). Annibale Sclavi – già combattente della brigata “Crespi” – ha scritto Fuochi nell’Oltrepò (Vangelista, 1983). Del commissario politico della brigata “Capettini” Carlo Lombardi “Remo”, nel 1985 la Società storica lomellina ha pubblicato il Diario partigiano 1944. Su “Remo” possiamo leggere anche la monografia, di Clemente Ferrario, Carlo Lombardi. Vita di un contemporaneo (La Pietra, 1982). Disponibile in volume anche il Diario storico della divisione Val Versa “Dario Barni” (Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, 1960) a cura di Giulio Guderzo.

Su Luchino Dal Verme “Maino”

Basti qui ricordare le memorabili pagine che a lui dedica Italo Pietra ne I Grandi e i Grossi. 12 ritratti per la cronaca del nostro tempo (Mondadori, 1973). Anche Paolo Murialdi – già vicecomandante dell’88ª brigata “Casotti”, guidata da “Maino” – lo tratteggia quale compagno di vita e avventure partigiane ne La Traversata (il Mulino, 2001). Lo stesso racconto autobiografico di questo volume è uscito una prima volta nell’ormai introvabile Genti di Lomellina, dell’Oltrepo e del Pavese (Luchino, la Resistenza, l’Oltrepo, formicona 1983, pp.70-81).

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