La maledizione di San Siro (atto secondo)

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da Pavia, Giovanni Giovannetti

Nel celebrare il 9 dicembre – festa del patrono – il sindaco Alessandro Cattaneo si è rappresentato munito di slides. Tra i più luminosi meriti che lui e l’attuale pubblica amministrazione si ascrive brilla la «riapertura della Cattedrale», accompagnata da quella del «nuovo San Matteo e Cnao» e dello «Iuss», ad affiancarsi all’«accorpamento Tribunali a Pavia». L’elenco dei brillanti risultati conseguiti prosegue con – alla lettera – «Palazzo Vistarino» (?) e «Ticino e Castello visconteo» (??). Infine troviamo il «Tavolo permanente prevenzione dipendenze», «Santa Chiara» o Clara e il «Piano di governo del territorio». Soffermiamoci almeno su queste ultime tre “perline”.

Tavolo permanente prevenzione dipendenze

Nell’ottobre 2012 è finalmente approvato il Regolamento comunale su gioco e ludopatie, ma a danno ormai fatto, preceduto da nuove licenze e trasferimenti d’esercizio. Meglio tardi che mai, si dirà; anche se una delle più ampie sale gioco cittadine ha sede nell’ex mercato coperto, sotto la centralissima piazza della Vittoria, in locali di proprietà del Comune; anche se – molti mesi dopo il corteo anti-slot del 9 giugno 2012, con vescovo e sindaco in prima fila – le pensiline e gli autobus del trasporto pubblico ancora ospitavano le pubblicità del gioco d’azzardo.
Giocatori incalliti o Pavia quale base elettiva del riciclaggio? Comunque sia, la dipendenza dal gioco qui traspare per ciò che è: una patologia. Come le tossicodipendenze, è una servitù psicologica dagli elevati costi sociali (indebitamento, insicurezza diffusa, devianza giovanile, ecc.) su cui lucrano un po’ tutti, dalle mafie allo Stato.
A Pavia ha sede Royal Games di Germano Bernardi, una delle aziende leader nel settore, di cui è dirigente il consigliere comunale Giovanni Demaria (Rinnovare Pavia), fiero sodale del sindaco “anti-slot”. Dal bunker in via Carcano (vigilantes armati, telecamere e porte blindate) lo stesso Bernardi nega infiltrazioni o pressioni da parte della criminalità organizzata. Forse non ha letto il Rapporto 2003 della Commissione parlamentare antimafia, là dove il documento rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker». E si capisce: come Bernardi avverte, nel suo mestiere «la riservatezza è un obbligo».

Santa Clara

Nell’antico monastero dovrebbe trasferirsi la biblioteca comunale, ma il progetto è fermo da anni. Non si ferma invece la speculazione e per gli orti delle Clarisse il destino sembrerebbe ormai segnato, poiché – dopo il benestare della Conferenza comunale dei servizi il 14 dicembre 2010 e della Commissione Paesaggio il 17 luglio 2012 – approvando lo Schema di Convenzione proposto da Delta spa proprietaria dell’area, il 16 ottobre 2012 la Giunta comunale ne ha sostanzialmente ratificato la cementificazione. Due palazzine, dodici appartamenti in una delle poche “aree verdi” residue nel centro storico cittadino.
L’Ortaglia – ben evidenziata in una splendida stampa secentesca del canonico Ottavio Ballada – ieri come oggi, o quasi, si estendeva lungo via Calchi e via Langosco fino a via Scopoli, delimitata a est dalle mura spagnole, tra i bastioni di Sant’Epifanio e di Santa Giustina (oggi viale Gorizia).
«Spariranno in un sol colpo diversi valori ambientali della zona», ha scritto Lisa Galmozzi Poloni del Fai, il Fondo ambiente, al quotidiano locale: «sparirà innanzitutto un brano di paesaggio urbano irripetibile per qualità. Con lui sparirà la testimonianza di quello stretto legame che connetteva il monastero di clausura ai suoi cittadini».
Il dovuto rispetto allo storico luogo di per sé sarebbe potuto bastare; non di meno poteva bastare lo sfumato ricordo di quell’analogo intendimento fermato, nel 1996, dall’allora commissario prefettizio Domenico Gorgoglione. Ma a ribadire che l’area è inedificabile concorrono anzitutto le norme; norme disattese quel tanto che è servito a favorire un illecito; illecito al solito avallato da certificazioni comunali d’azzonamento assai confuse (quella del 9 luglio 2010 reca la firma del solito architetto plurindagato Angelo Moro).
Sì, un illecito clamoroso poiché nella realtà, dal punto di vista urbanistico, l’area è interamente disciplinata da norme che decretano il centro storico quale monumento «unitario e inscindibile»: dunque verde e parchi urbani pubblici e privati non sono né frazionabili né tanto meno edificabili, «e devono essere mantenuti a verde», in particolare le aree e i giardini di evidente pertinenza storica, e tali sono le Ortaglie di Santa Clara.
Non paghi, per due volte sono state violate persino le norme da loro stessi arbitrariamente indicate: a partire dal discutibile art. 36bis delle Nta del Prg (discutibile in quanto non applicabile alla zona “A”), là dove (prima violazione) al comma 2 e al comma 10 autorizza – si perdoni il passaggio eccessivamente tecnico – «una capacità edificatoria pari a un indice di 0,1 mq» di Superficie lorda di pavimento – Slp – in aggiunta ad «un terzo della Slp degli edifici esistenti» non abusivi «e da demolire». Mentre lo Schema di Convenzione proposto dalla proprietà l’8 febbraio 2012, a pagina 3 confessa che i capannoni pericolanti presi a pretesto per l’aumento di un terzo della superficie occupabile (da 888 a 1.218 mq) «sono stati demoliti il 12 dicembre 2007» o forse prima, là dove la norma ammette solo gli «edifici esistenti e da demolire».
Proprietà e Comune orchestravano di avvalersi della perequazione: io Comune ti autorizzo a fare business nel centro storico in cambio… di 3.390,30 metri quadri di terreno agricolo al quartiere Sora, lontana periferia cittadina, terreno di cui Delta condivide la proprietà con la Immobiliare Nuova srl di Carmine Napolitano (488 mq sono di Delta e 2.902,30 di Napolitano: aree agricole in proprietà a due società immobiliari? Sarà…) Peccato che (seconda violazione) la cessione “gratuita” di altre aree sia consentita solo «in zona avente la medesima destinazione» (art. 36bis, comma 5 Nta). Peccato che la stessa Giunta comunale nella sua deliberazione del 16 ottobre scorso ammetta che l’area da acquisire si trovi in zona agricola, peraltro immodificabile. Ma chi ha congegnato una tale buffa? L’azzonamento dell’Ortaglia a “F” (attrezzature generali pubbliche) invece di “A” (centro storico) pare l’avesse suggerito il notaio Antonio Trotta (lo ricordiamo anch’egli tra i fautori della lottizzazione abusiva Green Campus al Cravino), suggerimento subito accolto dal duo comunale Panighi-Moro.

Piano di governo del territorio

È Un Pgt fuorilegge poiché, negando l’unità del centro storico come entità inscindibile – da tutelare in quanto tale – è dato in pasto alle betoniere con l’avallo degli uffici comunali. «Nelle aree libere di pertinenza» e persino «all’interno dei cortili» sarà consentito costruire ben 4 metri cubi per metro quadrato, vanificando così l’alternanza tra spazi pieni e vuoti tipica del centro storico. Quanto alle aree esterne, la cementificazione sarà ammessa pressoché dappertutto.
È altresì ammessa l’edificazione di parcheggi interrati, così come si potranno costruire i parcheggi a raso purché, alla lettera, tutto avvenga «nel rispetto dell’impianto arboreo e del verde di pregio […] con una pavimentazione filtrante» nonché «interventi che valorizzano il bene anche con modificazioni della sagoma dell’edificio»: una presa in giro, una follia!
In questo modo, ha più volte lamentato l’architetto Enrico Sacchi, «si concretizza come prossima e ineluttabile la distruzione della città antica, cioè della nostra identità e della nostra memoria storica».

(qui « atto primo)

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