La famiglia italiana

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Il Rapporto Istat: come cambiano i consumi

Curioso. Tra i motivi che hanno indotto i giudici pavesi Luigi Riganti, Pietro Balduzzi e Michela Fenucci a decretare il dissequestro delle “residenze universitarie” di Green Campus (date in vendita a chiunque, aggirando il Prg) si è letto che in fondo erano «appartamenti poco adatti alle famiglie, trattandosi di monolocali e bilocali» (Ordinanza del 12 ottobre 2013). L’esatto contrario di quanto rileva il Rapporto Istat sulla famiglia italiana, poiché i nuclei famigliari composti da single sono ormai il 31,2 per cento, uno su tre! Nel tempo, il numero medio dei componenti la famiglia “tipo” è sceso da 3,3 a 2,4 persone: aumenta l’età media della popolazione, diminuiscono le nascite (1,39 figli a coppia). Secondo gli analisti Istat, l’abitazione media è di 40,7 metri quadri. Proprio come buona parte delle 327 abitazioni di Green Campus (28 mq per i monolocali; 38 mq per i bilocali; 58 mq per gli altri alloggi) i cui ideatori dimostrano di conoscere – ben più dei giudici – statistiche e mutamenti demografici e sociali. E sanno anche altro: ad esempio, che il 72,4 per cento delle famiglie italiane è proprietaria dell’abitazione in cui vive. (G. G.)

Addio alla famiglia italiana tradizionale, padre-madre-figli (almeno due): i nuclei familiari si “restringono” sempre di più e ora la media nazionale è di 2,4 persone. Le famiglie formato “single” sono ormai il 31,2 per cento contro un misero 5,7 per cento di nuclei numerosi. La conferma di un’Italia familiare nuova e ormai ex-familista emerge dai dati definitivi dell’ultimo Censimento della popolazione  che fa riferimento al 2011  resi noti dall’Istat.
Se nel 1971 il numero medio dei componenti di un nucleo era di 3,3 persone, nel 2011 è sceso a 2,4. Va un po’ meglio al Sud e nelle isole maggiori, dove si arriva a 2,7 componenti, ma al Nord e al Centro i valori sono al di sotto del dato medio. Le famiglie formate da una sola persona sono quasi una su tre e risultano in notevole aumento rispetto al censimento 2001, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei mutamenti demografici e sociali: sono passate da 5.427.621 (24,9 per cento del totale) a 7.667.305 (31,2 per cento). Il trend è opposto per le famiglie numerose (con 5 o più componenti), che passano da 1.635.232 (7,5 per cento) nel 2001 a 1.408.944 nel 2011 (5,7 per cento).
Per fortuna, resiste ancora l’abitudine a stare in famiglia e solo lo 0,5 per cento della popolazione vive in strutture come istituti assistenziali, case di riposo e ospizi. Di pari passo, è quasi raddoppiato, in dieci anni, il numero di persone separate legalmente e divorziate: da 1.530.543 del 2001 si è passati a 2.658.943 del 2011. Un separato/divorziato su due ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni. Al 9 ottobre 2011 si contano 4.632.226 vedovi, in lieve aumento rispetto al precedente censimento. Sei vedovi su dieci sono over 75 e si tratta di donne nell’82,4 per cento dei casi.
Lo squilibrio di genere è invece a favore degli uomini se si considerano i celibi/nubili: sono 12.939.651 uomini e 11.555.325 donne e tre su quattro non hanno ancora compiuto trentacinque anni. I cittadini stranieri sono una presenza sempre più numerosa in Italia e tra questi spicca per consistenza la comunità romena, che costituisce un quinto del totale della presenza straniera. Ma gli incrementi percentuali più consistenti, negli ultimi dieci anni, sono stati quelli di persone provenienti dalla Moldavia, che da poco più di 4 mila passano agli oltre 130 mila del 2011, e dall’Ucraina, che da 8.647 sono arrivati a quasi 180 mila.
I “nuovi” italiani ammontano a 671 mila e sono aumentati del 135 per cento in dieci anni. I due terzi sono donne, il 42,4 per cento ha un’età compresa tra 35 e 54 anni. Il 63,5 per cento di queste persone ha ottenuto la cittadinanza italiana per motivi diversi dal matrimonio; le donne costituiscono la quasi totalità (90 per cento) di coloro che sono diventati italiani per matrimonio. Rispetto al censimento 2001 si registra un incremento del 172,1 per cento delle famiglie con almeno uno straniero, che sono 1.829.941 e rappresentano il 7,4 per cento del totale delle famiglie. Le famiglie con tutti i componenti stranieri sono 1.357.341. Infine, ben il 72,1 per cento delle famiglie possiede l’abitazione in cui vive, contro il 18 per cento che abita in affitto.
Ma c’è anche  benché minima – una parte di cittadini che vive in baracche, roulotte o cantine, e questi sono più numerosi nelle regioni del Sud. In media ogni famiglia ha a disposizione un’abitazione di 40,7 metri quadri (dai 36,8 del 2001), con un massimo in Emilia Romagna di 45 metri quadri e un minimo in Campania di 33,8 metri quadri. Tra il 2001 e il 2011 le famiglie che vivono in abitazioni di proprietà sono aumentate del 13,8 per cento; rimane invece stabile la percentuale di famiglie in affitto (+0,9 per cento), con l’eccezione del Nord-est dove l’aumento è a due cifre (+12,2 per cento).

(fonte: Ansa)

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Una Risposta to “La famiglia italiana”

  1. Anonimo Says:

    Ma va a cagare

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