«…in sostanza sopportato»

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di Giovanni Giovannetti

«Il fumo avvolgeva le case, saliva su e spariva. A intervalli sempre più brevi le avvolgeva, saliva su e spariva. Il fuoco dovevano averlo spento in fretta. Forse avevano già lasciato il luogo dell’incendio. Probabilmente un esperto stava rimuovendo le macerie. Cercava degli indizi. Incendio doloso».
Il passo è ripreso da Accusata, romanzo della scrittrice svizzera Mariella Mehr di cui sono l’editore italiano.
La notte tra il 30 e il 31 dicembre 2012 uno o più piromani hanno incendiato casa mia. Se le fiamme si fossero via via propagate all’intero seminterrato, non saremmo qui a lamentare danni in fin dei conti contenuti (qualche migliaio di libri andati in fumo e poco più). E tra i libri sui bancali andati in cenere, singolarmente c’era anche Accusata.
Un “ladro” (lo stesso?) mi aveva già fatto visita un paio di settimane prima. Forzando la finestra della cucina, nottetempo qualcuno era entrato, aveva aperto i cassetti e gli armadi in tutte le stanze per poi andarsene senza rubare niente. Un avvertimento: quasi a dire «non sentirti al sicuro nemmeno in casa tua; qui noi entriamo quando ci pare».
O forse cercavano documenti, e non trovandoli sono poi tornati intenzionati a risolvere quel loro “problema” in altro modo.
A meno di non credere a una precoce visita della befana, sembra scontato il nesso con alcune delle battaglie sulla criminalità urbanistica qui raccontate, battaglie condivise con Italia Nostra, Pavia Monumentale e la lista civica Insieme per Pavia.

Sabato 15 dicembre l’auto del Consigliere comunale di Insieme per Pavia Walter Veltri era andata a fuoco. Meno di un mese prima, sopra l’ingresso dello studio dell’avvocato di Italia Nostra Franco Maurici, con chiara simbologia, per ben due volte qualcuno ha disegnato croci nere a morto.
Ma già il 16 febbraio 2012, le vetrine di Insieme per Pavia erano state distrutte a picconate; anche in questo caso non era la prima volta.
Il 17 maggio al blog Direfarebaciare è arrivato questo anonimo commento, l’ennesimo di una serie: «Stanotte è morto un mio amico. Siate più buoni. Non fate che qualcuno desideri danzare sulle vostre tombe».
Atti intimidatori volti farci recedere dal denunciare la diffusa criminalità urbanistica cittadina? Le fantomatiche mafie? No, si direbbe una reazione emotiva: voi danneggiate noi e noi danneggiamo voi, distruggendo vetrine, bruciando case e auto.

Inutile ritornare all’elemento simbolico dei libri bruciati. Inutile ricordare come una tale odiosa pratica volta a distruggere informazioni o idee «pericolose» involontariamente rievochi ben altri roghi, dall’impero romano ad Augusto Pinochet, dai libri di alchimia bruciati nel 292 ad Alessandria d’Egitto da Diocleziano alla Bücherverbrennung, il rogo dei libri di autori ebrei in Germania durante il regime nazista (dopo i libri hanno bruciato esseri umani). O in Cile, dopo il golpe del 1973.
«Nella fattoria di Huber – scrive Mariella Mehr sempre in Accusata, che è la storia di una piromane – sono bruciate le mucche nella stalla. Sono bruciati il cavallo e un paio di maiali, i gattini appena nati nel fienile. Soltanto i polli sono riusciti a salvarsi. Sono scappati in tutte le direzioni, varcando il recinto». Nel villaggio «c’erano i furbi e gli ingenui, persone che sembravano capirci qualcosa di incendi e che con le loro espressioni saccenti ostacolavano il lavoro dei vigili del fuoco, e gli altri, gli ingenui, che si lamentavano disperati. Eppure anche nei loro occhi brillava una scintilla sospetta».
Dopo il rogo di casa mia ho avuto la solidarietà di molti, il sindaco e l’ex vicesindaco tra i primi. Ma ancora più avrei gradito l’abbozzo di una riflessione autocritica da parte di chi – a destra così come a sinistra – per decenni omertosamente ha taciuto le illecite istanze corruttive, favorendo la rassegnazione civica (quando non l’assuefazione), di fronte alla truffaldina deroga alle regole.
«Che ne è della “mia” civile Pavia?», si domanda Giulio Guderzo in una lettera al quotidiano locale pochi giorni dopo l’attentato incendiario: «possibile che il degrado sia arrivato a incidere nel corpo sociale tanto in profondità da rendere possibile (e in sostanza sopportato) un modo di “far politica” che nei miei anni verdi imparavamo a conoscere solo attraverso libri e film e ci pareva cosa davvero di un altro mondo?» Negli anni Cinquanta e Sessanta sull’urbanistica – lo abbiamo scritto: sono stati anni di cementificazione borderline – lo scontro era stato acceso, «ma a nessuno sarebbe venuto in mente di ricorrere ad “armi” che non fossero quelle della penna!»
A quanto sembra, l’incendio è stato appiccato da due persone (guarda caso) in rapporti con un noto imprenditore pavese e un politico “amico degli amici”.
Corleone? La Pavia del Sud, senza offesa per i siciliani e la loro sofferta cultura antimafia, pericolosamente assente in questo profondo Nord. Fino a poche decine d’anni fa, a fronte di una tale catena d’attentati le organizzazioni sindacali avrebbero mobilitato gli operai, cortei e comizi mentre oggi lo stesso segretario della Camera del lavoro Renato Losio viene «indagato per il pagamento in nero di lavori svolti nei locali della Cgil». Se la caverà con una piccola sanzione pecuniaria.

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