Unicuique suum

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Aggiungi un posto a tavola che c’è un mafioso in più…
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Elencando i suoi incontri con il boss della ‘Ndrangheta Pino Neri, il sindaco Cattaneo ha mentito: non una, non due ma ben tre volte. La prima, negando di averlo mai conosciuto; la seconda, riferendo di averlo incontrato “forse” in una occasione (al processo milanese alla ‘Ndrangheta ha poi dovuto ammettere un secondo incontro). Ma di questi incontri se ne riscontrano almeno tre: il 7 giugno 2009, la notte della vittoria, il neoeletto sindaco invitò personalmente Neri ad un selezionato brindisi per festeggiare l’elezione.

Un tale, assai noto in città, si è sentito diffamato da un mio articolo dell’agosto scorso, tanto da querelarmi. Dovendo porre mano ad una “memoria” difensiva, controvoglia ho affrontato il ripasso dei corposi faldoni dell’inchiesta Infinito e relativi processi. In particolare le pagine sul rapporto tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione pavese. E a quel tale mal gliene colse, poiché una più attenta lettura comparata delle carte processuali sta rivelando dettagli e collegamenti o dimentichi o inediti. E su alcune di quelle pagine sarà opportuno tornare da questo blog nei prossimi giorni: giorni in cui gli amici degli amici si dispongono alla riconferma istituzionale, candidandosi nuovamente alle vicine elezioni amministrative o a occupar poltrone nel sottogoverno cittadino. Giorni di allarmante restaurazione. Da dove partire col ripasso? Dal vertice. Poiché, si sa, il pesce puzza dalla testa.
Maggio 2009. L’inconsapevole futuro sindaco Cattaneo è più volte gradito ospite del capo della ’Ndrangheta lombarda “compare Pino”, accompagnato dal tradizionale nonché benaugurante “taglio della caciotta”. All’incontro con gli amici degli amici, lui ci andò insieme al comune conoscente Francesco Rocco Del Prete, uno tra i più solerti fiancheggiatori del giovane candidato. Il 5 luglio 2012, deponendo al processo milanese alla ’Ndrangheta, per la prima volta Cattaneo deve ammettere gli incontri: a casa di Neri «eravamo una dozzina, una quindicina di persone, c’era un architetto di Milano [l’architetto Abbiati], che mi ricordo perché era vicino a me, c’erano delle signore, credo che fossero la moglie del dottor Neri o adesso non mi ricordo, c’erano anche delle signore, c’era l’unica persona che ricordo era poi il dottore, dottore non è, però signor Dieni [Antonio Dieni, imprenditore edile e braccio politico di Neri], e poi c’era il papà di Francesco Del Prete, c’era forse anche qualcun altro» (Verbale 5 luglio 2012, p. 163). E una seconda volta: «al signor Neri a volte si accompagnava Francesco Del Prete, forse ricordo una mattina che velocemente fui chiamato all’ultimo e passai in studio in Piazza della Vittoria, credo sempre con Del Prete, si trattò, se la prima fu una volta di mezzora… tre quarti d’ora, quella fu di un quarto d’ora a inizio giornata non prevista in agenda, che io cercavo di essere disponibile un po’ con tutti» (Verbale, p. 164).
Tanto disponibile da essere poi lui a ricambiare la cortesia, avuta notizia della vittoria, invitando il capo della ‘Ndrangheta lombarda insieme ai sostenitori più stretti la sera del 7 giugno 2009, al brindisi per festeggiare l’elezione. Non lo si legge nella deposizione del sindaco smemorato, ma in quella resa lo stesso giorno da Francesco Rocco del Prete (persona «nella piena disponibilità di Pino Neri», candidato nelle liste di Rinnovare Pavia di Ettore Filippi): tre anni prima, la sera del 7 giugno «in piazza, incontrai il Sindaco, il quale mi disse di andare con lui che aveva organizzato un brindisi al “Rebound”, che è un bar in piazza Vittoria e, niente, mi invitò, mi fa: “Vieni anche tu che così brindiamo assieme” […] e poi venne l’Avvocato Neri con… non ricordo se c’era anche la moglie dell’Avvocato o se era solo» (Verbale, p. 81).
Cinque mesi dopo aver brindato insieme a Cattaneo – eletto “a sua insaputa” con i voti della mafia – il 31 ottobre 2009 Pino Neri innalzerà di nuovo alto il suo calice al Circolo “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano, per festeggiare la ritrovata concordia tra le Locali padane e la terra madre dopo l’omicidio di Carmelo Novella.
Per oltre un anno, fino alla grande retata del 13 luglio 2010 (304 arresti, 174 nella sola Lombardia) la ‘Ndrangheta ha avuto accesso al Mezzabarba; e forse non per caso Antonio Dieni, conversando con Neri, arrivò a deridere il sindaco definendolo «un pupo» poiché Cattaneo – lo ha detto Abelli – si sarebbe reso disponibile «ad essere guidato».

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