La Piera ha ragione

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«Non va in giro per Pavia per dare risposte ai cittadini. Va per fare domande. Dopo cinque anni di governo non sa ancora quali sono i problemi della sua città». Pierangela Fiorani parla del sindaco Cattaneo e ha proprio ragione. Ma sono fragilità che una pseudosinistra dal discutibile passato e incapace di guidare il cambiamento, proprio perché ricattabile si guarda bene dall’evidenziare: né questo né tanto meno altro. E allora ben vengano “Pupo” Cattaneo e le complici caciotte condivise con mafiosi apicali amici degli amici; ben vengano i brindisi di ‘Ndrangheta o le feste “eleganti” subito dopo la vittoria elettorale, guarda caso al “Soleluna” di Calvi e Marazza o – per non far torto a nessuno – a “Cascina Scova” dei Maestri; ben vengano invasivi i faccendieri aggressivi e trapananti, fautori di un Piano di governo del territorio devastante per il centro storico (mai così dai tempi del “Piano Dodi”), un Piano non per caso o guarda il caso scritto con la generosa penna dei Calvi, dei Marazza, dei Ciocca e dei Maestri; ben vengano le famiglie sgomberate per manifesta povertà; ben vengano le aziende di virtuale controllo pubblico in dote a clan famigliari; ben venga un bilancio comunale con 9 milioni di attivo, quando il Patto di stabilità ne rivendicava “solo” 6 (e 3 milioni, ormai inutilizzabili, sono andati alle ortiche ad onta del welfare locale, che avrebbe potuto beneficiarne), mentre aumentano le tasse e i costi dei servizi. Ma a destra un Pupo telegenico quanto meno hanno saputo disegnarselo (è quel che passa il convento, ma lì c’è chi almeno sogna il “Telegatto”), mentre a pseudosinistra – quella di taluni attempati neorenziani doc, sempre i soliti, i “post” (senatori… sindaci… assessori…) del malgoverno cittadino a cui Pupo ha sottratto il testimone, i pessimi timonieri del locale Partito democratico ben prima di Renzi – sognano incubi. E Pavia? (G. G.)

Cattaneo tra videocrazia e dura realtà  di Pierangela Fiorani*

One man show. Un uomo solo sulla scena. Se Pavia dovesse andare a votare in questo weekend non avrei molti dubbi a fare un pronostico sul vincitore: sarebbe Alessandro Cattaneo. Il sindaco in carica (al momento senza un avversario vero) ha molte frecce al suo arco in questo frangente. È il sindaco più amato d’Italia, secondo un sondaggio accreditato.
Lancia auto candidature nel suo partito e a Roma («Sono io l’anti Renzi») e provocazioni («eliminiamo il posto fisso») che lo portano ancora una volta alla ribalta ben al di là delle sponde del Ticino. Finalmente, mi dico, il nome di Pavia sulle tv e sui giornali a grande tiratura con un ragazzo dal viso aperto, cresciuto qui, studente della nostra università, un giovane che guarda dritto nella telecamera con occhi limpidi e sorridenti (e pazienza per la parlata un po’ troppo lumbard). Meno male, mi ripeto, che , per una volta, la nostra città non subisce la vergogna di essere additata come la capitale del gioco d’azzardo (conservo anche la recente pagina del New York Times), un record che nasconde una tragedia che ruba sostanze e anima a uomini, donne, intere famiglie. L’ho ascoltato anche mercoledì sera Alessandro Cattaneo, da Lilli Gruber sulla 7. E lì, davanti agli slogan un tempo pidiellini, oggi risciacquati nella rinnovata Forza Italia (con il solito Berlusconi al comando), mi sono sentita fuori moda. È vero che sono ormai vicina al traguardo dei sessanta e quando percorro le strade della città che amo girare a piedi mi trovo costretta a guardare sempre più spesso in terra per evitare i mille ostacoli che attentano alla salvezza delle mie gambe, ma ho avvertito forte, ancora una volta e con una bella dose di indignazione, il bisogno di concretezza. Proprio quella che vorrei che ci fosse in una persona che si candida a governare la nostra Pavia, maggior ragione se l’ha già governata per cinque anni e punta al raddoppio. Oggi Cattaneo è un giovane uomo fortunato con un doppio posto di lavoro fisso (lo conserva da ingegnere all’Enel e ce l’ha assai solido in politica). Da grande, cioè subito, dice di volere e meritare la prima squadra. Così sempre più spesso si scuote dalle scarpe i problemi della sua città e vola a Roma. Qui nel frattempo ha cominciato la campagna elettorale. E va in giro per Pavia (non ha mai smesso di farlo, provate a invitarlo a una cresima, a un battesimo o a un compleanno, scommetto che ci sarà). Ma non va per dare risposte ai cittadini. Va per fare domande. Dopo cinque anni di governo non sa ancora quali sono i problemi della sua città? É come se un medico si prendesse cinque anni per fare una diagnosi e temporeggiasse ancora sulla cura. Nel frattempo il paziente sarebbe già morto, a meno di avere risorse proprie per guarire ( per fortuna è il caso di Pavia e dei pavesi che invece zitti zitti concreti lo sono, eccome). Ma a che serve allora il medico? Cattaneo, che deve aver letto molto attentamente da bambino il libro Alice nel paese delle meraviglie, ha imparato bene quanto potere possono avere le parole. Lui lo sa usare tutto quel potere, non c’è che dire. E i fatti? Molto semplicemente vanno ripresi in mano ad uno ad uno in questa città. È tempo, caro sindaco, di uscire da una campagna elettorale che punta sulla videocrazia per tornare a un confronto vero sulla nostra Pavia dove abbiamo visto in questi anni una amministrazione che ha lasciato com’erano le aree dismesse, ha subito perdite di posti di lavoro, ha preferito dare in appalto tanto, troppo, di cultura e di sociale. Non ha brillato neppure nell’ordinaria amministrazione. I pavesi a noi lo raccontano e lo scrivono ogni giorno, vogliono sapere cosa si è fatto di concreto in questi cinque anni, cosa resta da fare. Cosa conta di riuscire a realizzare il sindaco Cattaneo che intende tenere la scena per altri cinque anni? E le risposte non possono essere il parlar d’altro in tv o la rappresentazione tutta scenica (con tanto di luci stroboscopiche) per l’inaugurazione di una rotonda.

* direttrice de “La Provincia Pavese” (17 gennaio 2014)

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