Grazie Maestro

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Claudio Abbado (Milano, 26 giugno 1933 – Bologna, 20 gennaio 2014)

Pavia, 20 novembre 1974. Come ci mostra la foto di Agostino Brambilla, nella sala mensa della Necchi, quel giorno Claudio Abbado dirige l’orchestra della Scala davanti a un attento pubblico di operai in tuta. Anni in cui a Pavia poteva accadere anche questo.

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Una Risposta to “Grazie Maestro”

  1. ggiovannetti Says:

    Quando Abbado suonò per gli operai Necchi

    Il sindaco Elio Veltri, amico di Paolo Grassi, organizzò un grande concerto in sala mensa: era il 20 novembre 1974

    PAVIA Alle due del pomeriggio del 20 novembre 1974 la bacchetta di Claudio Abbado si alzò nella sala mensa della Necchi davanti ai musicisti dell’orchestra della Scala. Erano gli anni in cui il giovane maestro milanese suonava, appunto, nelle fabbriche e apriva la Scala agli studenti e ai lavoratori, ma quel concerto a Pavia, voluto dal sindaco Elio Veltri in collaborazione con Carlo Teoldi e Massimo Rivolta – rispettivamente direttore artistico e direttore amministrativo del Fraschini – e in accordo con il consiglio d’amministrazione della fabbrica, fu davvero clamoroso. Il biglietto d’invito che era stato consegnato a tutti gli operai della Necchi recitava così: “L’Ammistrazione Comunale di Pavia è lieta di invitarla al concerto che l’Orchestra del Teatro alla Scala diretta dal maestro Claudio Abbado e con la partecipazione del violinista Giuliano Carmignola, eseguirà nella mensa della fabbrica Vittorio Necchi, mercoledì 20 novembre alle ore 14”. «Erano anni di grande fermento culturale per Pavia – racconta Veltri, diventato sindaco nel 1973 – Conoscevo bene Paolo Grassi, allora sovrintendente del Teatro alla Scala e già fondatore, con Giorgio Strehler, del Piccolo Teatro. Grazie a lui, ogni anno riuscii a portare a Pavia molti grandi nomi della cultura per la rassegna settembrina “Si va per cominciare”». Furono anni in cui Pavia vide esibirsi a teatro, nelle sue piazze e al Castello artisti del calibro di Isaac Stern, Salvatore Accardo, Domenico Modugno e Milva (“L’opera da tre soldi” di Brecht fu replicata otto volte). E poi Pollini, Richter, Carla Fracci e Liliana Cosi (quest’ultima volle assistere al famoso concerto della Necchi) ma anche Giovanni Agnelli e l’eroe della resistenza greca Panagulis e la moglie e la figlia di Salvador Allende all’indomani del colpo di stato in Cile. «Abbado era legatissimo a Paolo Grassi e quando gli venne proposto il concerto alla Necchi per gli operai fu felicissimo – continua Veltri – Era un uomo di sinistra, inaugurò una stagione di eventi di musica alta al di fuori dalla Scala e sempre in quegli anni tornò a Pavia altre due volte, una al Fraschini, l’altra in Castello dove diresse, all’aperto, la Nona di Beethoven. Sottoscriveva appieno l’idea che animava la mia giunta e ne stabiliva la direzione culturale: rendere la cultura accessibile a tutti, a cominciare dagli operai». Intuizione che fu confermata dall’esito di quel concerto. «Gli operai erano tantissimi e incantati – ricorda Veltri – A un certo punto, nel silenzio totale, Abbado fermò la musica e disse agli operai: sbagliate tutti gli applausi ma mi fate venire i brividi». Gli aneddoti che rendono l’idea dello spirito che animò quel concerto non finiscono qui. «Durante l’intervallo un sindacalista disse a Grassi: “Paolo qui va tutto bene ma l’acustica non è delle migliori. Lui gli rispose: compagno, non hai capito un bel niente, qui l’acustica non c’entra!». A documentare la giornata con una straordinaria sequenza di foto in bianco e nero fu il fotografo pavese Cilo Muggetti. Ricorda: «Arrivai alla Necchi molto presto, trovai gli orchestrali già in mensa per un sopralluogo prima del concerto. Vidi un orchestrale baciare il suo violino e dirgli: sono contento di averti conosciuto prima di finire in fabbrica. Vidi Abbado solo in sala, concentrato. Ricordo un clima stupendo, la musica di Beethoven e Mahler. Il bis con “La forza del destino” scatenò un’ovazione, fuori luogo per quel pezzo ma molto emozionante. Abbado era alle stelle, contentissimo». (m.pizz.)

    “La Provincia Pavese”, 21 gennaio 2014

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