Arrestato Claudio Tedesi

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di Giovanni Giovannetti

Il direttore generale di Asm Pavia e vicepresidente di Linea Group Holding Claudio Tedesi (nonché direttore dei lavori di bonifica all’ex Fibronit di Broni) è stato arrestato il 22 gennaio a Roma a seguito dell’indagine Black Smoke – coordinata dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano – sulla bonifica dell’ex Sisas di Pioltello. Manette anche per il  funzionario del ministero dell’Ambiente Luigi Pelaggi (bustarelle per complessivi 700.000 euro), all’epoca dei fatti a capo della segreteria tecnica del ministro Stefania Prestigiacomo (Pelaggi è indagato anche a Taranto per il caso Ilva). Gli altri incarcerati sono: Francesco Colucci, presidente del gruppo Unendo Spa, l’holding responsabile della bonifica tramite la Daneco impianti; Bernardino Filipponi, amministratore unico di Daeco impianti; Fausto Melli e Luciano Capobianco, entrambi legati alla Sogesid spa. Sono accusati di corruzione e traffico dei rifiuti, ma anche di «truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in ordine alla aggiudicazione dell’appalto per l’esecuzione dei lavori di bonifica del sito ed allo smaltimento dei rifiuti in siti di proprietà, previa fraudolenta declassificazione degli stessi da pericolosi a non pericolosi, con l’ottenimento di ingiusti profitti». Insomma, derubricandoli artatamente a rifiuti speciali non pericolosi, 87 tonnellate di rifiuti nocivi come il nerofumo (contenente elevati livelli di contaminazione da mercurio) sarebbero stati poi smaltiti nelle discariche di Pogliani presso Chivasso e Mariano Comense, nonché a Nerva (Andalusia) in una discarica gestita dalla società spagnola Befesa, senza alcun trattamento, classificati con codice CER 19.13.02, ovvero “rifiuti non pericolosi provenienti da attività di bonifica” (lo smaltimento illegale di una tonnellata di nerofumo in Spagna costava a Daneco 120-125 euro; in un inceneritore tedesco per rifiuti pericolosi, 500 euro).
Tra i 38 indagati figurano Umberto Benezzoli (direttore generale dell’Arpa Regione Lombardia), Giulio Serena (direttore Arpa Brescia), Franco Picco (direttore generale Ambiente ed Energia della Regione Lombardia), Maurizio Frascarolo (funzionario della direzione generale Ambiente ed Energia della Regione Lombardia), Cinzia Secchi (direttore qualità dell’Ambiente ed Energia della Provincia di Milano), Loredana Mesumeci (direttore del dipartimento di Ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Iss di Roma) e Gianni Beretta, presidente della Commissione di collaudo dell’ex area Sisas.

L’inchiesta era partita dalla bonifica ambientale di Santa Giulia a Milano, quartiere Rogoredo, affidata alla Green Holding di Giuseppe Grossi, a cui Rosanna Griboldi in Abelli dilavava i fondi neri in banche monegasche. Ma col tempo le indagini hanno preso anche altre strade: a cosa dovevano servire i fondi neri creati dal Grossi, se non a corrompere pubblici amministratori, politici, funzionari? Fatto è che, in sette anni, ben 275 milioni di pubblico denaro sono passati dalle casse della Regione Lombardia alle tasche del ciellino Giuseppe Grossi.
Nelle carte dei magistrati milanesi che hanno indagato sull’ex Sisas di Pioltello e su Santa Giulia, il nome dell’abelliano Claudio Tedesi è tra quelli che ricorrono con maggiore frequenza: associato a Grossi o a Luigi Zunino (il “Berlusconi rosso”, che a Pavia possedeva la parte monumentale dell’ex Snia) emerge carsicamente da molte pratiche di bonifica delle maggiori aree dismesse, non solo localmente. Ad esempio, la citata ex Montedison di Rogoredo, nonché l’ex Sisas, di cui Tedesi ha diretto i lavori di bonifica. Ad esempio, l’ex zuccherificio di Casei Gerola – 500mila mq – di cui Grossi (nel frattempo deceduto) era proprietario attraverso la Sadi, proprietà condivisa con Mario Resca (l’ex amministratore delegato della McDonald’s Italia, amico di Paolo e Silvio Berlusconi, direttore generale del Ministero dei Beni Culturali) e prima ancora condivisa a lungo con il clan ‘ndranghetista dei Mazzaferro; ma anche la bonifica della Zeta Petroli tra Albaredo e Campospinoso. C’è poi la chiacchierata discarica per rifiuti speciali di Verretto, presso cui hanno operato società di Grossi insieme a società del gruppo Ecodeco.
A Pioltello pagava lo Stato, ovvero noi. Dopo il fallimento della Sisas, Grossi acquista una parte dei terreni accollandosi l’onere della bonifica che il fido Tedesi certifica in 120 milioni di euro; altri “esperti” indicano in 19 milioni il valore fondiario. Tutto sembra filare liscio, fino a quando un creditore della Sisas, il gruppo Air Liquid, decide di vederci chiaro. Si scopre così che per bonificare l’area poteva bastare meno della metà della cifra indicata da Tedesi; e circa 40 milioni per i suoli: il valore sale a 94 milioni se si tiene conto delle varianti urbanistiche già approvate! Da 19 milioni si sale a 94: sono cifre lontanissime. Com’è possibile? La risposta è contenuta in alcune intercettazioni, dalle quali emerge che il curatore fallimentare della Sisas Vittorio Ottolenghi, ufficialmente garante dei creditori, in realtà agiva nell’esclusivo interesse di Grossi.

Santa Giulia

Tedesi figura indagato dalla Procura milanese anche per la bonifica di Santa Giulia, là dove l’ingegnere abelliano aveva certificato l’avvenuta bonifica dell’area, progressivamente «diventata una discarica abusiva della ’Ndrangheta» (Paolo Biondani, l’Espresso, 1° marzo 2011). Le “scorie cancerogene” sono state infine scoperte dai tecnici dell’Agenzia regionale protezione ambiente (Arpa), su mandato dei pm: «Ma nessuno potrà più fare nuove indagini: dal dicembre 2010 il direttore dell’Arpa (un fedelissimo di Nicola Sanese, l’ex eminenza grigia del Pirellone) ha tolto ai tecnici tutti i poteri di polizia giudiziaria». Detto altrimenti, d’ora in poi i tecnici dell’Arpa dipenderanno esclusivamente dai loro superiori – di nomina politica – e i reati ambientali andranno riferiti al capoufficio, che a sua volta ne parlerà al capo dipartimento, che poi informerà il direttore generale e così via, senza più l’obbligo di segnalarli direttamente alla Procura. Una “centralizzazione burocratica” senza alcuna legittimazione funzionale, «se per funzianalità si intende la capacità di Arpa di esercitare con efficacia i controlli, scovare abusi e reati e perseguire i colpevoli. Piuttosto risponde alla logica di controllare i controllori» (Ivan Berni, “la Repubblica”, 10 gennaio 2011). E non per caso nell’inchiesta Black Smoke figurano indagati numerosi dirigenti Arpa. Secondo gli inquirenti, nottetempo Valle Giulia veniva anche usata come discarica abusiva da gruppi mafiosi (lo puntualizzano le indagini del Dipartimento distrettuale antimafia); questi smaltimenti illeciti hanno anche provocato l’avvelenamento della falda acquifera sottostante.

Sif Furfurolo

A Valle Lomellina e dintorni lo stabilimento della Sif Furfurolo era popolarmente chiamato «Vietnam». Quando si alzava il vento, le ceneri della lolla avvolgevano il paese in una nuvola di silice nera, non bella da vedere, e ancora meno bella da respirare.
La morte della fabbrica ha lasciato in eredità il terreno devastato dalle rimanenze di testa e di coda del furfurolo, sostanza molto inquinante e pericolosa per la salute, per la presenza dei fenoli. Finisce tutto (…quasi tutto) dentro a un migliaio di bidoni, messi a marcire in fosse abusive scavate nei terreni della fabbrica e nei campi circostanti. Un disastro: in breve tempo, i bidoni corrosi rilasciano i veleni che vengono assorbiti, fino a contaminare persino la prima falda acquifera.
La Regione Lombardia finanzia la bonifica. Ma in superficie rimangono le ceneri della lolla – un sottoprodotto della lavorazione del riso – altrettanto pericolose, perché contengono residui di furfurolo e di fenolo. Così la Regione interviene per la seconda volta, finanziando l’opera di asportazione delle ceneri.
Per questa bonifica, sarebbero bastati 1.250.000 euro e pochi mesi di lavoro; e invece la Regione Lombardia ne ha deliberati ben 14.500.000, dodici volte tanto, e molti anni di lavoro, con il beneplacito della Provincia e del Comune di Valle.
Da Valle  a monte sono in molti a porsi domande, o ridacchiare e darsi di gomito: le carte sembrano a posto ma… conti alla mano, la bonifica di un’area, il cui valore fondiario non arriva a 2 milioni di euro, verrà a costare più di 30 milioni, 65 miliardi delle vecchie lire! Sì, perché dopo il fallimento della S.i.f., quindici anni fa la Regione era già intervenuta con 37 miliardi di lire. Una storia nota solo in parte.
Dei quattro progetti presentati il più costoso prevede la sostituzione delle ceneri e del terreno inquinato con terra buona di cava (preventivo: euro 16.000.000). Il secondo si ripropone la trasformazione delle ceneri in mattonelle (le “bricchette”), e il successivo ripristino del terreno (euro 14.500.000). La terza soluzione richiede una discarica impermeabile sul posto (euro 9.100.000). Infine, la quarta: un’economica messa in sicurezza delle ceneri e dei terreni in loco, rendendo il suolo impermeabile, con una copertura di cemento o asfalto, a impedire il dilavamento (euro 1.250.000).
Nel dicembre 2005 la Conferenza dei Servizi approva a maggioranza la seconda soluzione, con il voto contrario dell’Arpa che aveva sostenuto il progetto più economico.
Secondo Claudio Tedesi dello Studio Tedesi/Pavia Innovazione  – incaricato della progettazione – la semplice messa in sicurezza di ceneri e terreno avrebbe comportato una discarica realizzata al di fuori delle norme di legge, e senza sufficienti garanzie ambientali. Secondo Sandro Assanelli (all’epoca funzionario dell’Arpa) questa soluzione, oltre ad essere la più economica, avrebbe garantito la salvaguardia dell’ambiente.
I conti non sembrano tornare: viene accolta la proposta onerosa, vengono accolte le obiezioni avanzate dal progettista, e si disdegna invece il parere dell’Arpa, che è l’organismo tecnico al di sopra delle parti.
Lo Studio Tedesi/Pavia Innovazione, per il progetto ha percepito 700.000 euro, il 5 per cento del costo della bonifica. A quanto somma il 5 per cento di 1.250.000 euro?

Asm Pavia

Dal 19 ottobre 2011, per due anni il Consiglio di amministrazione di Asm Pavia (di cui Tedesi è direttore generale) si è illecitamente raddoppiato gli emolumenti in forma di “rimborsi spese” mensili: una decisione che spettava all’ignara Assemblea dei soci, e non al Cda. La delibera non prevede “pezze giustificative” né per i consiglieri né tanto meno per presidente e direttore generale, ma la semplice sottoscrizione di un “report di trasferta”. Sono a parte altri benefit. Conti alla mano, in meno di due anni il presidente Giampaolo Chirichelli si è rimborsato 52.500 euro (30.000 euro il consigliere Luca Filippi). E sono denari dei contribuenti, poiché Asm è controllata al 95,7 per cento dal Comune di Pavia.
Sono poi emersi altri pubblici esborsi altrettanto illeciti, poiché il presidente di Asm Giampaolo Chirichelli e il direttore generale Claudio Tedesi avrebbero lucrato anche con la carta di credito aziendale. Alle diarie a forfait e ai premi dovremmo dunque sommare quest’altra indebita appropriazione, denari solo in parte restituiti all’azienda (ma non erano passati al forfait per darsi «un tetto»?). Dall’ottobre 2011 a oggi Chirichelli avrebbe usato la carta di credito Asm «per un importo complessivo di euro 11.679,25 così suddiviso: anno 2011, euro 1.129,06; 2012, euro 5.458,97; 2013 euro 5.091,25». Ma – ahi ahi ahi – dal compenso forfetario risultano detratti solo 5.947,73 euro.

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Una Risposta to “Arrestato Claudio Tedesi”

  1. mattia Says:

    http://perlalottacontinua.iobloggo.com/282/bonifiche-in-lombardia-lo-stato-abbandona-il-territorio

    Buono a sapersi! Fa veramente TANTO piacere sapere che tra gli altri vi sono anche due cravatte legate a SOGESID, che altro non è che la società “in house” del Ministero dell’Ambiente di Andrea Orlando, quello della “Broni-Mortara fondamentale elemento della programmazione regionale”; e che la stessa SOGESID sia impegnata nelle bonifiche della delicata area laghi a Mantova, il capoluogo dove la raffineria IES per darla in pasto alla multinazionale ungherese MOL lasciando col culo per terra tra dipendenti ed indotto un migliaio di Operai. E le bonifiche sono ferme. Leggasi qui http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/01/17/news/negheremo-le-autorizzazioni-1.8490559

    Festanti saluti, Mattia

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