Saper perdere

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di Davide Tininini

Caro Giovanni, è con un groppo alla gola che pronuncio mentalmente le considerazioni che sto scrivendo in merito alla tua uscita da Insieme per Pavia. Il fallimento di un progetto civico – che voleva riunire sotto un unico schieramento tutti coloro che hanno visto nell’operato di Cattaneo la prosecuzione della politichetta democristiana con metodi da omino Fininvest – è per me sinonimo di frustrante impotenza. E la frustrazione aumenta in modo esponenziale quando penso che ciascun soggetto, che avrebbe potuto entrare in quest’ampia alternativa civica, è incontrovertibilmente d’accordo nel contrastare la deriva ‘ndranghetista & affaristica che ha umiliato Pavia: la città del Sindaco più amato dagli italiani.
Ecco la pozzanghera in cui miseramente annega il nostro progetto civico. Ed ecco lo spettatore che lo guarderà galleggiare con un mezzo sorriso di compiacimento: un sindaco di modesta statura politica che per rivincere si avvarrà soltanto di uno slogan copiato dalla pubblicità della Scavolini.
E adesso a noi due, signor Mimmo Damiani, della “Piazza e il Ponte”, ex candidato sindaco di Pavia. Le voglio raccontare un aneddoto, il cui significato può illuminarla sulla sua legittima decisione di sfilarsi da un progetto civico di cui, ancora oggi, lei condivide i contenuti.
Nel suo lunghissimo intervento, dove non mancano analisi e considerazioni apprezzabili, lei sostiene una tesi logicamente incoerente e fuori dalla logica della Politica. Mentre dichiara di essere d’accordo nel riformare la Città, afferma contraddittoriamente di non partecipare alle prossime elezioni comunali. Ma chi vuole veramente riformare la Città non può trascurare il fatto che le elezioni, prima, e l’eventuale risultato positivo, poi, sono rispettivamente lo strumento e il luogo per antonomasia dove è possibile riformare la Città. Dopo che lei ha trascurato questi elementi essenziali della Politica, constato che la “conclusione” della sua tesi non c’è. È lì, sospesa per aria, che vaga come un’anima in pena alla ricerca di un contenuto o di una “forma” che lei stesso non ha ancora trovato. Infatti, partendo dalla premessa di non presentarsi alle prossime amministrative, lei conclude, si fa per dire, così: «Saremo presenti anche nella campagna elettorale in forme e modi che andremo a definire. Proseguiremo a seminare […]. Proseguiremo con le nostre Conversazioni con…»
Ed ecco l’aneddoto che le avevo promesso.
Platone è andato a Siracusa tre volte. A quei tempi viaggiare per mare non era affatto un’impresa sicura. Ma nemmeno recarsi a Siracusa, dove governava il tiranno Dionigi, era una cosa sicura. Se poi aggiungiamo che Platone era di Atene e la sua città aveva appena aggredito militarmente Siracusa, la missione era e diventava ancora più difficile. Se poi consideriamo che Platone, cioè il nemico, andava a casa dell’aggredito per insegnargli addirittura a governare meglio, la missione, da difficile, era e diventava assolutamente impossibile: mission impossible.
Platone voleva fare di Siracusa il laboratorio delle sue teorie politiche e sperimentarne la fattibilità direttamente “sul campo” perché si era reso conto che tutte le città di allora erano mal governate. E sa, caro Damiani, perché Platone non si è tirato indietro ed ha affrontato così coraggiosamente la sua battaglia politica, anche se l’ha persa?
Cedo volentieri la parola a Platone che, ancora oggi, attraverso la sua viva voce, le risponde così: «Perché alla mia età, non voglio sembrare un facitore di parole».

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Una Risposta to “Saper perdere”

  1. ggiovannetti Says:

    Da Mimmo Damiani (su Facebook, Politica a Pavia)

    Caro Davide anzitutto grazie per le tue critiche svolte con simpatia e rispetto. Credo che quando il dia-logos ci ispira veramente si riesce sempre ad aggiungere qualcosa a ciascuno e capire meglio gli altri non meno che se stessi. Nel merito sono già stato abbastanza prolisso per dire pìù del necessario. Solo alcune precisazioni : 1) la nostra piccola impresa civica prosegue ( non ci sfiliamo) e non si ferma perché abbiamo deciso di non partecipare alle elezioni. Cercheremo di essere presenti nella campagna elettorale con iniziative varie ed anche dopo. Immaginiamo che ciò che non è riuscito ora possa riuscire domani ( anche alla luce degli errori fatti, della miglior conoscenza di interlocutori ed avversari, degli amici vicini a parole ma non nei fatti, dei nemici stupidi e di quelli intelligenti, ecc.). Non un domani generico. Pensiamo – magari sbagliando – che fra 1 anno si debba tornare alle elezioni comunali se il sindaco più amato d’Italia sceglierà, facendosi onorevole, di farsi amare dall’intero paese anziché solo dalla sua città. 2) la nostra piccola impresa civica non chiude perché ha un capitale di idee e proposte concrete sui frutto di un impegno collettivo ( e che sono qui sul terreno e che sto vedendo qualcuno sta anche saccheggiando … però va bene…. meglio che si rubino cose buone che cose cattive) che vogliamo ulteriormente approfondire e sviluppare per renderle sempre più traducibili in prassi amministrativa e strategia di governo e che non cesseremo di “promuovere” ( del resto non avendo noi della P. e P. fatto mai “politica” in senso strettamente amministrativo-istituzionale, ciò non di meno abbiamo una lunga esperienza di “cose fatte per il bene comune” anche stando fuori da Palazzo Mezzabarba) 3) Poichè nostra seria ed esplicita motivazione nel dare vita a La P e il P era di vincere e far vincere ( attraverso il sincretismo alternativo che abbiamo cercato senza successo di ispirare) un ALTRA ( profondamente altra) idea di città e dovendo invece constare che – realisticamente – se ci presentassimo in queste condizioni ( da soli o alleati di questo o quell’altro come ci chiedono) faremmo perdere e disperdere questa speranza, abbiamo ritenuto più serio, funzionale all’obiettivo, e più giusto nei nostri confronti e nei confronti di chi ha avuto fiducia in noi , prendere la decisione che abbiamo preso. E’ un pò come nella “guerriglia” : si attacca, ci si ritira e pi si attacca ancora, per vincere la guerra. Non abbiamo nè truppe, ne soldi, ne “armi” per far diversamente 4) Riguardo questa “fissa” sulla necessità di vincere vorrei essere più chiaro. Non abbiamo alcuna mitologia della vittoria ( anzi io e gli altri abbiamo passato quasi tutta la vita a stare coi “perdenti”). Però la situazione nel mondo ( non meno che a Pv) è talmente drammatica che NON POSSIAMO PIU’ solo relegare le nostre idee al ruolo di “opposizione”. Non possiamo più limitarci a mettere “parole di inciampo” al discorso violento del potere ma dobbiamo essere capaci ( cercando di unire le diverse culture e prassi alternative e di liberazione che in questi decenni sono fiorite ovunque ma sono rimaste frammentate e disperse ) dobbiamo essere capaci DI SCRIVERE NOI IL DISCORSO DEL POTERE Quindi : perché perdere ora se potremmo ( come speriamo e possiamo) vincere domani ( un domani vicino e non generico) ? 5) Pur essendo laureato in filosofia non ho mai molto amato Platone. Mi è sempre piaciuto di più Eraclito ed in generale i pre-socratici. Riguardo il rischio di essere facitore di parole ( o come direbbe S. Agostino con un altra prospettiva ” muti ciarlieri” ) direi che è cosa che non corrisponde alla mia storia : Tra poco faccio 60 anni ed ho passato gran parte della vita ( in allegria, sin dai tempi degli indiani metropolitani e poi in avanti ) a fare “cose” : costruire pozzi d’acqua, scuole, cooperative in senegal ; centri di formazione professionale in sudamerica, corsi di educazione alla mondialità, iniziative per i diritti dei bambini, dei disabili, dei detenuti, raccolta fondi per …, progetti transnazionali per…., ecc. Da un tot inoltre mi impegno con passione per una comunità educativa che ospita minori stranieri ( Il Mulino di Suardi) . Qui abbiamo anche ricavato dalla vecchia stalla della cascina un salone ristorante dove facciamo eventi cultural-gastronomici a km. 0 ( abbiamo avuto ospiti anche don Gallo e Ellade Bandini). Mi piacerebbe invitarti al prossimo evento : per mangiare e ragionare divertirci insieme 7) E dire che volevo essere breve…. Scusa . Un caro saluto. mimmmo

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