Il Sindaco ridente

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di Paolo Ferloni

Non vedo non sento non so: Alessandro Cattaneo e Giampaolo Chirichelli non sapevano e non sanno nulla di ciò che dal 2010 l’ingegner Tedesi progettava tra Lombardia e Spagna.

Si è appreso che il 22 gennaio a Roma l’ing. Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Pavia e vicepresidente di Linea Group Holding, direttore dei lavori di bonifica all’ex Fibronit di Broni, e consulente per il piano di smaltimento della fallita Ecogomma a Castelletto di Branduzzo, è stato arrestato con il funzionario ministeriale Luigi Poleggi e alcuni dirigenti industriali a seguito dell’indagine Black Smoke (che in italiano suona più concretamente Nero Fumo), coordinata dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, indagine riguardante la bonifica dell’ex Sisas di Pioltello.
Naturale aspettarsi che il presidente di Asm Chirichelli ed il sindaco di Pavia Cattaneo, uscendo da un Consiglio d’amministrazione di Asm convocato proprio per lo stesso 22 gennaio, si trovassero subito d’accordo nel dichiarare che «la vicenda riguarda fatti e circostanze estranei nei tempi e nei luoghi al ruolo ricoperto in azienda» dal personaggio, e nel confermare «il suo operato positivo nell’azienda». Viene in mente l’allegro ritornello di una canzonetta francese degli anni Trenta «Tutto va ben, madama la Marchesa»: lo cantano i servi informando al telefono la padrona di una serie di disastri che hanno distrutto il suo castello.
Tuttavia il cittadino pavese appena un po’ attento alle sorti della sua città sapeva che già da quasi quattro anni l’ing. Tedesi, uomo vicino a Gian Carlo Abelli, era stato indagato nell’inchiesta sulla bonifica dell’area di Santa Giulia a Milano e l’ Azienda Servizi Municipalizzati di Vigevano nel 2010 non gli aveva rinnovato il contratto di consulenza tenuto per 8 anni.
Sicché a Pavia proprio nel luglio 2010 era stato chiesto dai consiglieri comunali della minoranza (Massimo de Paoli del Pd, e chi scrive) che anche l’Asm di Pavia non gli rinnovasse il contratto. Naturalmente l’astuto Chrichelli e il Sindaco ridente non se ne sono dati per intesi e gli hanno rinnovato la fiducia come Direttore, prima a tempo determinato e poi a tempo indeterminato. Perché? In virtù di quali competenze? Forse perché uomo di fiducia dell’indagato e fallimentare imprenditore Zunino, avido acquirente di aree dismesse da bonificare, come la pavese ex-Snia? O forse perché qualche giornalista compiacente definisce Tedesi, chissà su quali basi, uno dei massimi esperti di rifiuti del nostro inquinato Paese? Certo è che ora la magistratura lo arresta come esperto sì del vasto campo dei rifiuti, ma di truffe, non di bonifiche.
Che quella di Santa Giulia-Rogoredo a Milano fosse già una grossa e ricca truffa sul piano nazionale era già apparso chiaro quando era stata arrestata Rosanna Gariboldi, assessore provinciale pavese della giunta Poma e moglie di Gian Carlo Abelli, allora deputato e sponsor della cosiddetta autostrada regionale Broni-Mortara. La Gariboldi, riconosciuta complice del rag. Giuseppe Grossi nell’esportare fondi neri all’estero, dopo tre mesi di arresto patteggiò la pena di 2 anni il 12 gennaio 2010. Il Tedesi era stretto collaboratore di Grossi, morto provvidenzialmente dopo un’operazione cardiochirurgica a Pavia l’11 ottobre 2011, e pare averne ereditato qualche attività o affare, oltre all’abilità nel far sparire rifiuti. Se si fosse fatta la Broni-Mortara sarebbe stato pronto (come l’imprenditore Pierluca Locatelli di Bergamo con la BreBeMi) a guadagnare per seppellirli sotto all’alto terrapieno del progetto? E a Castelletto di Branduzzo cosa mai avrebbe previsto per cancellare l’imbroglio delle decine di migliaia di tonnellate di pneumatici abbandonati nel recinto della famigerata Ecogomma, più volte da chi scrive denunciata, per conto di Italia Nostra – ma inutilmente – alla Procura di Voghera il cui Procuratore non se ne accorgeva?
Ben più gravi per l’Italia le dimensioni internazionali della truffa della ex-Sisas di Pioltello, fin dal 2002, quando se ne accorgono i magistrati tedeschi di Kaiserslautern, dove affaristi locali incassavano somme rilevanti per smaltire rifiuti italiani. L’imbroglio ha un formato tipicamente berlusconiano: «è emerso un giro di società. Anzi, di scatole vuote, di paradisi fiscali, di fatture false e collaboratori occulti di Grossi», come ha scritto Piero Colaprico su “Repubblica”.
Dal 2010 però si cambia Paese e latitudine: infatti secondo il progetto dello studio Tedesi i rifiuti affidati alla ditta Daneco, cambiato il codice di spedizione, cioè la categoria merceologica, da tossico-nocivi diventati «trattati» e non pericolosi, salpati in nave da Genova e Vado Ligure finiscono in Spagna, per lo stoccaggio finale alla discarica di Nerva, in provincia di Huelva (Andalusia), gestita dalla società Befesa. Dove poi una parte sarà distrutta in due incendi dovuti, pare, a incuria, e molto opportuni per devastare la discarica stessa e confondere le tracce degli inquinanti italiani.
Secondo Greenpeace, che segue la questione dal 2011, il nerofumo tossico contenente mercurio è stato oggetto «di un autentico scaricabarile dei rifiuti per il tornaconto economico di pochi, a danno della collettività».
Greenpeace riconosce che «L’intervento dell’Autorità Giudiziaria è importante e necessario, ma al tempo stesso conferma lo scandaloso comportamento del governo italiano e della Commissione Europea che non sono stati capaci di vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: la bonifica della ex-Sisas di Pioltello-Rodano è una truffa vergognosa e una seria minaccia alla salute umana e all’ambiente». Ne prendiamo atto, dell’insaputa del nostro Governo; del resto il nostro Governo non se ne cura: l’ Andalusia è piuttosto lontana.
Insomma, nel luglio 2010 mentre il Comune di Pavia veniva scosso dagli arresti di ‘ndrangheta disposti dall’inchiesta “Infinito”, e mentre Cattaneo e Chirichelli confermavano il Direttore generale all’ASM, nel suo studio professionale milanese l’ing. Tedesi elaborava il bel progetto di invio del nerofumo inquinato da Pioltello alla Spagna, lavoro forse più redditizio e certamente meno legalitario della serena poltrona che il sorridente sindaco di Pavia gli garantiva.
Per concludere, sarebbe interessante sapere per quante ore, con quale stipendio e con quale impegno il Tedesi si sia dedicato negli scorsi quattro anni a dirigere Asm, con quali idee e con quali risultati. Al cittadino pavese, a sua insaputa, non resta che fidarsi degli ignari Cattaneo e Chirichelli, che a loro insaputa credevano, e credono, – o fingono di credere? – che quello di Tedesi sia stato un «operato positivo»: in Asm dirigeva, cioè recitava (bene?) la parte dell’ingegnere ambientale. Senza truffare? Senza altri affari? In apparenza. Gli affari veri li faceva altrove.

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