Bonifiche e bonifici

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di Giovanni Giovannetti

Mentre su via Donegani – qui ha sede Asm Pavia – si fa incombente il metallico tintinnar delle manette, nell’attesa torniamo con più agio e note su almeno uno di loro, tra i più ricchi d’Italia eppure venale, quel tale passato in un amen dal lustrar polsini d’oro a ben altri polsini o ferri. La breve storia di Claudio Tedesi da Casalpusterlengo, accreditato specialista in bonifiche e bonifici.

Il direttore generale di Asm Pavia Claudio Tedesi è 999° nella classifica degli uomini più ricchi d’Italia. Il Lodigiano è anche vicepresidente di Linea Group Holding e titolare della Globo service Spa-Studio Tedesi, società specializzata in ingegneria ambientale, ramo bonifiche. Tra i suoi molti incarichi ricorderemo la direzione dei lavori di bonifica all’ex Fibronit di Broni su mandato della Broni-Stradella Spa e dell’omonima “ex” di Bari, nel 2006.
Tedesi viene arrestato il 22 gennaio a seguito dell’indagine milanese Black Smoke (o, più eloquentemente, Nero Fumo) – coordinata dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione distrettuale antimafia – sulla bonifica dell’ex Società Italiana Serie Acetica Sintetica di Pioltello e Rodano (Sisas, settore chimico, fallita nel 2001) per un’area di 330.000 metri quadrati: Tedesi ne ha diretto i lavori. Manette anche per il funzionario del ministero dell’Ambiente Luigi Pelaggi, destinatario di mazzette per complessivi 700.000 euro, all’epoca dei fatti a capo della segreteria tecnica del ministro Stefania Prestigiacomo. Il diligente funzionario è anche coinvolto nel disastro ambientale dell’Ilva di Taranto.
Tedesi e gli altri incarcerati (oltre a Pelaggi: il suo “untore” Bernardino Filipponi, amministratore unico di Daneco impianti; Francesco Colucci, presidente del gruppo Unendo Spa, la holding responsabile della bonifica tramite la Daneco impianti; Fausto Melli e Luciano Capobianco, rispettivamente direttore dei lavori e direttore operativo del cantiere, entrambi legati alla Sogesid Spa, dedita al trattamento dei rifiuti urbani e speciali) sono accusati di un traffico illecito dei rifiuti di «impressionante portata» e di corruzione, ma anche di «truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in ordine alla aggiudicazione dell’appalto per l’esecuzione dei lavori di bonifica del sito ed allo smaltimento dei rifiuti in siti di proprietà, previa fraudolenta declassificazione degli stessi da pericolosi a non pericolosi, con l’ottenimento di ingiusti profitti». Insomma, derubricandoli ingannevolmente a rifiuti speciali non pericolosi, 87 tonnellate di schifezze come il nerofumo contaminato da mercurio sarebbero stati smaltiti senza alcun trattamento nelle discariche di Pogliani presso Chivasso e Mariano Comense nonché a Nerva (Andalusia) in una discarica gestita dalla società spagnola Befesa, certificandoli «rifiuti non pericolosi provenienti da attività di bonifica».
Nelle carte dei magistrati milanesi il nome dell’abelliano Claudio Tedesi da Casalpusterlengo (un passato politico quale ultimo segretario provinciale della Dc lodigiana) è tra quelli che ricorrono con maggiore frequenza. Associato all’ormai defunto Giuseppe Grossi o a Luigi Zunino (che a Pavia possedeva la parte monumentale dell’ex Snia), l’ingegnere emerge carsicamente da molte pratiche di bonifica (e di indagine) delle maggiori aree dismesse. Ad esempio, la citata ex Montedison di Rogoredo. Ad esempio, l’ex zuccherificio di Casei Gerola – Oltrepo pavese, 500mila mq – di cui Grossi era proprietario attraverso la Sadi insieme al berlusconiano Mario Resca, società per qualche tempo condivisa con il clan ‘ndranghetista dei Mazzaferro. Restando in Oltrepo, ritroviamo l’onorato ingegnere come consulente per il piano di smaltimento della fallita Ecogomma a Castelletto di Branduzzo; ma anche progettista e direttore dei lavori di bonifica alla Zeta Petroli tra Albaredo e Campospinoso (sempre su incarico di Broni Stradella Spa tramite Sadi), e ancora dei lavori di bonifica alla Sif Furfurolo di Valle Lomellina. C’è poi la chiacchierata discarica per rifiuti speciali di Verretto, presso cui hanno operato società di Grossi insieme a società del gruppo Ecodeco.
Nel Pavese, oltre alla direzione generale a tempo indeterminato di Asm Pavia (e fino al luglio 2010 assolve a un analogo mandato presso Asm Vigevano, collaborazione interrotta alle prime notizie dell’indagine), ha svolto mansioni tecnico-amministrative all’inceneritore di Corteolona e l’incarico per la bonifica della ex Rivol a Spessa Po. Poco più a nord, Tedesi è stato anche progettista e direttore della bonifica ex Saronio presso Melegnano e di quelli – interminabili – alla Omar di Lacchiarella, costati 30 miliardi e 690 milioni delle vecchie lire. Qui, il 13 aprile 1998 esperti ecovandali nottetempo allentano le valvole di sicurezza di due serbatoi dell’ex raffineria in fase di bonifica e ben 250 tonnellate di reflui tossici vanno a inquinare la roggia Ticinello e i terreni circostanti.
Sull’operato dell’ingegnere è lapidario Paolo Ferloni di Italia Nostra: «Tedesi uno dei massimi esperti di rifiuti del nostro inquinato Paese? Certo è che la magistratura lo arresta come esperto sì nel vasto campo dei rifiuti, ma esperto in truffe e bonifici, non di bonifiche». Nel ricordare il sodalizio tra Tedesi e Grossi (morto «provvidenzialmente» dopo un’operazione cardiochirurgica a Pavia l’11 ottobre 2011, dal quale l’ingegnere «sembra aver ereditato qualche attività o affare, oltre all’abilità nel far sparire rifiuti») Ferloni si domanda: «Se si fosse fatta l’autostrada Broni-Mortara sarebbe stato pronto (come l’imprenditore Pierluca Locatelli di Bergamo con la BreBeMi) a guadagnare per seppellirli sotto all’alto terrapieno del progetto? E a Castelletto di Branduzzo cosa mai avrebbe previsto per cancellare l’imbroglio delle decine di migliaia di tonnellate di pneumatici abbandonati nel recinto della famigerata Ecogomma, più volte da chi scrive denunciata, per conto di Italia Nostra – ma inutilmente – alla Procura di Voghera, il cui Procuratore non se ne accorgeva?» (Paolo Ferloni, Arrestano il dipendente Asm Claudio Tedesi? Il sindaco ride e irride, “Il Lunedì”, 10 febbraio 2014).
Pioltello. Dopo una prima ingiunzione del Tribunale di Milano a rimettere tutto quanto in sicurezza – disattesa da Sisas nel 1986 – segue nel 2004 quella ben più pungente dell’Unione europea. Motivo per cui, tre anni dopo, la Corte di giustizia europea notifica al Governo italiano una maxi-multa fino a 400 milioni di euro: sanzione congelata, a patto che i lavori di bonifica vengano conclusi entro il 2009; ma alla scadenza si dovranno sommare 195.840 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo (Regione e Governo sapranno poi mercanteggiare ulteriori proroghe).
Dicembre 2007. Tr Estate Due Srl (società condivisa da Zunino e Grossi) sottoscrive con Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, Provincia di Milano e i Comuni di Pioltello e Rodano un “Accordo di programma” per la bonifica, che il fido Tedesi certifica in 120 milioni di euro (una cifra già astronomica, eppure lievitata a 164. Quanto al valore fondiario, un altro “esperto” lo valuta in “soli” 19 milioni) in cambio della cessione gratuita di parte dei terreni, purché comprensiva di varianti che autorizzino un centro commerciale, uffici, alberghi, oltre ad oneri di urbanizzazione dimezzati.
La Convenzione reca la firma del curatore fallimentare Sisas Vittorio Ottolenghi; l’accordo è benedetto dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e dal ministro dell’Ambiente, il “verde” Alfonso Pecoraro Scanio.
Tutto sembra filare liscio, fino a quando un creditore della Sisas, il gruppo Air Liquid, prova a vederci chiaro. Si scopre così che alla bonifica poteva bastare meno della metà della cifra indicata da Tedesi; al contrario, il valore di base dei terreni risulta sottostimato: 40 milioni anziché 19 (è l’autore stesso della prima perizia a ravvedersi); e sale a 94 con le varianti urbanistiche già approvate! Com’è possibile? La risposta pare contenuta in alcune intercettazioni, dalle quali emerge che Ottolenghi, formalmente garante dei creditori, in realtà agiva nell’esclusivo interesse di Grossi e dei suoi sodali.
Nel settembre 2010 Daneco subentra a Tr Estate Due: cambia la titolarità dell’appalto ma non cambiano i metodi. Un’intercettazione del 15 marzo 2011 documenta «passaggi di denaro» da Filipponi a Pelaggi, cui fanno seguito alcuni «incontri fuori dalle sedi istituzionali tra il funzionario del ministero dell’Ambiente e Francesco Colucci». Come hanno scritto gli investigatori, questi incontri mirano «ad agevolare l’impresa nello smaltimento dei rifiuti» (Luigi Ferrarella, La tangente per la bonifica «Pagati 700 mila euro», “Corriere della Sera”, 25 giugno 2011).
Fra l’altro Daneco se lo aggiudica senza alcuna certificazione antimafia. E si capisce: la Prefettura di Milano già segnalava la «permeabilità dei Colucci ai condizionamenti operanti dalle organizzazioni criminali».
Secondo Greenpeace (che da anni segue questo mercimonio) il nerofumo tossico contenente mercurio è stato oggetto «di un autentico scaricabarile dei rifiuti per il tornaconto economico di pochi, a danno della collettività», denunciando altresì «lo scandaloso comportamento del Governo italiano e della Commissione europea che non sono stati capaci di vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: la bonifica della ex-Sisas di Pioltello-Rodano è una truffa vergognosa e una seria minaccia alla salute umana e all’ambiente».
Tedesi figura indagato dalla Procura milanese e Dda anche per la bonifica di Santa Giulia, là dove l’abelliano aveva certificato l’avvenuta messa in sicurezza dell’area, progressivamente «diventata una discarica abusiva della ’Ndrangheta» (Paolo Biondani, E quei boss per amici, “l’Espresso”, 1° marzo 2011) e questi smaltimenti illeciti hanno anche provocato l’avvelenamento della falda acquifera sottostante. Le “scorie cancerogene” sono state infine scoperte dai tecnici dell’Agenzia regionale protezione ambiente (Arpa), su mandato dei pm: «Ma nessuno potrà più fare nuove indagini: dal dicembre 2010 il direttore dell’Arpa (un fedelissimo di Nicola Sanese, l’ex eminenza grigia del Pirellone) ha tolto ai tecnici tutti i poteri di polizia giudiziaria». Detto altrimenti, d’ora in poi i tecnici dell’Arpa dipenderanno esclusivamente dai loro superiori – di nomina politica – e i reati ambientali andranno riferiti al capoufficio, che a sua volta ne parlerà al capo dipartimento, che poi informerà il direttore generale e così via, senza più l’obbligo di segnalarli direttamente alla Procura. Una “centralizzazione burocratica” senza alcuna legittimazione funzionale, «se per funzionalità si intende la capacità di Arpa ad esercitare con efficacia i controlli, scovare abusi e reati e perseguire i colpevoli. Piuttosto risponde alla logica di controllare i controllori» (Ivan Berni, L’ambiente ha perso le sentinelle, “la Repubblica”, 10 gennaio 2011).
L’indagine su Santa Giulia prende spunto da una segnalazione del tribunale tedesco di Kaiserslautern, che stava indagando su «sei cittadini tedeschi sospettati di infedeltà, evasione nonché corruzione in relazione alle operazioni di smaltimento dei rifiuti speciali» provenienti dall’ex area industriale Montecity-Rogoredo e smaltiti in Germania ad un prezzo apparso «esagerato»: emergeranno sovrafatturazioni, 22 milioni di euro tornati al mittente come fondi neri poi dilavati in esotici paradisi fiscali o presso la banca J. Safra di Montecarlo, qui sul conto cifrato 17964 A «Associati» appartenente ai coniugi Abelli (il deputato Pdl Gian Carlo Abelli – titolare di un mandato come procuratore – e l’assessore provinciale pavese Rosanna Gariboldi).
Valle Lomellina. Lo stabilimento della Sif Furfurolo era popolarmente chiamato «Vietnam». Quando si alzava il vento, le ceneri della lolla avvolgevano il paese in una nuvola di silice nera, non bella da vedere, e ancora meno bella da respirare.
La morte della fabbrica ha lasciato in eredità il terreno devastato dalle rimanenze di testa e coda del furfurolo, sostanza molto inquinante e pericolosa per la salute, data la presenza dei fenoli. Finisce tutto (…quasi tutto) dentro a un migliaio di bidoni, messi a marcire in fosse abusive scavate nei terreni della fabbrica e nei campi circostanti. Un disastro: in breve tempo, i bidoni corrosi rilasciano i veleni che vengono assorbiti, fino a contaminare persino la prima falda acquifera.
La Regione Lombardia finanzia la bonifica. Ma in superficie rimangono le ceneri della lolla – un sottoprodotto della lavorazione del riso – altrettanto pericolose, perché contengono residui di furfurolo e di fenolo. Così la Regione interviene per la seconda volta, finanziando l’opera di asportazione delle ceneri.
Per questa bonifica, sarebbero bastati 1.250.000 euro e pochi mesi di lavoro; e invece la Regione Lombardia ne ha deliberati ben 14.500.000, dodici volte tanto, e molti anni di lavoro, con il beneplacito della Provincia e del Comune di Valle.
Da Valle a monte sono in molti a porsi domande, o ridacchiare e darsi di gomito: le carte sembrano a posto ma… conti alla mano, la bonifica di un’area, il cui valore fondiario non arriva a 2 milioni di euro, verrà a costare più di 30 milioni, 65 miliardi delle vecchie lire! Sì, perché dopo il fallimento della Sif, quindici anni fa la Regione era già intervenuta con 37 miliardi di lire. Una storia nota solo in parte.
Dei quattro progetti presentati il più costoso prevede la sostituzione delle ceneri e del terreno inquinato con terra buona di cava (preventivo: euro 16.000.000). Il secondo si ripropone la trasformazione delle ceneri in mattonelle (le “bricchette”), e il successivo ripristino del terreno (euro 14.500.000). La terza soluzione richiede una discarica impermeabile sul posto (euro 9.100.000). Infine, la quarta: un’economica messa in sicurezza delle ceneri e dei terreni in loco, rendendo il suolo impermeabile, con una copertura di cemento o asfalto, a impedire il dilavamento (euro 1.250.000).
Nel dicembre 2005 la Conferenza dei Servizi approva a maggioranza la seconda soluzione, con il voto contrario dell’Arpa che aveva sostenuto il progetto più economico.
Secondo Claudio Tedesi dello Studio Tedesi/Pavia Innovazione – incaricato della progettazione – la semplice messa in sicurezza di ceneri e terreno avrebbe comportato una discarica realizzata al di fuori delle norme di legge, e senza sufficienti garanzie ambientali. Secondo Sandro Assanelli (all’epoca funzionario dell’Arpa) questa soluzione, oltre ad essere la più economica, avrebbe garantito la salvaguardia dell’ambiente.
I conti non sembrano tornare: viene accolta la proposta onerosa, vengono accolte le obiezioni avanzate dal progettista, e si disdegna invece il parere dell’Arpa, che è l’organismo tecnico al di sopra delle parti.
Lo Studio Tedesi/Pavia Innovazione, per il progetto ha percepito 700.000 euro, il 5 per cento del costo della bonifica. A quanto somma il 5 per cento di 1.250.000 euro?
Tedesi è molto ricco e forse ne sono chiari i motivi. Una volta indossato l’abito del direttore generale Asm, non avrebbe dunque avuto motivo di lucrare con la carta di credito aziendale. Invece, tra l’ottobre 2011 e l’agosto 2013 l’ingegnere lo avrebbe fatto, per un ammontare di 32.978,85 euro a fronte di un benefit forfetario dichiarato in “soli” 18.000 euro.
Sì, forfetario, poiché dal 19 ottobre 2011, per due anni Consiglio di amministrazione e direttore generale si sono anche illecitamente raddoppiati gli emolumenti in forma di “rimborsi spese” mensili: una decisione che spettava all’ignara Assemblea dei soci, e non al Cda. La delibera del Cda non prevede “pezze giustificative”, ma la semplice sottoscrizione di un “report di trasferta”. Sono a parte altri benefici. E sono denari dei contribuenti, poiché Asm è controllata al 95,7 per cento dal Comune di Pavia.

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