La corruzione imperversa

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…e l’Europa ci frusta
di Elio Veltri

Il 1° dicembre 2013, commentando la notizia del “Corriere della Sera” riguardante 5.000 dipendenti pubblici accusati di corruzione per avere rubato 3 miliardi di euro allo Stato, avevo scritto: «la Corruzione imperversa». Di fronte a notizie come questa, che in qualsiasi altro Paese europeo metterebbe in allarme tutte le Istituzioni, l’Italia non fa nemmeno una piega.
Ora è l’Europa che ci fa a pezzi con il primo Rapporto sulla corruzione nei Paesi dell’Unione.
1) In Europa la corruzione vale 120 miliardi di euro, dei quali 60 miliardi, pari al 4% del Pil è il valore della corruzione italiana;
2) A parere di Bruxelles la nuova legge (190 del 2012) lascia irrisolti problemi quali la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio, l’autoriciclaggio. Sono cose che ho scritto e detto mille volte, ma inutile;
3) Secondo il Rapporto, per il 97% degli italiani la corruzione nel nostro Paese è diffusa;
Come si vede, la situazione dell’Italia è drammatica. Anche perché, a mio parere, il valore di 60 miliardi, pari al costo della bolletta elettrica, è sottostimato. Infatti, alla corruzione tradizionale, politica, amministrativa e imprenditoriale, si aggiunge quella mafiosa. Inoltre, i 5 mila dipendenti pubblici accusati di corruzione, in Italia rimarranno al loro posto.
Sulle colpe della politica la Commissione Ue non è tenera : «In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’alto numero di indagini per corruzione».
Ebbene, di fronte a un quadro siffatto e a giudizi tanto devastanti, che convinceranno sempre più imprenditori degli altri paesi a comprarsi il maggior numero delle aziende italiane, portarle all’estero, come sta accadendo, e a non investire nel nostro paese, il governo scambia per una grande vittoria un accordo con gli emirati arabi i quali si impegnano a investire in Italia 500 milioni di euro, una mancia. A loro volta, i programmi di informazione televisiva, con qualche rara eccezione, continuano imperterriti a imbastire teatrini indegni, i cui ingredienti sono sempre uguali: battute, slogan, insulti. E’ tanto vero che nel Rapporto Italia di Eurispes il presidente Fara ha definito i Talk-Show «armi di distruzione di massa che hanno dato un contributo fondamentale, nel corso del tempo, al processo di delegittimazione della politica e delle istituzioni».
La controprova è data dal silenzio totale, anche dei parlamentari Cinquestellati, sulla legge anticorruzione n.190, approvata nel 2012 dal governo Monti e dal Parlamento. La legge, arrivata con 9 anni di ritardo rispetto alla Convenzione ONU del 2003 sottoscritta dall’Italia, ha ratificato dopo 12 anni la Convenzione penale di Strasburgo del 1999 ecc. Eppure, giace inattuata nei cassetti di Palazzo Chigi, del ministero della funzione pubblica e del Viminale. Letta, Alfano e D’Alia non ne parlano mai. Nessuno ne parla. E i giudizi della Commissione Ue, persino da Transparency, sezione italiana, sono stati addolciti perché tanto anche negli altri paesi c’è corruzione. Quasi non fosse una questione di quantità e di inquinamento dei partiti e delle istituzioni.
Alcune delle deleghe al governo previste dalla legge, sono scadute. Il piano nazionale anticorruzione che prima la Civit, autorità nazionale anticorruzione costituita da tre persone e ora con cambio di nome ANAC, costituita da cinque persone, dovrebbero attuare, non è ancora in attuazione. Eppure, legge prevede che dovrebbe essere attuato dallo Stato, dalle regioni, dai comuni e dalle società partecipate. A parte la commistione Ministero della funzione pubblica e Autorità anticorruzione (il primo fa il piano e la seconda lo attua) che viola tutte le convenzioni internazionali, dal momento che le autorità anti-corruzione devono essere indipendenti dai governi, dai parlamenti e dai partiti, del piano non si sa nulla. E, non si sa nulla dell’applicazione degli articoli legge riguardanti la prevenzione della corruzione, che costituiscono la parte migliore della legge.
Cito alcuni adempimenti:
Delega a disciplinare illeciti e sanzioni disciplinari per il superamento dei termini di definizione dei procedimenti amministrativi;
Provvedimenti per gli appalti pubblici;
Disciplina delle incompatibilità, pluri-impieghi, pluri-incarichi;
Testo unico sulle incandidabilità a tutte le cariche pubbliche e divieti;
Disciplina del “fuori ruolo” di magistrati e avvocati dello Stato”; (termine del decreto legislativo scaduto);
Nomina Presidente e membri Autorità ANAC. E mi fermo qui.
Domande: A che punto è l’attuazione del Piano nazionale? A che punto è la composizione dell’ANAC e qual’è la retribuzione dei 5 membri dell’Autorità?
Quante regioni e comuni hanno messo in funzione il piano? Quanti hanno nominato i responsabili anticorruzione e i responsabili dei settori sensibili come quelli per autorizzazioni e concessioni? Quanti hanno provveduto alla affettiva rotazione degli incarichi? A che punto è la preparazione degli stessi da parte della Scuola nazionale della pubblica amministrazione? Quanti sono i siti funzionanti che forniscono le informazioni sugli argomenti previsti dalla legge? E cioè: procedimenti amministrativi, bilanci e consuntivi, servizi erogati, assunzioni, concorsi ecc. E ancora: a che punto sono il monitoraggio dei procedimenti rispetto ai tempi dei procedimenti, la modifica del testo unico del pubblico impiego, la disciplina dei dipendenti e la tutela dei dipendenti che denunciano o riferiscono condotte illecite? Quanti sono i dipendenti pubblici in galera per corruzione? Come mai il presidente dell’Agenzia spaziale indagato per reati gravissimi non si è ancora dimesso? Non sono sufficienti le spese del viaggio in California nel quale si è portato dietro 33 persone con un costo di 30 mila euro a testa?(“Corriere”, Sarzanini, 7 febbraio 2014)
Questi sono solo una parte degli adempimenti previsti dalla legge anticorruzione 190.
Concludo informando i miei dieci lettori che mi sono autocandidato alla Presidenza della Autorità anticorruzione, ho mandato la lettera a Letta, Alfano e D’Alia insieme al mio curriculum e ho scrtto che avrei svolto l’incarico a tempo pieno e gratis.
Non ho ricevuto alcuna risposta. È questione di civiltà nei rapporti e di buona educazione. Sarebbe bastato rispondere: Caro Veltri non sei idoneo. Ma sanno che avrebbero rischiato e preferiscono il silenzio. Nella mia vita ho rinunciato almeno 12 volte a incarichi e elezioni in Parlamento. Questa volta ho fatto una cosa mai fatta prima perché avrei voluto dare un contributo al mio Paese in una materia che conosco bene e che mi impegna da almeno 40 anni con libri, articoli, dibattiti, proposte di legge, partecipazione alla Commissione parlamentare anticorruzione. Ma mi sono convinto, perché mi era già capitato, che se proponi di lavorare gratis diventano matti perché rovini il mercato delle sistemazioni di amici e sodali.

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Una Risposta to “La corruzione imperversa”

  1. pellico Silvia Says:

    sono d’accordissimo ! Credo che nessuno meglio di lei abbia competenza, determinazione e onestà per ricoprire quel ruolo; dovrebbe solo simbolicamente farselo retribuire con 1 €

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