Cristina Niutta, nulla da dire?

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da Pavia, Giovanni Giovannetti

Dopo aver condiviso per 57 mesi le peggio minchiate di Cattaneo, ora che alle elezioni di mesi ne mancano tre, l’amica Cristina Niutta (della cui rettitudine sono certo) rimette la delega alle Pari opportunità, in tardiva polemica con l’operato della pubblica amministrazione centrodestra che ora saluta, mirando a un riposizionamento.
Si dirà: meglio tardi che mai, anche se di occasioni per rimarcare il dissenso, nell’arco del quinquennio ne avrà pure avute. E se molte pelose decisioni sono state assunte al di fuori dell’esecutivo oppure escludendo taluni assessori, lei – che di mestiere è avvocato – allora lo dica: dica chiaramente come quando perché chi ha ratificato arbìtri e favoritismi anche in suo nome, dica su cosa era d’accordo e cosa no.
Niutta futura candidata sindaca di un centrodestra rinnovato e fautore del bene comune? Pare buona cosa, a patto che l’omertà non ne sia la credenziale. Allora l’ex assessore si doti del coraggio che non sembra avere; si assuma qualche sofferta responsabilità politica; provi a dipingersi credibile; abbandoni le reticenze e dica cosa l’ha davvero stomacata. Nel caso, faccia autocritica senza troppo girare intorno alle cose, che ci s’avvita…
Poiché la verità non è destra né tanto meno sinistra, vuoti il sacco e poi – come in Sud Africa dopo l’Apartheid – si volti finalmente pagina.
A suo beneficio, rendicontiamo questo incompleto elenco delle porcate che l’hanno vista compartecipe, forse a sua insaputa.

1. Welfare locale

Febbraio 2009. Il consigliere comunale di minoranza Cristina Niutta meritoriamente propone di «eliminare gli aumenti relativi al servizio mense scolastiche, agli asili nido, alla scuola d’infanzia, alla tassa di smaltimento rifiuti urbani e così via». Pochi mesi dopo quella avvertita dichiarazione Niutta è nominata assessore. Detto fatto? Eliminare hanno eliminato: eliminate le fasce d’esenzione per i figli dei poveri, aumento delle rette degli asili nido fino a 2.311 euro a bambino (il dato è del 2012, 25 per cento in più rispetto al 2011; 24 per cento rispetto al 2010); il costo delle mense scolastiche balza a 7,31 euro, con un aumento del 19 per cento rispetto all’anno prima. Come ha spiegato l’assessore al Bilancio Marco Galandra a nome della Giunta, l’aumento vuole «responsabilizzare le famiglie nei confronti della spesa pubblica». Insomma, lo hanno fatto per il loro bene…
Cristina Niutta, nulla da dire?

2. Bilancio comunale

Nel 2012 la pubblica amministrazione pavese si concede un avanzo di amministrazione di 42,5 milioni di euro, 8 dei quali accantonati nel 2012. Per la precisione, a fronte di entrate per 99,5 milioni (60 in tributi; 7,5 in trasferimenti; 27 in proventi; 5 in alienazioni e contributi) si sono avute spese per 91,5 milioni (81 in spese correnti; un risicato 1,5 in investimenti e 9 andati in rimborso prestiti).
Ancora più sorprendente il mancato utilizzo di fondi comunitari (non un euro nel 2012), a confermarci la totale assenza di una qualche idea di città.
Aumenta il benessere? No, è aumentata la pressione finanziaria, ovvero i proventi e i tributi sui servizi (1.274 euro a cittadino: +24 per cento rispetto al 2011; +67 per cento sul 2010). Aumenta anche quella tributaria: 875 euro a cittadino (+17 per cento sul 2011; +76 per cento sul 2010). Nondimeno, come abbiamo detto, sono aumentati anche i costi di alcuni servizi.
La manovra ha consentito al Comune incapace un attivo di 9 milioni nel cosiddetto “patto di stabilità”… fissato in 6! e sono 3 milioni di euro in esubero sottratti agli investimenti, soldi gettati, che non verranno mai più rimessi in circolo. Morale: il “patto di stabilità” l’hanno infine pagato i cittadini con più tasse e servizi più cari.
Cristina Niutta, nulla da dire?

3. Dirigenti diligenti

30 luglio 2009. Appena eletti, la Giunta Cattaneo di cui Cristina era felice componente, frettolosamente revoca un “concorso pubblico” per l’assunzione di un dirigente a tempo pieno e indeterminato per il settore Ambiente e Territorio, sebbene fossero intanto pervenute diverse domande. La peraltro indebita “Determinazione dirigenziale” di revoca (non è ammessa la revoca immotivata di un concorso pubblico già bandito), a firma dell’allora responsabile ai Servizi interni Donato Scova, reca la data del 27 agosto 2009. Sta a dire che l’“Avviso” da cui consegue l’affrettata assunzione dell’architetto Angelo Moro precede la revoca del concorso invece di seguirla. E ancora: stando alla legge, le assunzioni per contratto a tempo determinato sono ammesse «solo nel caso in cui si accerti l’impossibilità, o comunque la grave difficoltà, a reperire tali figure professionali nel Comune secondo le normali procedure».
In vista della scadenza del contratto offerto nel 2009 allo zelante architetto Angelo Moro, il 18 ottobre 2011 il Comune ha finalmente bandito il nuovo concorso. Chi lo ha vinto? Toh, lo ha vinto lo zelante. Una nomina annunciata, un concorso «ad personam». Le domande andavano presentate entro il 4 novembre 2011 e le prove sono state fissate tra l’11 e il 28 novembre; dal 18 ottobre al 4 novembre si contano 17 giorni, mentre «Le domande di ammissione al concorso devono essere indirizzate e presentate […] entro il termine perentorio di giorni trenta dalla data di pubblicazione del bando nella “Gazzetta Ufficiale” della Repubblica», avvenuta per estratto il 25 ottobre, solo dieci giorni prima della scadenza.
Cristina Niutta, nulla da dire?

4. Premiopoli (atto primo)

Agosto 2013. All’onorato e indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro, la Giunta di cui Niutta è assessore riconosce una cospicua “Indennità di risultato” (12.235 euro) per aver conseguito buona parte degli obbiettivi politici a lui indicati dall’esecutivo. “Indennità” per 23.948 euro anche a Francesco Grecchi, il dirigente all’Urbanistica successore del Moro, anche lui sotto indagine.Quali “obiettivi” per Angelo Moro? Forse la falsa certificazione Green Campus o il depistaggio sulla lottizzazione abusiva Greenway, o l’illecita Concessione edilizia per Punta Est, o per i capannoni di via Emilia, o per il Centro benessere Campus Aquae. E quale per Francesco Grecchi? dirigente e diligente (nel sottoscrivere convenzioni con i lottizzatori abusivi di Green Campus) o a far casini in via Emilia.
Cristina Niutta, nulla da dire?

5. Premiopoli (atto secondo)

Dal 19 ottobre 2011, per due anni il Consiglio di amministrazione Asm si è illecitamente raddoppiato gli emolumenti in forma di “rimborsi spese” mensili, estendendo il benefit al direttore generale Claudio Tedesi: una decisione che spettava all’ignara Assemblea dei soci, e non al Cda. La delibera non prevede “pezze giustificative”, ma la semplice sottoscrizione di un “report di trasferta”. Sono a parte altri benefit. Conti alla mano, in meno di due anni il presidente Giampaolo Chirichelli si è rimborsato 52.500 euro (30.000 euro il consigliere Luca Filippi). E sono denari dei contribuenti, poiché Asm è controllata al 95,7 per cento dal Comune di Pavia.
Non è tutto. 17 aprile 2013: il Consiglio di amministrazione di Asm al completo (il presidente Chirichelli, il suo vice Marco Bellaviti e i consiglieri Luca Filippi, Alberto Pio Artuso e Matteo Mitsopoulos) «all’unanimità dei presenti» delibera di concedere agli amministratori della controllata centopercento Asm Lavori Luca Filippi, Maurizio Lazzari e Antonino Longo «un premio per il buon lavoro svolto nell’anno 2012» (un risicato utile netto di esercizio di 3.750,38 euro) «pari a euro 30.000 per il presidente Filippi e 10.000 per ogni amministratore»: 13 volte l’attivo di bilancio. E dire che, stando alle norme sulle società partecipate da enti locali, gli eventuali premi legati all’utile di bilancio vanno riconosciuti «in misura ragionevole e proporzionata». Poco più di un dettaglio, a fronte del consigliere d’amministrazione Asm Luca Filippi sorpreso nel deliberare 30.000 cucuzze quale premio al presidente di Asm Lavori… Filippi Luca. Dal 2011 al 2013, Asm Lavori ha registrato un attivo di bilancio complessivo per 75.000 euro, e premi per 105.000.
In seguito sono emersi altri pubblici esborsi altrettanto illeciti, poiché il presidente Chirichelli e il direttore generale Tedesi da poco incarcerato avrebbero lucrato anche con la carta di credito aziendale. Alle diarie a forfait e ai premi dovremmo dunque sommare quest’altra indebita appropriazione, denari solo in parte restituiti all’azienda (ma non erano passati al forfait per darsi «un tetto»?). Dall’ottobre 2011 a oggi Chirichelli avrebbe usato la carta di credito Asm «per un importo complessivo di euro 11.679,25 così suddiviso: anno 2011, euro 1.129,06; 2012, euro 5.458,97; 2013 euro 5.091,25». Ma – ahi ahi ahi – dal compenso forfetario risultano detratti solo 5.947,73 euro.
Quanto a Tedesi, tra l’ottobre 2011 e l’agosto 2013 avrebbe fatto uso della carta per un ammontare di 32.978,85 euro a fronte di un benefit forfetario dichiarato in “soli” 18.000 euro.
Nella sua lettera di dimissioni Cristina Niutta cita il recente arresto del direttore generale ing. Tedesi. Ma dov’era l’assessore Niutta con delega ai rapporti Asm nella primavera 2010, quando l’onorato ingegnere venne assunto a tempo indeterminato? E quando arrivò la notizia delle indagini su Tedesi, nel luglio 2010 non fu Cristina a difenderlo in Consiglio comunale, replicando a Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e a Massimo Depaoli, Pd, che ne avevano chiesto il licenziamento?
Cristina Niutta, nulla da dire, oggi?

6. Colonizzazione mafiosa (atto primo)

Alessandro Cattaneo viene eletto sindaco di Pavia con il contributo, fra gli altri, di Carlo Chiriaco (condannato in primo grado a 11 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) e del capo-reggente della ’Ndrangheta lombarda, l’avvocato tributarista Pino Neri (18 anni in primo grado per associazione mafiosa, era da poco tornato in libertà dopo 9 anni di carcere per narcotraffico).
Nella maggioranza di cui ha fatto parte Cristina, intorno a lei sedevano: Luigi Greco (assessore ai Lavori pubblici, in seguito capo di gabinetto del sindaco) indicato dalla Dda come socio in affari e prestanome di Chiriaco; l’assessore al Commercio Pietro Trivi che «aveva un legame con Chiriaco di natura professionale e poi anche politica», come lo stesso sindaco ha riferito il 5 luglio 2012 al processo milanese alla ’Ndrangheta; l’assessore alla Mobilità Antonio Bobbio Pallavicini che venne sorpreso nei migliori ristoranti della Locride in compagnia di Pino Neri; il consigliere comunale Dante Labate che era amico e socio in affari di Pino Neri (per Chiriaco, Labate «è come un fratello». Secondo gli inquirenti, nel 2005 Labate fu eletto con il contributo dell’amico avvocato-tributarista, da poco scarcerato).
Correva l’anno 2010. Cristina Niutta, nulla da dire?

7. Colonizzazione mafiosa (atto secondo)

Maggio 2009. L’inconsapevole futuro sindaco Cattaneo è gradito ospite del capo della ’Ndrangheta lombarda “compare Pino”, per un buon pranzo accompagnato dal tradizionale nonché benaugurante “taglio della caciotta”. All’incontro con gli amici degli amici, lui ci andò insieme al comune conoscente Francesco Rocco Del Prete, uno tra i più solerti fiancheggiatori del giovane candidato. Due anni fa, il 5 luglio 2012, deponendo al processo milanese alla ’Ndrangheta, per la prima volta Cattaneo deve ammettere gli incontri: a casa di Neri «eravamo una dozzina, una quindicina di persone, c’era un architetto di Milano, che mi ricordo perché era vicino a me, c’erano delle signore, credo che fossero la moglie del dottor Neri o adesso non mi ricordo, c’erano anche delle signore, c’era l’unica persona che ricordo era poi il dottore, dottore non è, però signor Dieni [Antonio Dieni, imprenditore edile e braccio politico di Neri], e poi c’era il papà di Francesco Del Prete, c’era forse anche qualcun altro». E una seconda volta: «al signor Neri a volte si accompagnava Francesco Del Prete, forse ricordo una mattina che velocemente fui chiamato all’ultimo e passai in studio in Piazza della Vittoria, credo sempre con Del Prete, si trattò, se la prima fu una volta di mezzora… tre quarti d’ora, quella fu di un quarto d’ora a inizio giornata non prevista in agenda, che io cercavo di essere disponibile un po’ con tutti». Ma di questi incontri se ne riscontrano almeno tre: stando alla deposizione di Del Prete, la notte della vittoria il neoeletto sindaco invitò personalmente Neri ad un selezionato brindisi per onorare l’elezione.
Cinque mesi dopo aver brindato insieme a Cattaneo – eletto “a sua insaputa” con i voti della mafia – il 31 ottobre 2009 Pino Neri innalzerà di nuovo alto il suo calice al Circolo “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano, per festeggiare la ritrovata concordia tra le Locali padane e la terra madre dopo l’omicidio di Carmelo Novella.
Correva l’anno 2009. Cristina Niutta, nulla da dire?

8. Colonizzazione e “misto” (atto primo)

Rimanendo al sottogoverno cittadino, Valerio Gimigliano (altro consigliere assiduo frequentatore di Neri) viene nominato dal sindaco quale proprio rappresentante nel Cda dell’Azienda servizi alla persona (secondo Chiriaco, Gimigliano deve a lui quell’incarico); Ettore Filippi lo ha rappresentato nel Cda dell’ospedale San Matteo (nelle liste di Rinnovare Pavia, Filippi ha ospitato i candidati suggeriti da Neri e Chiriaco); il già citato Luca Filippi – figlio di Ettore, presidente di Asm Lavori e membro del Cda di Asm – venne intercettato in temerarie conversazioni con il pregiudicato Chiriaco (nel maggio 2010 Luca Filippi assume presso Asm Lavori Francesco Rocco Del Prete, persona «nella piena disponibilità di Neri»). A revisore dei conti in Asm, il sindaco Cattaneo nomina Pietro Pilello, sodale di Filippi e chiacchieratissimo commercialista di Palmi, in stretti rapporti con il capo della “locale” milanese di ’Ndrangheta Cosimo Barranca (14 anni in primo grado per associazione mafiosa al processo con rito abbreviato) e socio in affari di Pino Neri.
Assessore con delega Asm Cristina Niutta, nulla da dire?

9. Colonizzazione e “misto” (atto secondo)

11 dicembre 2013. Su indicazione di Valerio Gimigliano e Dante Labate, il sindaco Cattaneo nomina Luciano Lepri come suo rappresentante nel Cda del Teatro Fraschini (un informatore medico- scientifico al capezzale di un teatro?). Lepri? Stando alle carte dell’operazione Infinito, nell’autunno 2009 qualcuno avvertì Chiriaco di stare in campana, perché il suo telefono era sotto controllo: «mi ha detto coso che ho il telefono sotto controllo, che avevo il telefono sotto controllo tre mesi fa. Perché venivo sospettato di essere in Questura quello che fa ricoverare i mafiosi”». E chi è “coso”? In una conversazione del 17 novembre 2009 «Chiriaco ha riferito che a fornire la notizia delle indagini era stato tale Lepri Luciano».
Cristina Niutta, nulla da dire?

10. Forte con i deboli (atto primo)

Nel settembre 2009 la Giunta di cui Cristina Niutta era assessore alle Pari opportunità sgombera “al buio” 17 Rom rumeni dall’area Necchi. “Al buio”, cioè senza prevedere alcuna successiva sistemazione d’emergenza: undici adulti e sei bambini hanno così dovuto bivaccare sotto un ponte. Motivo: «S’impone il ripristino della legalità». I minori fino al giorno prima ogni mattina andavano a scuola. Il padre poteva esibire un regolare contratto di lavoro, al quale ha dovuto rinunciare per stare vicino alla sua famiglia in mezzo a una strada. Lui – che pure sarebbe stato in grado di pagare un affitto – dai locatori pavesi si era sentito rispondere: «Albanesi e marocchini sì, rumeni no»; e somiglia tanto a quel sinistro «vietato l’ingresso ai cani e agli italiani» o all’analogo «non si affitta ai meridionali» di cui si parla nei libri di storia, quando i rumeni eravamo noi.
Cristina Niutta, nulla da dire?

11. Forte con i deboli (atto secondo)

11 maggio 2010. Il Tribunale di Pavia accoglie il ricorso di Radu Romeo, cittadino rumeno accusato dal sindaco di non essere «immune da precedenti penali e di polizia», di condurre «un tenore di vita non idoneo alla sua situazione» e di non essere «integrato nella società italiana»; dunque, recita l’informativa comunale, «si sospetta che il suddetto possa trarre il proprio sostentamento da attività illecite». Nelle motivazioni del Giudice di pace si legge l’esatto contrario: che Romeo è un «lavoratore autonomo integrato nel tessuto socio economico del Paese, dispone per se stesso e per i propri famigliari di risorse economiche sufficienti per la conduzione di un’esistenza dignitosa, non è un onere a carico dell’assistenza sociale […] e non rappresenta un pericolo per la società». Sono motivi sufficienti per annullare il provvedimento prefettizio, emesso il 12 novembre 2009, dodici giorni prima che Radu – in forza di quella cartastraccia – venisse cacciato per ordine comunale da un centro di accoglienza insieme a moglie e figli.
Cristina Niutta, nulla da dire?

12. Forte con i deboli (atto terzo)

“La Provincia Pavese” di venerdì 11 settembre 2009, in prima pagina dà risalto alla notizia di casi di pedofilia tra i minori di etnia Rom ospiti della struttura comunale di via San Carlo. Testualmente, il sindaco ha riferito di «informative dalle quali risultano casi di prostituzione minorile e altri episodi illeciti» esercitati all’interno della struttura comunale.
Si riveleranno tutte bugie, costruite ad arte dal Comune menzognero per legittimare lo sgombero, il 24 novembre 2009, di otto famiglie, di nuovo “al buio”: uomini donne e undici bambini (c’erano anziani, una donna al sesto mese di gravidanza, un neonato; c’era anche la famiglia di Radu Romeo) cacciati dai centri comunali di San Carlo e Fossarmato; e tra loro anche persone mai raggiunte dall’ordinanza prefettizia, eppure allontanate: «Motivi di ordine pubblico» (ordine mai formalizzato dal sindaco) e in «accordo con la prefettura» (falso: il numero delle famiglie sgomberate era circa il doppio di quello dei decreti di allontanamento prefettizi). Buttati in mezzo a una strada nel gelido inverno con la conseguente, e se possibile ancor più terribile, interruzione del percorso scolastico dei figli minori.
Cristina Niutta, nulla da dire?

13. Forte con i deboli (atto quarto)

il nuovo Regolamento di Polizia urbana, voluto dalla Giunta di centrodestra in cui operava Cristina, prevede il reato di accattonaggio, in contrasto con le leggi dello Stato e la Costituzione. Il paragrafo intitolato Comportamenti contrari alla decenza ed al decoro urbano ammannisce multe fino a 400 euro a carico di chi raccoglie «questue, causando disturbo ai passanti anche con la semplice presenza sui marciapiedi». Intimidazioni fuorilegge confermate poco oltre, all’art. 52: «È assolutamente vietata sull’intera area pubblica del territorio comunale, anche in cambio di attività quali lavaggio vetri dei veicoli od uso di strumenti musicali, l’attività di chiedere elemosine». Ovvero il Regolamento pavese persegue la mendicità in generale, quando l’ordinamento vigente non vieta affatto la semplice richiesta di aiuto e persegue solo chi minaccia l’incolumità delle persone e la sicurezza urbana. Non a caso, persino l’ex ministro lumbàrd Maroni, nel suo “Pacchetto sicurezza”, distingueva tra la mendicità in quanto tale (lecita) e quella vessatoria o violenta, oppure favorita dallo sfruttamento di minori (da perseguire). Il “Pacchetto” circoscrive l’intervento dei sindaci alla repressione dell’accattonaggio con l’impiego di minori e disabili (già previsto dall’art. 671 del Codice penale) e ai «comportamenti che possono offendere la pubblica decenza» – come la mendicità vessatoria, quando essa varca il confine della violenza privata – ovvero alle «situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi».
Cristina Niutta, nulla da dire?

14. Forte con i deboli (atto quinto)

Luca Capuozzo è un cuoco trentaseienne, diabetico e senza più un lavoro, con moglie e figlio piccolo. Dopo lo sfratto per “morosità incolpevole”, per dare un tetto a sé e alla famiglia è stato costretto ad occupare una casa comunale vuota (che lui stesso ha sistemato, onorando le utenze e versando 50 euro per affitto).
Una mattina del dicembre 2013 la giunta di cui Cristina Niutta è assessore ordina lo sgombero a forza, con cento tra municipali, poliziotti, carabinieri convenuti in tenuta antisommossa a fronteggiare una donna, un bambino e un diabetico. Una volta entrati in quella casa con l’inganno, lo hanno aggredito, ammanettato, trascinato giù dalle scale per i piedi: «come un sacco di patate, sbattevo la testa a ogni gradino», ha detto. E infatti Luca era pieno di lividi. E dire che 90 appartamenti comunali risultano sfitti, per tacere delle case Aler. Luca e i suoi quel giorno sono finiti in mezzo a una strada, e altri 3-400 sfratti saranno esecutivi a breve. Un’emergenza sociale tracima così in problema di ordine pubblico.
Cristina Niutta, nulla da dire?

15. Debole con i forti (atto primo)

9 giugno 2011. Il Tribunale amministrativo regionale ha annullato due delibere comunali (la n. 23 del 19 ottobre 2009 e la n. 12 del 19 aprile 2010, votate congiuntamente da Partito democratico, Lega e Pdl) volte a favorire una rilevante speculazione immobiliare in estese zone del Parco della Vernavola sotto assedio. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, là dove per la prima volta si pretendeva di costruire in piena valle invece di eroderne i confini.
L’ottima sentenza sbugiarda clamorosamente il Consiglio comunale pavese e quel voto bipartisan favorevole all’illecita speculazione condiviso da maggioranza e opposizione (unici contrari Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e Vincenzo Vigna di Italia dei valori). La sentenza chiarisce inoltre che la perequazione (ovvero l’acquisizione di aree strategiche in cambio del diritto di edificarne il 10 per cento o di autorizzare altrove le stesse volumetrie) non può essere applicata alle aree verdi o agricole come quelle che troviamo nel Parco della Vernavola: lo stabilisce l’art. 22 del Prg, all’epoca in vigore, che lorsignori si riproponevano di aggirare. La sentenza sbugiarda infine Fabio Panighi (funzionario comunale del settore urbanistica) e Angelo Moro (dirigente dello stesso assessorato) accorsi a riferire che la zona era disciplinata dell’art. 24 del Prg (aree per servizi), mentre in realtà era soggetta all’art. 22 (Parco della Vernavola) e dunque inedificabile.
Cristina Niutta, nulla da dire?

16. Debole con i forti (atto secondo)

All’alba di giovedì 7 febbraio 2013 viene arrestato l’imprenditore edile pavese Dario Maestri. Manette anche al professor Angelo Bugatti, già direttore del Dipartimento di Ingegneria edile presso l’Università di Pavia (a lui il Comune aveva affidato l’elaborazione del nuovo Pgt). Temporanea interdizione dai pubblici uffici per l’ex dirigente comunale Urbanistica e Territorio Angelo Moro. 120.000 euro complessivi sarebbero stati elargiti dall’imprenditore al professore, con Bugatti che sottoscrive un atto d’obbligo – spacciato per convenzione con l’Università – là dove, a Punta Est, le residenze invece che affittate a studenti erano state poste in vendita sul libero mercato (fra l’altro, anche sfacciatamente reclamizzate). I reati contestati a Bugatti e Maestri vanno dalla corruzione al falso materiale alla truffa. Maestri si difende esibendo l’autorizzazione comunale a questa lottizzazione abusiva. In una intercettazione l’imprenditore indica in Ettore Filippi «la sua testa di sfondamento», quello che in Comune è «capace di far aprire le porte».
Cristina Niutta, nulla da dire?

17. Debole con i forti (atto terzo)

4 dicembre 2009. Con rogito presso il notaio Trotta (indagato), Arco vende alcuni terreni a Imm.Co (poi Green Campus). Nonostante siano destinati a servizi universitari, l’acquirente provvede al frazionamento in tante particelle quante sono le unità abitative e i posti auto. Gli appartamenti sono infine posti in vendita.
Illecito nell’illecito, la ghiotta speculazione e la successiva truffaldina messa in vendita sul libero mercato immobiliare ignorano che, nel frattempo (19 novembre 2008, dunque prima dell’autorizzazione comunale a costruire, del 4 novembre 2009), era decaduto il vincolo pre-espropriativo a Servizi universitari (U1) introdotto dal Piano regolatore generale il 19 novembre 2003, con la conseguente derubricazione dei terreni. L’illecito cede così il campo alla ben più grave lottizzazione abusiva dei fabbricati. Ne è conseguita il 6 marzo 2013 l’Ordinanza di sequestro, a firma del Gip Anna Maria Oddone.
Che fa la Giunta comunale pavese di cui Cristina Niutta è assessore? Intima di sospendere le vendite abusive? Esige l’elenco dei preliminari di compravendita, come invece ha preteso la Procura? Minaccia ritorsioni legali? Niente affatto: si schiera in difesa della truffa immobiliare. E si capisce: due distinte certificazioni comunali (30 giugno 2008 e 19 novembre 2009, la prima a firma di Gregorio Praderio quando governava il centrosinistra di Capitelli e Filippi; la seconda sottoscritta dal suo successore Angelo Moro, il plurindagato dirigente comunale del settore Ambiente e Territorio, con il centrodestra di Cattaneo e… Filippi) attestano una falsa destinazione a espansione residenziale (classificandola zona “C”, come da decreto ministeriale n. 1444, 2 aprile 1968) quando in realtà i terreni erano per attrezzature ed impianti di interesse generale (zona “F”).
La ripetuta “svista” non è di poco conto: ha consentito infatti ai richiedenti (la società Arco di Arturo Marazza e Carla Casati in Calvi) l’incasso di una plusvalenza superiore a 4 milioni di euro – equivalente al salario annuale di circa 220 operai – rivendendo a Green Campus per 6.203.200 ciò che, solo pochi mesi prima, era a loro costato 1.813.000.
Cristina Niutta, nulla da dire?

18. Pgt

Il nuovo Piano di governo del territorio approvato dalla Giunta di cui l’assessore Niutta ha fatto parte è fuorilegge poiché, negando l’unità del centro storico come entità inscindibile – da tutelare in quanto tale – è dato in pasto alle betoniere con l’avallo degli uffici comunali. «Nelle aree libere di pertinenza» e persino «all’interno dei cortili» sarà consentito costruire ben 4 metri cubi per metro quadrato, vanificando così l’alternanza tra spazi pieni e vuoti tipica del centro storico. Quanto alle aree esterne, la cementificazione sarà ammessa pressoché dappertutto.
 È altresì ammessa l’edificazione di parcheggi interrati, così come si potranno costruire i parcheggi a raso purché, alla lettera, tutto avvenga «nel rispetto dell’impianto arboreo e del verde di pregio […] con una pavimentazione filtrante» nonché «interventi che valorizzano il bene anche con modificazioni della sagoma dell’edificio»: una presa in giro, una follia!
 In questo modo, ha più volte lamentato l’architetto Enrico Sacchi, «si concretizza come prossima e ineluttabile la distruzione della città antica, cioè della nostra identità e della nostra memoria storica».
Cristina Niutta, nulla da dire?

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Una Risposta to “Cristina Niutta, nulla da dire?”

  1. Luigi Molina Says:

    Ma ancora. La zelante conservatrice del “dicastero” in Giunta a Pavia pur di non inimicarsi agli occhi dei dipendenti anche i piu’ noti “fancazzisti ” non mancava di esprimere il proprio plauso ai dipendenti dell’Ufficio Tecnico ( solo alcuni per fortuna ) nonostante avessero emesso provvedimenti illegittimi, disatteso i tempi di legge sulle procedure, riesumato pratiche sepolte da anni ove erano emessi decreti di agibilta’ ed altre frettolosamente archiviate. Ha esaltato la figura dell’allora responsabile del servizio tecnico nonostante i favori resi agli amici e i danni arrecati ai privati prima ed alla Pubblica Amministrazione dopo attraverso atteggiamenti palesemente omissivi e di evidente abuso di potere. Ma non e’ anche avvocato ? Brava assessore Niutta!! Complimenti: costituisce un bell’esempio ai giovani di come non si deve…amministrare!!

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