Quell’arenaria fragilissima

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San Michele. Quando le sculture diventano polvere
di Alessandro Cini

Chi lavora nello splendido, intrigante e poco retribuito mondo del restauro d’arte in Italia, può farlo in due modi. Il primo è partecipare a gare d’appalto e prendere, con o senza il proprio personale, i lavori che sono sul mercato, cercando di farli nel migliore dei modi e rispettando tutte le prescrizioni e i capitolati. Il secondo modo è di andare a cercare delle opere d’arte che siano a rischio, inventarsi il modo per recuperare dei fondi e operare. Questo è il modo più complesso, faticoso e frustrante per fare questo lavoro, ma quelle poche volte che si riesce a far decollare un progetto la soddisfazione è incredibile, perché si riesce a salvare un pezzo di storia e a divulgarlo, dove prima c’era poca attenzione.
Ho lavorato più volte per il San Michele di Pavia, è stato sempre un piacere e un onore. Quando si passano anni a seguire un monumento si finisce per affezionarsi, quando poi il monumento è un’opera d’arte di inestimabile valore come questo, ci si innamora. Come non farlo, in un’edificio che ha visto le incoronazioni dei primi re del regno italico? Uno scrigno colmo di draghi, tritoni, sirene e mostri scolpiti in una pietra che racconta 900 anni di storia?
Purtroppo questa stessa pietra all’esterno si è dimostrata fragilissima e la narrazione delle facciate è ormai quasi completamente perduta. L’arenaria dell’Oltrepo è sabbia sedimentata e calcificata, con l’esposizione alla pioggia e con l’inquinamento si disgrega e le sculture diventano polvere. Nel corso di questo secolo sono stati molti i tentativi di porre un freno al degrado, gli interventi più importanti sono stati quelli del 1968 e del 2000, restauri effettuati a volte con materiali troppo sperimentali, a volte corretti, come l’ultimo intervento di 14 anni fa. Ma quattordici anni sono troppi per una facciata così fragile, e molti pezzi hanno ripreso a sbriciolarsi, in alcuni casi a staccarsi e cadere a terra.
Sono stati i pezzi recuperati da terra, una mattina di sabato insieme ai volontari che tengono aperti la chiesa a farmi capire che era ora di intervenire, senza più attendere. In accordo con il Parroco e l’Associazione il Bel San Michele ho provato ad informarmi per vedere se in Soprintendenza era a disposizione qualche fondo per le emergenze, ma sono tempi molto duri per gli enti che sovrintendono al nostro incredibile e unico patrimonio artistico.
Così è nata l’idea di fingere che questi fondi ci fossero a disposizione, metà la avrei messa io in quota lavoro, con il personale della mia ditta, mentre la metà rimanente l’avremmo recuperata da Pavia, sensibilizzando enti e cittadini con un buon gioco di squadra.
Prima dell’inverno abbiamo iniziato i lavori, una prima messa in sicurezza dei pezzi che rischiavano di cadere durante l’inverno a causa del processo gelo-disgelo. Grazie all’appoggio della “Provincia Pavese” abbiamo immediatamente avuto una buona visibilità, e Pavia ha risposto, a gran voce direi. Il Comune ha messo immediatamente la somma necessaria per il primo intervento, seguito da Asm con le stessa cifra. E si sono mossi molti privati cittadini, ristoratori e imprese, con denaro e offerte in materiali tecnici.
Adesso attendiamo la primavera per consolidare quei pezzi che abbiamo fissato sulle facciate, torneremo al lavoro con piattaforme aeree e li fisseremo in maniera definitiva. Con la cifra raccolta possiamo effettuare più interventi di quelli che avevamo in previsione, e pensare di poter impostare l’intervento di restauro completo delle facciate.
Non sarà semplice, ma dobbiamo arrivare a pensare che le opere d’arte che la nostra città custodisce necessitano di una manutenzione continua, come le nostre case necessitano di una manutenzione continua. In questo modo si evita di perdere delle parti importanti e, contrariamente a quello che si può credere, si spende meno.
Ci sono molte opere d’arte che a Pavia hanno bisogno di attenzione, insieme ad una storica le sto cercando e mappando. Vogliamo evitare di perderle e vogliamo che i pavesi si rendano conto dello straordinario patrimonio d’arte che hanno sotto gli occhi ogni giorno e che, spesso, non vedono.
Chi vorrà seguirci in questa avventura venga sul sito di restauroearte.com, che aggiorniamo ogni settimana, ci scriva e ci contatti, per far si che la storia del restauro del San Michele sia l’inizio di una bella storia che ci porta alla riscoperta della nostra città.

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