Risposta a don Cervio

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Sulla “Provincia Pavese” questa mia replica alle odiose farneticazioni del parroco di Albonese in risposta a un intervento sui migranti di Mimmo Damiani, lettere di seguito riportate.

Patrioti gli stranieri  di Giovanni Giovannetti

Caro don Cervio che non conosce la storia di uno come Mimmo Damiani (altrimenti non si azzarderebbe a dire così tante fesserie), patriota non è Lei ma gli stranieri. Gli immigrati vantano un tasso di attività del 73 per cento (12 punti superiore a quello degli altri italiani) e con il loro lavoro contribuiscono in misura del 9 per cento alla ricchezza nazionale: oltre 4 miliardi di euro di gettito fiscale, a fronte di una spesa sostenuta «per loro» di 1 miliardo, in larga parte sprecata per contrastarne l’immigrazione. Una visione miope, violenta e poco patriottica: fra l’altro, sulle spalle dei giovani nuovi arrivati grava anche la salute malferma dell’Inps, che senza di loro non saprebbe come pagare la pensione ai nostri anziani, affidati a oltre un milione di badanti (il doppio dei dipendenti del sistema sanitario nazionale) delle quali l’80 per cento lavora in nero.
Secondo recenti ricerche, i lavoratori stranieri assicurati (nell’insieme sono 2.727.254, il 12,9 per cento, un ottavo dei 21.108.368 lavoratori iscritti all’Inps) hanno versato nelle casse dell’ente previdenziale 7,5 miliardi di euro. Insomma, come si legge nel Dossier Statistico Immigrazione 2012 – 22° Rapporto Caritas e Migrantes, gli stranieri danno molto più di quanto ricevono, poiché i pensionati stranieri (110.000 persone nel 2010) incidono appena per il 2,2 per cento. Vista l’età media nettamente più bassa di quella degli italiani (31,1 anni contro 43,5), è un andamento destinato a durare per molti anni.
Il 63,2 per cento dei lavoratori immigrati assicurati opera alle dipendenze di aziende, oppure sono lavoratori domestici (17,6), operai agricoli (8,5), lavoratori autonomi (10,8). Dunque, ogni 10 lavoratori immigrati, 9 sono impiegati nel lavoro dipendente e uno solo svolge attività autonoma.
Nel settore familiare, in un Paese con almeno 2,6 milioni di persone non autosufficienti e una popolazione composta per oltre un quinto da ultra-sessantacinquenni, l’apporto dei lavoratori immigrati, soprattutto donne, consente alla rete pubblica un risparmio quantificato dal ministero del Lavoro in 6 miliardi di euro.
Anche in agricoltura gli immigrati incidono per oltre un quinto sul totale degli addetti. Il loro contributo è sempre più rilevante, sia tra gli stagionali che tra gli operai a tempo indeterminato, specialmente nell’allevamento, nella floricultura e nelle serre.
Nel 2012 oltre 20.000 immigrati sono rientrati in patria. Secondo Andrea Stoppini, «se consideriamo uno stipendio medio (dati Inps) di 12mila euro lordi l’anno, i contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ammontano a quasi 4mila euro l’anno; per una media di due anni e mezzo di permanenza in Italia, significano circa 10mila euro. Se la stima di 20mila lavoratori rientrati sarà confermata, nel complesso si tratterà di circa 200 milioni di euro che questi lavoratori avranno perduto, a meno che non riescano in futuro a ottenere un nuovo rapporto di lavoro in Italia, e che l’Inps potrà legittimamente trattenere nel suo bilancio. Per inciso, si tratta di una cifra analoga al costo annuo sostenuto per i circa 45mila stranieri che vivono negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, e dei quali tanto si parla nelle regioni settentrionali». Con buona pace dei patrioti su Marte.

Proposte concrete per i migranti 
di Mimmo Damiani, “la Piazza e il Ponte”

Sabato in tutta Italia ed anche a Pavia si terrà la giornata di sensibilizzazione sui diritti dei migranti “24 ore senza di noi”. Il ruolo dell’ Ente locale e dei Sindaci per favorire i processi di inclusione sociale, il dialogo interculturale, i diritti di cittadinanza è ovviamente essenziale. Invitiamo quindi tutti i candidati sindaci ad essere presenti alla manifestazione che partirà alle ore 18 da Piazza Vittoria. Ci sembra un segno doveroso e necessario di attenzione nei confronti degli oltre 8.000 cittadini stranieri che vivono, lavorano, studiano e crescono insieme a noi. Un segno ancor più significativo perché il primo cittadino è per definizione Sindaco di tutti, compresi i non votanti, i piccoli e gli ultimi. Formuliamo inoltre due proposte concrete di governo della città su tale tematica, sulle quali crediamo utile che sia nota l’opinione dei candidati Sindaci, per consentire ai cittadini elettori di “conoscere per deliberare” . La prima è nominare / eleggere, attraverso un percorso partecipativo delle comunità straniere e della Consulta immigrazione, un consigliere comunale rappresentante dei cittadini stranieri. Un nuovo consigliere aggiunto che prenda posto sui banchi del Consiglio della prossima legislatura, senza diritto di voto ma con diritto di parola e partecipazione alle Commissioni. In grado di portare la voce dei cittadini stranieri comunitari, non comunitari e apolidi che vivono a Pavia Poi proponiamo di attribuire la cittadinanza onoraria ai bambini figli di genitori stranieri al compimento del ciclo della scuola primaria. Si tratta di un atto simbolico ma efficacia per favorire il riconoscimento di voler vivere in una città-comunità. Sentirsi cittadini significa essere parte di qualcosa che va oltre il singolo, significa partecipare alla vita collettiva. La cittadinanza non porta all’uniformità o all’abolizione della ricchezza culturale, ma aiuta l’integrazione, mettendo le persone sullo stesso piano: stessi diritti e stessi doveri.

La solidarietà e le parole 
di don Francesco Cervio, parroco di Albonese

Quasi ogni settimana c’è una “Giornata Pro” e apprendo dalla Provincia Pavese che il 1° marzo si terrà l’ennesima Giornata sui diritti dei migranti, intitolata “24 ore senza di Noi”. Il portavoce del Movimento civico “La piazza” vuole dare visibilità ai circa 8.000 cittadini stranieri residenti a Pavia. E cosa suggerisce? La nomina di un consigliere in Comune per rappresentare gli stranieri di Pavia e poi la “cittadinanza onoraria” ai bambini di genitori stranieri ivi residenti. Vedo che anche a Pavia proliferano le “anime belle”, quelle che non dormono la notte per architettare iniziative a favore dei “non-italiani” (e questo sarebbe anche positivo!). Ma poi, in concreto, nei fatti danno la sensazione di vivere in una terra diversa da quella Pavese. Perché i cittadini pavesi non-italiani devono avere automaticamente un consigliere? E’ sufficiente che, attraverso le associazioni che rappresentano i non-italiani, impegnino i candidati-sindaco attraverso il loro programma elettorale. E la “cittadinanza onoraria”, al pari della moda del Consiglio comunale dei ragazzi, sono solo operazioni folcloristiche. Meglio sarebbe dare agli insegnanti il supporto necessario per svolgere all’interno delle scuole il giusto processo di integrazione (o, pardon, di inclusione sociale!). Un piccolo consiglio al Movimento civico “La piazza”. Sullo stesso giornale (giovedì 27) c’era una pagina intera sul volontariato pavese (cattolico e non) che si rimbocca le maniche e ogni giorno, invece di fare proclami e auspici vari, cerca di mettere insieme il pranzo con la cena (e magari un letto e le cure mediche) a favore di centinaia di poveri, italiani e non-italiani. Su su, anche voi del movimento “La piazza” fate i turni per aiutare gli altri concretamente, neh? I bla bla non risolvono mai i problemi dei (più) poveri.

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Una Risposta to “Risposta a don Cervio”

  1. Anonimo Says:

    Grande Don Francesco!!

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