Tanto va la gatta al lardo…

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Sull’arresto di Ettore Filippi. Note a margine
di Giovanni Giovannetti

L'”intoccabile” che, grazie all’appoggio offerto dal capo della ‘Ndrangheta lombarda, risultò decisivo nella vittoriosa ascesa di Al Cattaneo a sindaco di Pavia è ora ai domiciliari. Lui, per decenni il supremo garante di squallidi intrecci affaristico-istituzionali e di contiguità mafiose, trent’anni dopo è di nuovo agli arresti. Sì, poiché il poliziotto Ettore Filippi (già capo della Squadra mobile di Pavia) lo ricordiamo già incarcerato a Peschiera nel febbraio 1983, per via – sostiene – di vendicative “toghe rosse” dopo che il 4 aprile 1981 a Milano proprio lui aveva catturato Enrico Fenzi e Mario Moretti, capi delle Brigate Rosse. In realtà venne “accompagnato” ai ferri e processato per certi piccanti favorini confessati ai giudici dal pentito di mafia Angelo Epaminonda detto il Tebano, boss della mala milanese e referente lombardo di Cosa nostra catanese (all’epoca Epaminonda gestiva spaccio di coca, night, bordelli e bische anche in provincia di Pavia). Insomma, ieri come oggi è corruzione. Verrà infine assolto per insufficienza di prove, così che nel 1992 il procuratore capo di Milano Giulio Catelani potrà affermare che «Milano non è Palermo».
Colonizzazione e misto. Subito dopo comincia la resistibile ascesa di Filippi ai piani alti della pubblica amministrazione pavese. Una carriera politica che ne ha rivelato i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l’infanzia nel Partito socialista, l’adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, l’età di mezzo nella Margherita, la vecchiaia attiva nel Partito democratico, la parabola senile da attempato cespuglio Pdl e – dopo la parentesi civica di Rinnovare Pavia e l’avvicinamento temporaneo all’Udc – forse non morirà tra i casini.
Agli arresti domiciliari per corruzione e abuso d’ufficio. A pochi passi dalla lottizzazione abusiva di Punta Est e Cascina Scova (ne accenneremo) c’è Cascina Spelta, là dove il costruttore Dario Maestri ha edificato residenze multipiano vista parco, sempre più vicine al corso d’acqua della Vernavola, eludendo la “Galasso”. Il costruttore era accusato di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e truffa dopo l’oneroso compenso di 41.140 euro (34.000 più Iva) ad Enrico Colosimo, un… diciamo consulente con entrature in Soprintendenza; “consulenza” al solito suggeritagli dall’ex vicesindaco Ettore Filippi, suo amico e sodale (in una intercettazione Maestri definisce Filippi «la sua testa di sfondamento», quello «capace di far aprire le porte»). Singolarmente, lo riconosce Maestri stesso in una mail al Colosimo del 23 ottobre 2010: «Facendo seguito al colloquio avuto col Dott. Filippi, con la presente le confermiamo il nostro interesse alla Sua collaborazione di assistenza sia per la pratica in corso che per le eventuali future. In riferimento al compenso richiesto per la nostra prima pratica ci permettiamo di sottolineare che ci sembra eccessivo, ma che ciò nonostante le verrà corrisposto, magari con un piccolo sconto… per le successive sarà necessario discuterne il compenso di volta in volta per trovare sicuramente un accordo. Non appena riceveremo il tutto, saremo pronti per il saldo. Cordialmente, Dario Maestri». A cosa era subordinato il saldo? Secondo gli inquirenti, l’esborso sarebbe servito ad oliare la rimozione del vincolo paesaggistico.
Dario Maestri lo ricordiamo artefice di quel capolavoro che fu la piscina del Centro benessere di Cascina Scova, illecita tanto quanto le confinanti residenze di Punta Est, finite nel mirino della Procura: piscina sostanzialmente privata eppure «aperta al pubblico», così da aggirare norme e oneri di urbanizzazione. Sì, ma ogni cosa è «alla luce del sole», già che il Maestri può esibire l’autorizzazione comunale, il “bollino blu” che la decreta opera di «pubblico interesse», a disposizione dei cittadini… dalle ore 12 alle 14, per tre euro l’ora dal lunedì al venerdì e per un numero di utenti non superiore al «20 per cento della capienza massima autorizzata per l’impianto». Insomma, una presa in giro, congegnata negli anni in cui Filippi era vicesindaco a centrosinistra con Piera Capitelli. Secondo gli inquirenti che ora lo hanno arrestato, tutto questo fu reso possibile «grazie alle illecite pressioni esercitate sugli uffici tecnici» proprio dal vicesindaco, poi compensato con somme «di denaro contante non quantificabili con esattezza» e due assegni per 24.000 euro complessivi, «elargizioni corruttive volte a far ottenere provvedimenti amministrativi illegittimi favorevoli alla società La Cortazza Srl» di Maestri, in particolare per oliare il buon esito della lottizzazione abusiva di Punta Est. Pressioni di Filippi sul Comune anche in vista dell’approvazione del nuovo Pgt: secondo la testimonianza resa dal dirigente comunale Valentina Dalmazio, a compensazione per l’affare perduto di Punta Est, l’ex vicesindaco avrebbe sollecitato l’aumento della capacità edificatoria per Molino tre Mole e Costa Verde, due aree sopra cui La Cortazza di Maestri stava costruendo.
Ma come dimenticare i 730.000 euro in pubblico denaro pilotati nel 2008 dal vicesindaco e assessore al Bilancio Filippi nelle tasche dell’amico Vittorio Pacchiarotti – imprenditore condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti – quale compenso (a rendere?) per la mancata costruzione di una piscina in via Acerbi a Pavia. Secondo persone del mestiere, conti alla mano, sarebbe stato l’imprenditore a dover rifondere il Comune. E l’onere venne anche spacciato quale compromesso a tutto vantaggio della collettività, già che Pacchiarotti avrebbe minacciato una rivalsa legale per 1.500.000 euro. Un ex consigliere comunale riferisce poi questa affermazione dell’imprenditore, in dialetto pavese: «Mì sò gnént, l’ha faj tütt al Filippi» (Non so niente, ha fatto tutto Filippi). Che dire infine del Centro sportivo polivalente Campus Aquae al Cravino, inaugurato nel 2010 su terreni dell’Università contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc da Pacchiarotti il 6 dicembre 2005 presso il notaio Trotta – sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi pubblici, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo. Evidentemente le palestre, le piscine, il ristorante e un esclusivo Centro benessere “universitario” sono strutture, ehm, fondamentali per le attività didattiche e di ricerca, specie quest’ultimo, gestito da Vitruviospa srl (sempre di Pacchiarotti): l’autorizzazione comunale – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro. Sia Pacchiarotti che Dario Maestri (il costruttore di Punta Est) figurano tra i graditi oltre che generosissimi sponsor del periodico pavese “Il Mondo del lunedì” (ora “Il Mondo di Pavia” online), testata vicina a Rinnovare Pavia, la lista civica della famiglia Filippi di cui ricordiamo l’onerosa campagna elettorale alle Comunali 2009. Così come è ormai storia (giudiziaria) la vicenda di quel candidato chiesto da Filippi al capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri, avvocato tributarista reduce da 9 anni di carcere per narcotraffico, nuovamente condannato in primo grado il 6 dicembre 2012 a 18 anni per associazione mafiosa.
E ancora: ricordiamo Filippi nel 2005 membro “a sua insaputa” del Cda della fondazione di diritto sammarinese Ester Barbaglia – la maga di Craxi e Berlusconi – che fra l’altro possedeva il 21 per cento di una banca, il Credito Sammarinese, incline al riciclaggio per conto di narcotrafficanti; ad esempio, 1.300.000 in euro in contanti ricevuti nel dicembre 2010, in due tranches, dal broker della droga Vincenzo Barbieri, affiliato al clan ’ndranghetista dei Mancuso, ucciso il 21 marzo 2011 in Calabria. Tutto questo ignorando le norme anti-riciclaggio.
Rimanendo al sottogoverno cittadino, Ettore Filippi ha rappresentato il sindaco formattattore Alessandro Cattaneo nel Cda dell’ospedale San Matteo (nelle liste di Rinnovare Pavia, Filippi ha ospitato i candidati suggeriti da Neri e Chiriaco. Nelle Richieste della Dda seguite all’inchiesta Infinito, l’ex poliziotto lo si trova ben 57 volte, non esattamente tra gli investigatori); Luca Filippi – figlio di Ettore, già presidente di Asm Lavori e ancora membro del Cda di Asm – venne intercettato in temerarie conversazioni con il pregiudicato Chiriaco (nel maggio 2010 Luca Filippi assume presso Asm Lavori Francesco Rocco Del Prete, persona «nella piena disponibilità di Neri»).
Per oltre un ventennio Filippi si è mantenuto in precario equilibrio lungo lo scivoloso crinale della cosiddetta “zona grigia”. Tra i suoi più stretti amici e collaboratori incontriamo Pietro Pilello da Palmi (Reggio Calabria), revisore dei conti di Asm Pavia e di molte altre società, legato – secondo l’antimafia – da un «patto occulto» con Pino Neri, suo collega di Massoneria. Negli anni in cui “compare Pino” sconta la sua condanna a nove anni per narcotraffico, tra i due resiste una «compartecipazione» alle cause civili di cui si dividevano i guadagni in nero.
In Asm Pavia il dottor Pilello viene chiamato il 29 giugno 2007 dal vicesindaco Filippi (centrosinistra) di cui il calabrese è commercialista. Sembra sia stato proprio lui a introdurre Filippi dal capo della ’Ndrangheta lombarda, al quale l’ex vicesindaco (passato al centrodestra) si era rivolto per chiedere voti e candidati per la sua lista Rinnovare Pavia. Scrive Francesco Forgione in Porto Franco, (Baldini Castoldi Dalai, 2012): «Pietro Pilello è un uomo chiave del sistema di potere berlusconiano e di quello di Comunione e Liberazione a Milano. Di tanto in tanto, tra cose “inspiegabili” e fatti “penalmente irrilevanti” il suo nome spunta all’improvviso da intercettazioni e inchieste giudiziarie. Come quella volta, alla fine del 2007, quando Berlusconi si era messo in testa di fare cadere Prodi e aveva avviato un mercato per la compravendita dei deputati e dei senatori». Forgione accenna anche gli anni calabresi di Pilello: fuori dalla Piana, «il commercialista non lo conosceva nessuno, almeno fino ai primi mesi del 1992. In quel periodo, pro- prio da un’indagine sui traffici della cosca Pesce di Rosarno, i magistrati di Palmi arrivano alla massoneria e al capo della P2 Licio Gelli e cominciano a occuparsi pure di Pietro, il Venerabile della Piana. Nello stesso periodo, il 12 settembre, nel corso di un’indagine partita da Roma, si scopre che due autentici sconosciuti, Cecilia Morena e Giuseppe Cutrupi, avevano depositato 45 certificati di deposito del valore di 95 milioni l’uno, pari a 4 miliardi 275 milioni di lire, nella Banca Cooperativa di Palmi. Provengono tutti dal bottino di una rapina fatta due anni prima a Roma ai danni di un portavalori del Banco di Santo Spirito della Capitale. Chissà come avevano fatto ad arrivare a Palmi». Fatto sta che «a far piazzare i titoli nella piccola banca della Piana era stato Pietro Pilello». E come va a finire? Va a finire che «i magistrati sequestrano il conto corrente, ma dopo quindici giorni trovano e sequestrano altri 31 miliardi degli stessi certificati nella Cassa di Risparmio di Firenze. Secondo i magistrati di Roma che indagano sul furto dei certificati, e secondo quelli di Palmi che indagano sulla Massoneria, dietro l’operazione c’è sempre Pilello, questa volta in compagnia di un imprenditore marchigiano, Arturo Maresca, e di un ex direttore generale del ministero delle Finanze, Angelo Iaselli, Iscritto alla P2 di Gelli».
Grazie a Filippi, da uno così è passata la contabilità di Asm Pavia. Del resto, per l’ex vicequestore e vicesindaco la coerenza è tutto.

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2 Risposte to “Tanto va la gatta al lardo…”

  1. Anonimo Says:

    Finchè in Italia la giustizia sarà nelle mani di magistrati giustizialisti e forcaioli ci saranno sempre innocenti che dopo decenni di onorata carriera al servizio delle istituzioni e dei cittadini saranno ingiustamente privati della libertà personale, come è accaduto al dottor Filippi sempre stimato e votato dalla città.
    E gli individui alla Giovannetti continueranno a buttare fiele sul loro avversari, facendo apparire come criminali imprenditori seri come i signori Maestri e Pachiarotti che hanno dato ai pavesi ricchezza, prosperità sociale e benessere grazie al lavoro dato a tanti capofamiglia.

  2. Anonimo Says:

    Filippi, dice il magistrato, aveva conservato un forte potere presso gli uffici comunali, e in essi era costantemente presente.
    E il sindaco Cattaneo che cazzo faceva? Stava a guardare e consentiva che Filippi ordisse le sue trame in giro per il comune?

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