Pontiere di notte

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Atto primo. Corrotti e corruttori
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Un’ampia sintesi dell’Ordinanza di custodia cautelare a carico di Ettore Filippi e dell’imprenditore edile Ciro Manna. Dal 2007 al 2013 il costruttore Dario Maestri (accusato di corruzione) avrebbe elargito all’ex vicesindaco soldi a palate. Maestri era solito definirlo «il mio dipendente, quello che in Comune apre tutte le porte».

Che Filippi fosse a libro paga del Maestri e di altri (ad esempio di Vittorio Pacchiarotti) a non pochi di noi pareva acclarato ben prima che lo arrestassero. Ma leggere ora le carte che disvelano le sue tresche fa proprio incazzare.
1° dicembre 2007. In piena emergenza Rom (sgomberati da Pavia, erano stati deportati in alcune località della provincia e sottoposti a veri e propri pogrom) la Giunta Capitelli – di cui Filippi è ombelicale vicesindaco e assessore al Bilancio – certifica di pubblica utilità il privatissimo campo da tennis del Centro Benessere di Cascina Scova. Come si legge nell’Ordinanza, «il documento reca anche la firma del dirigente del settore Gabriele Pioltini» (e dire che pochi mesi prima, lo stesso dirigente aveva manifestato un parere assolutamente negativo). Sicché, il 18 febbraio 2008 «il rag. Pioltini e Maestri firmarono la relativa convenzione sportiva, che risulta registrata nella raccolta generale degli atti del Comune, ma non all’ufficio del Registro». Ne consegue che essa «ha un valore obbligatorio estremamente limitato e priva di contenuti e dunque di validità giuridica» in quanto, rileva il Gip Anna Maria Oddone, «semplice scrittura privata insufficiente a soddisfare il requisito di “pubblica utilità delle opere” tale da giustificare l’esonero dal pagamento degli oneri di urbanizzazione».
Un passo indietro al 25 gennaio 2007, giorno in cui Paolo Carena, addetto al servizio urbanistica e responsabile del procedimento, riceve da Gregorio Praderio, allora dirigente Ambiente e Territorio, la richiesta «di istruire la pratica della sanatoria». Carena manifesta via mail numerose perplessità e avanza la richiesta di chiarimenti, «in quanto l’intervento non rispettava i dettami della Scheda 13S del Parco della Vernavola, aveva una connotazione pubblica marginale e conteneva volumetrie non ammesse nella scheda». Non ne ottenne risposta, salvo poi apprendere che «l’architetto Marco Bianchi, genero di Maestri e partecipe dell’attività costruttiva, scrisse una mail all’architetto Praderio usando un tono piuttosto duro e minacciandolo di far intervenire “gli assessori”. Mi sono sempre chiesto chi dava loro una tale influenza sulla politica locale».
E dire che costruire una nuova piscina o altro in assenza del relativo permesso è un reato non sanabile. Lo riferisce Simona Faccioli, responsabile comunale del procedimento per la parte edilizia, interrogata in Procura: «Ricordo che il procedimento nacque a seguito di un sopralluogo della Polizia locale che rilevò la realizzazione di una piscina» costruita abusivamente poco distante dal «campo di calcetto/tennis». Secondo Faccioli, l’istanza presentata «non risultava completa in quanto priva di apposita convenzione ad uso pubblico per le strutture che si stavano realizzando. Pertanto vi furono alcuni incontri col mio dirigente Gregorio Praderio ed altri del mio ufficio e anche in un caso alla presenza dell’arch. Bianchi, si è discusso sulla modalità formale di presentazione della sanatoria e su indicazione del dirigente si convenne che doveva prima stipularsi apposita convenzione».
Il 18 luglio 2008 la Giunta comunale – e non il Consiglio – approva «lo schema formale di convenzione urbanistica relativo alla realizzazione di un campo da tennis e di una piscina scoperta», da tempo edificata. A differenza delle precedenti direttive («che non contenevano i nomi dei presenti, non era presente il Segretario generale, non contenevano alcun parere tecnico sicché si appalesavano come atti illegittimi nella forma e nella sostanza») questa volta la delibera è sottoscritta dal sindaco Capitelli e dagli assessori Pinuccia Balzamo, Maria Teresa Nizzoli, Antonio Pezza, Roberto Portolan, Franco Sacchi e Luciano Rossella e controfirmata dal Segretario generale del Comune Paolo Mileti.
A prescindere «dall’incompetenza dell’autorità che lo autorizzò» (come si è detto, sarebbe dovuta passare dal Consiglio comunale e non dalla Giunta, così come non spettava alla Giunta decretarle opere di urbanizzazione secondaria) nella convenzione richiamata in delibera, all’art. 2 comma 8° si legge: «Le parti convengono che decorso il periodo di vigenza della convenzione per la disciplina dell’uso pubblico dell’impianto sportivo, determinato nella convenzione medesima nel termine di anni nove, in assenza di rinnovo della convenzione per la disciplina dell’uso pubblico non è ammesso l’utilizzo dell’impianto sportivo per fini privati, salvo che siano intervenute modificazioni delle destinazioni previste dallo strumento urbanistico», come poi effettivamente è successo con «l’entrata in vigore del nuovo Pgt che ha modificato la destinazione dell’area».
Una convenzione peraltro beffarda, poiché la piscina figura aperta a pagamento al pubblico nei mesi di «giugno, luglio e settembre, dal lunedì al venerdì dalle ore 12 alle 14, col limite del 20 per cento della capienza massima autorizzata».
Tornando a Faccioli, la funzionaria ricorda che «la prima convenzione consegnata riguardava esclusivamente i campi da tennis» e pertanto viene sollecitata «una ulteriore convenzione che comprendesse anche la piscina, come da indicazioni del dirigente Praderio». Peccato che la convenzione edilizia dovesse precedere e non seguire la sua messa in opera, come in realtà avvenne: «Nonostante ciò su disposizione di Praderio ho dato parere positivo al rilascio della sanatoria».
Piscina e altro erano a tutti gli effetti nuove costruzioni, ma – dice Faccioli – «il Praderio, dopo la stipula della convenzione urbanistica mi disse di procedere come se fossimo in presenza di opere di urbanizzazione secondaria e di trattarle come tali, soprattutto dal punto di vista sanzionatorio».
“Estinto” il reato con il rilascio della sanatoria – come lamenta un testimone – saranno poi numerosi i «personaggi del Comune» lì convenuti «a fare il bagno gratuitamente, ivi compreso il vicesindaco» ovvero colui che, con inossidabile frequenza, «si interessava delle pratiche edilizie delle società facenti capo al Maestri». A quest’ultimo fu reso possibile un vantaggio economico indebito grazie alla «possibilità di maggiorare i prezzi che poteva richiedere ai suoi clienti» e per non aver pagato alcun onere di urbanizzazione «né aver ceduto gratuitamente aree al Comune o aver costruito altre opere di pubblica utilità».
«Chiarita la natura illegittima degli atti e l’intento fraudolento ad essi sotteso» i magistrati si soffermano sul ruolo assolto da Filippi, attivatosi «per agevolare la pratica di colui che era il suo finanziatore abituale, compiendo atti contrari ai suoi doveri d’ufficio».
Come si legge nell’Ordinanza, oltre a trescare in favore di Maestri per Cascina Scova, dismessi gli abiti del sindaco e assessore al suo Bilancio col centrosinistra e migrato a centrodestra, Ettore Filippi «contribuiva al rilascio a favore della società Punta Est» riconducibile a La Cortazza di Maestri «del permesso di costruire gratuito n. 53/2011» a firma del dirigente all’Urbanistica Angelo Moro. Un «provvedimento illegittimo» ottenuto esercitando «ripetute e indebite pressioni sul dirigente, finalizzato al rilascio dei titoli edilizi illegittimi – rilascio del permesso di costruire e conferma del titolo» sospeso in autotutela il 20 dicembre 2011 «con l’impegno assunto nei confronti del Maestri di ottenere la modifica della destinazione urbanistica dell’area nel nuovo Pgt, da “area destinata ai servizi” a “area residenziale”, per conseguire una definitiva sanatoria dell’intervento realizzato».
Dopo il sequestro dell’area, l’arresto di Maestri e del prof. Angelo Bugatti, vista la mal parata, Filippi, secondo gli inquirenti, «contribuiva al rilascio a favore della società La Cortazza e di altre riconducibili a Dario Maestri, di altri permessi a costruire – segnatamente del n. 01/2012 rilasciato il 5 gennaio 2012, relativo all’edificazione dell’area meglio nota come “Costa verde”, nonché del permesso di costruire relativo all’edificazione dell’area di “Molino Tre Mole” – mediante ripetute e indebite pressioni sul dirigente Ambiente e territorio del Comune di Pavia, Angelo Moro, e sui tenici comunali responsabili del procedimento per ottenere una celere definizione delle pratiche».
Può bastare? No, poiché colui che in Comune apre tutte le porte «si attivava – come “risarcimento” a favore di Maestri per il danno subìto con il sequestro del cantiere di Punta Est, per far approvare proposte di modifiche al Pgt con previsioni di aumento della capacità edificatoria delle aree sopra indicate mediante ripetute e indebite pressioni su sindaco e assessori competenti, sullo stesso dirigente del settore Ambiente e Territorio del Comune di Pavia e sui componenti della commissione incaricata di redigere le proposte di modifica del Pgt».
L’Ordinanza prosegue incalzante, elencando alcuni compensi che, stando ai magistrati, Ettore Filippi avrebbe percepito dal Maestri a ristoro delle sue malefatte: «Gli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza hanno così consentito di riscontrare un rilevante movimento di denaro contante sui conti correnti personali del Filippi» abitualmente definito dal Maestri “il mio dipendente” «e delle società editoriali Nuovo Mondo ed Euro Eventi srl (destinate a finalità pubblicitarie) che a lui facevano capo dal 2008 al 2013, con versamenti in contanti pari a 235.000 euro circa, oltre alla ricezione di assegni a favore delle società per prestazioni che allo stato paiono mai o quasi mai realizzate».
Altro che conto cifrato “balneare” monegasco, come avrebbe saputo indicargli Rosanna Gariboldi in Abelli: «dal 30 luglio 2007 al 5 marzo 2009 risultano versamenti in contanti sul conto corrente personale» del vicesindaco Filippi per 64.250 euro. Insomma, nel periodo coperto dagli accertamenti bancari – non ancora definitivi – figurano entrate in contanti per 159.360 euro.
Un testimone: «So che Maestri in parte lo pagava con la pubblicità per il suo giornale», pubblicità che in realtà non ha mai fatto, e con molte altre elargizioni «in nero». E come il “celeste” Formigoni con il faccendiere Pierangelo Daccò, anche Filippi «quando doveva partire per le vacanze» prima passava dal Maestri.

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