Il centro del malaffare

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di Elio Veltri*

Le dichiarazioni spontanee dell’avvocato tributarista Pino Neri condannato in primo grado a 18 anni di carcere per associazione mafiosa, nel processo di appello contro la ’ndrangheta in Lombardia, hanno puntato il dito sul Comune di Pavia accusato di essere centro del malaffare. L’affermazione è sconvolgente. Mai un capo prudente di una organizzazione «invisibile» come la ’ndrangheta, si era esposto tanto. Pino Neri, mi raccontava una signora, farmacista, incontrata per caso la mattina in cui è stata pubblicata la notizia, era un professionista eccellente, al quale tanti pavesi ricchi o benestanti si rivolgevano per risolvere i loro problemi con il fisco o per tutelare i loro affari. È chiaro che l’intervento non è stato uno sfogo, ma ha tutte le caratteristiche di un messaggio a chi ha frequentato e sostenuto nelle elezioni amministrative scorse, ma anche alla città, definita inquinata «da un malaffare diffuso». Fa male il sindaco Cattaneo a motivare l’intervento come il tentativo di Neri di depistare l’attenzione dai suoi guai giudiziari. Penso che le distrazioni e i comportamenti di chi ci ha governato negli ultimi 10-15 anni, abbiano provocato la rimozione dei fatti di criminalità economica che hanno portato alla sbarra amministratori pubblici, funzionari e imprenditori. Fatti più duri delle pietre che solo complicità preoccupanti e superficialità in chi ha responsabilità pubbliche, potrebbero considerare variabili indipendenti dalle difficoltà economiche e occupazionali, palesi in una città nella quale la rendita la fa da padrona. Rendita immobiliare certificata da ettari di terreni agricoli distrutti e da migliaia di case vuote, costruite solo per favorirla; rendita finanziaria conseguente e resa evidente dalla moltiplicazione di sportelli bancari; rendita da gioco d’azzardo dovuta al primato nazionale della città con la più alta spesa pro-capite per le macchinette maledette. Un recente studio di Eurispes sul rapporto tra la ricchezza dichiarata e il benessere reale delle famiglie colloca Pavia al primo posto in Lombardia con uno spread di 28 punti. Il che significa che, come sempre, la rendita produce evasione fiscale. Una città nella quale l’economia è basata sulla rendita, che arricchisce i pochi e impoverisce i molti, ha problemi di rappresentanza istituzionale molto seri, di coesione sociale e di solidarietà, di occupazione, di corruzione delle classi dirigenti. I rentiers sono ostili a una economia basata sul profitto e sulla produzione di beni immateriali e materiali finalizzata al rafforzamento dell’economia reale. Poiché siamo a due mesi dalle elezioni municipali sarebbe utile che i candidati sindaci e i partiti e movimenti che li sostengono, aprissero un dibattito sul progetto di città che hanno in testa e sull’economia pavese, sulle forze economiche della città e sull’incidenza della finanza nei processi produttivi e nell’arricchimento di una minoranza. E che i cittadini riflettessero su quanto è avvenuto in questi anni ponendosi una domanda: come mai il gruppo di Insieme per Pavia, con un unico consigliere comunale, Paolo Ferloni prima e Walter Veltri dopo, che si presenta candidato sindaco, ha dovuto fare fronte da solo all’attacco congiunto, anche con mezzi violenti, del malaffare e della criminalità organizzata, nella difesa della città? Ed è mai possibile che la difesa della città, in quanto casa comune, stia a cuore solo a una minoranza di cittadini e alla magistratura che ha fatto il proprio dovere di guardiano della legalità? Concludo con una riflessione che riguarda tutti noi che viviamo in questa città: se i difensori della città, della sua storia, dei suoi monumenti, del suo territorio, della sua legalità, della trasparenza della politica e quindi del suo futuro, dovessero essere sconfitti alle prossime elezioni, la sconfitta costituirebbe il segnale più evidente del lasciapassare al malaffare e a chi ne è stato autore e complice. Cari amici il tempo è scaduto e questo è il momento delle scelte irrevocabili. Il presidente Kennedy raccontava spesso questo episodio: un generale francese un giorno chiamò il suo giardiniere e gli disse di piantare un albero nel giardino. Il giardiniere gli fece presente che quell’albero avrebbe richiesto molto tempo per crescere. Al che il generale rispose: allora non c’è tempo da perdere, piantalo nel pomeriggio. Una metafora efficace sulla quale riflettere.

* studioso di economia criminale

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