Viaggio in Pavia 1

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Mirabello/Scala. Due rioni lontani dal “cuore” della città
di Elia Belli *

Il titolo evoca un prezioso volumetto di Cesare Angelini, pagine in cui il sacerdote letterato si misura con la storia e l’attualità cittadina del suo tempo. Erano gli anni Cinquanta e Sessanta. Un racconto attualizzato oggi da Elia Belli in questi reportage per il settimanale “il Ticino”.

Partenza dal Borgo, dopo un panino al volo preso in pausa pranzo. Scorre a fianco il Vul: c’è il sole, è pieno di gente. Idem al passaggio accanto al Castello Visconteo: i giardini sono pieni di gente, che studia, pranza, legge, chiacchiera. Passa il Naviglio coi suoi lavori in corso, via Olevano, la rotonda della tangenziale e, dulcis in fundo, la Scala prima e Mirabello, poi. In giro pochissima gente, anzi praticamente nessuno. Anche il Parco della Vernavola non dà grandi soddisfazioni se non per un jogger e un anziano a passeggio col cane. «Di giorno sono tutti al lavoro», spiegano gli anziani al bar all’oratorio, mentre giocano a carte. E aggiungono: «i furti ci sono anche per quello». Eppure non sembra sia la sicurezza domestica a preoccupare di più gli abitanti di Mirabello bensì quella stradale. «La petizione per chiedere la costruzione della rotonda tra via Montemaino e la Vigentina – spiegano – è sicuramente l’argomento più di attualità per il paese».
Sì, “paese” perché Mirabello è Pavia, anche se… «E poi ci sono i marciapiedi in via Montemaino che mancano: insomma i problemi sono sempre gli stessi da anni e restano tali perché nessuno li risolve». «Ci sono cose su cui davvero siamo tutti d’accordo e che andrebbero fatte. E, poi, ce ne sono altre di cui sarebbe comunque importante parlare come, ad esempio, la sicurezza viabilistica in via Mirabello che, con auto parcheggiate a lato della strada e l’autobus che passa, non è per niente sicura al transito». E, tra gli interventi “plebiscitari”, Francesca colloca quello al cimitero di Mirabello: «Andrebbero costruiti degli ossari sul lato verso la campagna, dove c’è il muro vuoto. Anche perché adesso ci ritroviamo con il problema dell’esumazione dei defunti seppelliti da più di vent’anni le cui spoglie verranno spostate negli ossari vuoti a San Giovannino a Pavia. Sarebbe forse il caso di costruire le cellette qui a Mirabello, in modo da non essere obbligati al trasferimento». E aggiunge: «Anche perché per gli anziani arrivare al cimitero Maggiore è un problema e avere i defunti vicino sarebbe meglio».
Da Mirabello al Rione Scala il passo è breve, anzi brevissimo, tanto che ormai la continuità spaziale è garantita dalle abitazioni che uniscono i due rioni. Anche qui pochissima gente in giro: qualche persona al bar sotto la tettoia del centro civico in Piazzale Salvo d’Acquisto. I problemi, però sono diversi rispetto a Mirabello. La sicurezza stradale non presenta grossi problemi, mentre sono l’incuria e l’abbandono che fanno sorgere qualche malumore. E non nel senso di degrado. «Abbiamo un centro civico che ha sale e strutture che potrebbero essere molto più utilizzate – ci spiegano –. Anche il teatro, ad esempio, non è per niente valorizzato. È veramente un peccato perché potrebbe creare un po’ di movimento di persone, altrimenti il rischio è che qui davvero non ci sia più niente». Il riferimento è ai negozi che sono scomparsi e all’oratorio che è praticamente chiuso. «Qui abitano prevalentemente persone anziane. La ventata di gioventù è data dagli studenti dell’istituto odontotecnico che vengono qui la mattina, ma, poi, se ne vanno. È un peccato perché il centro civico era nato intorno a un grande progetto di sviluppo sociale e di coinvolgimento giovanile con la scalinata nel retro che doveva essere la platea di un anfiteatro all’aperto».
Oggi è cadente e priva di manutenzione. Davanti c’è uno spazio verde e un parco pubblico recintato e non accessibile. Chiediamo quando apre. Ci rispondono: «Mai! Idem dicasi per le microstrutture di base in fondo a via Zanella». Lì ci sono le strutture della polisportiva e un bar con tre avventori seduti fuori. A fianco, un campo con del verde accatastato e una porta da calcio rovesciata. «In teoria doveva esserci una pista di atletica e una sorta di parco per l’allenamento libero. Poi, si sa, dalla teoria alla pratica… ma parliamo di un progetto degli anni Settanta che non funzionò allora e non funziona manco oggi». La percezione è quella di un rione che si è riscattato dalla brutta fama degli anni Ottanta, ma a cui poi è rimasto il colpo in canna. «Non è mai troppo tardi», commentano i residenti. Già, non è mai troppo tardi…

(1 – continua)

* settimanale “Il Ticino”

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