Pavesi a bagnomaria

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Santi e poeti no, a Pavia lorsignori ci vogliono navigatori. La foto risale all’ottobre 2000 e siamo dentro l’Arsenale pavese. In quell’autunno l’acqua arrivò su su su, fino a lambire via Riviera. Più in basso, tra gli edifici militari e il Ticino, si trova l’ex maneggio, là dove gli amici comunali della famiglia Calvi hanno indebitamente autorizzato una bella residenza, 150 mq rivafiume, che nonno Gian Paolo ha progettato per Giovanni, il nipotino. Sarebbe qui vietato ogni insediamento; eppure, in sede di controdeduzioni, il Mezzabarba ha autorizzato ristrutturazioni e ampliamenti – classificati “intervento di manutenzione straordinaria” – delle vecchie stalle, così da destinarle ad «attività d’intrattenimento e svago, a commercio al dettaglio per esercizi di vicinato, a pubblico esercizio con somministrazione di alimenti e bevande, a residenza del custode o del titolare dell’attività». «Residenza del titolare dell’attività»? In questa loro Osservazione al Pgt, i Calvi chiedono di consentire «la residenza per la proprietà e custode» pari a 250 mq; come si è detto, il Comune – bontà sua – ne concede “soli” 150… sopra un’area che le carte comunali classificano “fascia fluviale B” (fascia di esondazione). Come a loro ricorda una puntuale Relazione dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa, febbraio 2011), «la realizzazione di nuovi insediamenti a destinazione residenziale è vietata nella fascia A (fascia di deflusso della piena) e nella fascia B» (deliberazione Giunta regionale n. 8/1566 del 22 dicembre 2005).
Tutto questo è dunque in violazione di numerose disposizioni costituzionali e legislative regionali (come l’art. 31 del Pai), che vietano nuovi insediamenti lungo le fasce fluviali.

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Una Risposta to “Pavesi a bagnomaria”

  1. ggiovannetti Says:

    ITALIA NOSTRA: «BISOGNA ANNULLARE IL PGT»
    di Fabrizio Merli (“La Provincia Pavese”, 10 aprile 2014)

    Annullamento del Piano di governo del territorio o, almeno, di alcune delle sue parti. Lo chiede l’associazione Italia Nostra, con un ricorso firmato dal presidente nazionale, Marco Parini, e indirizzato al presidente della Repubblica. I dettagli verranno illustrati domani mattina, nel corso di una conferenza stampa. Le linee portanti del ricorso, tuttavia, riguardano il “disegno” di città così come è stato approvato dal Consiglio comunale lo scorso 15 luglio 2013. E qui c’è la prima contestazione. Secondo Italia Nostra, la versione definitiva avrebbe contraddetto il criterio del risparmio di suolo, sancito dalla prima, e aumentato la superficie lorda pavimentabile (la soletta degli edifici) di 21.607 metri quadrati e l’occupazione di aree verdi per 13 ettari. L’associazione di tutela storico ambientale riserva poi grande attenzione al centro storico. Critiche sono rivolte alla possibilità di costruire parcheggi nel sottosuolo, nonostante la presenza di testimonianze architettoniche del passato, e di modificare le sagome degli edifici, ristrutturando anche gli interni di edifici storici senza alcun limite. Sotto osservazione finiscono anche due schede, quella di piazzale Europa e quella dell’ex Arsenale, dove si prevedono insediamenti per – rispettivamente – 25.295 metri quadrati e 85.873 metri quadrati. Secondo Italia Nostra, queste nuove edificazioni dovrebbero sorgere in aree esondabili e i futuri abitanti sarebbero così esposti ai rischi di piena del Ticino e del Navigliaccio. Infine c’è un ricorso alle aree verdi di quartiere. Secondo quanto affermato nel ricorso, solo una quota residua di queste aree rimarrà a verde pubblico, mentre la parte restante diventerà edificabile. Vengono citate le aree di via Savoldi, davanti al cimitero di San Giovannino, cascina Giulia (zona via Mascherpa) e dell’ex caserma di via Tasso. Paolo Ferloni, ex consigliere comunale di Insieme per Pavia e storico esponente pavese di Italia Nostra, commenta: «È stata una decisione sofferta, quella di presentare questo ricorso. Avremmo voluto impugnare il documento davanti al Tar, ma sono mancati i tempi tecnici. Non condividiamo l’intero meccanismo che sta alla base di questa versione di Piano di governo del territorio». Sul fronte dell’amministrazione comunale, l’assessore all’urbanistica, Marco Bellaviti, respinge tutte le contestazioni: «È un tema già dibattuto – dice – e riguarda due visioni diverse della città. Da un lato c’è l’immobilismo assoluto, senza alcuna possibilità d’intervento, dall’altro c’è il nostro progetto di città dove, con tutte le tutele previste dalla legge, si possa cambiare in maniera ragionata e senza intaccare beni di valore storico, architettonico o paesaggistico». Riguardo al rischio di esondazioni, l’assessore assicura: «Le aree edificabili sono state delineate con grande attenzione. Escludo che siano esondabili».

    «CASE PER MILLE ABITANTI SULLE RIVE DEL TICINO»
    di Marianna Bruschi (“La Provincia Pavese”, 12 aprile 2014)

    Nelle osservazioni al Pgt presentate dall’Arpa si legge che «la realizzazione di nuovi insediamenti a destinazione residenziale è vietata nella fascia A, fascia di flusso di piena, e nella B, fascia di esondazione. Viene invece demandata agli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica la definizione delle attività consentite, dei limiti e dei divieti per le aree ricadenti in fascia C». «La maggior parte dell’area dell’Arsenale è in fascia C – dice l’avvocato Maurici – mentre la parte ell’ex maneggio dove si sta costruendo un centro di svago e la casa del custode sono in fascia A e B». Il generale Agatino Condorelli, una vita legata all’Arsenale, mostra la foto dell’esondazione del 2000: all’Arsenale si girava in barca (nella foto) con l’acqua fra i 70 centimetri e il metro.

    PAVIA. La possibilità di costruire case, palazzi fino a cinque piani per 1143 persone. Numero che sale a 1717 secondo le stime di Italia Nostra. I nuovi insediamenti previsti dal Piano di governo del territorio per l’area dell’Arsenale sono uno dei punti oggetto del ricorso presentato dall’associazione al presidente della Repubblica perché venga rivisto almeno in parte il Pgt. «Ricorso che confluirà in un esposto alla procura», hanno aggiunto ieri gli esponenti di Italia Nostra e Insieme per Pavia. Il punto, hanno spiegato, è legato al livello di rischio dell’area, a ridosso del Ticino. Pericolosità che l’assessore all’urbanistica rispedisce al mittente: «Dove c’è rischio esondazione ovviamente non si costruirà – commenta Bellaviti – E la previsione di nuovi residenti è una capacità teorica. Un progetto per il futuro della città». Annunciato tre giorni fa il ricorso sul Pgt pavese è stato firmato e spedito: 50mila battute di rimandi a leggi e regolamenti e di quelle che secondo l’associazione Italia Nostra sono irregolarità. «A noi interessa che il capo dello Stato, trasferendo eventualmente il ricorso al Tar, valuti il Pgt di Pavia inammissibile – spiega Paolo Ferloni, Italia Nostra ed ex consigliere comunale di Insieme per Pavia – Si tratta di un piano che non tutela i beni storici, artistici e naturali». Una sintesi del ricorso, firmato anche dal presidente nazionale di Italia Nostra, la offre l’avvocato Franco Maurici. Che parte dal fiume. «L’area di piazzale Europa è classifica come fascia a rischio idraulico – spiega – e in questa fascia sono previsti 75mila metri cubi di nuove costruzioni, con una capacità di insediamento di 509 abitanti. Accanto c’è un’altra area sempre a rischio idraulico in cui il Pgt prevede un porto fluviale e insediamenti commerciali. Ma c’è un documento dell’Arpa significativo: non sono ammessi nuovi insediamenti in quelle fasce fluviali». L’assessore all’urbanistica non è d’accordo: «L’area avrà soluzioni edificabili dove è possibile, non nella zona a rischio esondazione, come previsto dalla normativa». Si arriva poi all’Arsenale: «Dove sono previsti 250mila metri cubi con capacità insediativa di 1717 abitanti – continua Maurici – Ma non ci sono le condizioni o i limiti previsti dalle norme di legge. E accanto c’è un’altra piccola area, l’ex maneggio. E’ in fascia A e in fascia B, entrambe soggette a esondazione. E dove quindi non si possono costruire insediamenti». Il generale Agatino Condorelli ha portato un esempio di cosa si intende per area a rischio esondazione e ha mostrato una foto del 2000. «C’erano tra i settanta centimetri e il metro d’acqua – ha spiegato Condorelli che per trent’anni ha lavorato all’Arsenale, fino al 2007 – all’interno dell’area tra i capannoni». Sulle nuove abitazioni nell’area dell’Arsenale, che in totale si estende per 143mila metri quadrati, l’assessore parla di «programmazione territoriale». «Perché il Pgt è un documento con progetti e quella dell’Arsenale è una capacità teorica – spiega Bellaviti – Il Pgt non entra nella specificità dei progetti». Che è la stessa idea che sta alla base della possibilità di realizzare parcheggi sotto al centro storico (parte del Pgt ugualmente criticata da Italia Nostra). «Pavia ha bisogno di parcheggi – ribatte Bellaviti – e noi abbiamo deciso di non proibire a priori che si possano realizzare, fatte salve le condizioni tecniche. E poi c’è la commissione paesaggistica che valuterà». Nel ricorso al presidente della Repubblica c’è molto altro. Le aree verdi, per esempio. «Sono ammesse costruzioni in aree come quella delle Ortaglie», dice Maurici. Al ricorso ha lavorato con il gruppo Insieme per Pavia. «Ricorso che andrà a confluire nella denuncia che presenteremo – spiega Giovanni Giovannetti – e ci saranno anche riferimenti alla criminalità organizzata tanto che vogliamo inviare l’esposto anche alla Dda».

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