Viaggio in Pavia 3

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Pavia Ovest: la “città nella città”
di Elia Belli*

Pavia Ovest è un quartiere poliedrico, forse il più poliedrico di Pavia tanto da essere con ogni probabilità la vera città nella città: poco integrata col resto perché indipendente del tutto dal resto. E questo rappresenta a volte una risorsa, altre volte un problema. Tre i rioni di cui si compone: il Ponte di Pietra, la Pelizza, Arsenale-San Lanfranco-Chiozzo. C’è il fiume, la stazione, poli scolastici vecchi e nuovi, l’università e gli ospedali. Ci sono zone dove le case costano davvero tanto e altre zone popolari. C’è anche un pezzo di quartiere staccato dal corpo principale, il Cassinino lungo la statale dei Giovi. Quando ci abitava, lo stesso sindaco di Pavia Cattaneo non esitava a definirla «la Beverly Hills pavese». Altissimo l’indice di edificabilità negli ultimi anni tanto che sono davvero molti i nuovi appartamenti in vendita. Tra questi l’area di Green Campus, sequestrata anche dalla magistratura per ipotesi di lottizzazione abusiva. Accanto l’area della Madonnina, rappresenta un intervento urbanistico di espansione davvero notevole. E anche in via Riviera i piccoli pezzi di verde accanto alle case che affacciavano sulla strada si sono progressivamente trasformati in insediamenti abitativi. La qualità della vita è complessivamente abbastanza alta e paradossalmente si abbassa e vive di più problemi in prossimità del centro storico rispetto alle zone più periferiche. Si pensi a quanto accade in stazione, dove anche recentemente una donna è stata vittima di aggressione, in galleria Manzoni o nella zona del Ticinello. «Non sono zone sicure – spiegano i residenti – anche se adesso con l’abbattimento della succursale del Copernico al Ticinello va un po’ meglio perché non ci sono più abusivi che la occupano e ci vivono».
Problemi diversi per ogni rione: «Il Ponte di Pietra – spiega Matteo – è il parcheggio dei pendolari, alla Pelizza mancano i servizi a fronte di qualche migliaio di abitanti nuovi, c’è solo l’Unes e un Bar, e, poi la zona Arsenale, San Lanfranco e Chiozzo scontano pochi servizi distribuiti sui lunghi chilometri di strada, e una strada molto stretta e trafficata». In questi giorni Quando si parla di problemi viene automatico il collegamento con il senso unico alternato in via Riviera che ha paralizzato il traffico nella zona. «La cosa da sperare è che finiscano alla svelta i lavori perché ci sono automobilisti che possono fare altre strade, ma noi che viviamo qui no».
Molto sentito anche il problema delle scuole: «In generale si sente il bisogno di una scuola media – spiegano – anche perché l’attuale sede del Leonardo è fatiscente. Ci sono in questo momento anche grossi problemi nelle strutture educative per l’infanzia: anche per colpa della chiusura del Santo Landini, ci sono 60 bambini di tre anni in coda per 20 posti alla materna Sante Zennaro». Stessa questione vale per i nidi: «Il Martinelli è il più grande della città, ma è anche molto ambito perché vicino agli ospedali e all’università. Inoltre, a causa dei nuovi insediamenti, nella zona degli istituti universitari, sarà in estrema sofferenza nei prossimi anni: per esempio, nel solo palazzone nuovo dietro la Unes nasceranno dieci bambini nel 2014».
La zona della Casa sul Fiume rappresenta un buono sfogo. Da segnalare un biacco con tanto di panni stesi, antistante l’area del Tennis club. L’isolamento a volte rappresenta un valore aggiunto, altre volte no. «Un altro problema di tutto il quartiere – spiegano i residenti – è l’accessibilità al centro: malgrado tre linee di autobus (ci sono il 3, il 4 e il 6) la frequenza è troppo bassa per gran parte del quartiere e al mattino i ragazzi rischiano pure di rimanere a terra per il sovraffollamento. Anche perché, va detto che, il 3 serve soprattutto Ospedali e Università, ma copre una piccola parte delle abitazioni». Qualche problema anche per i ciclisti: «l’unico percorso protetto è sul rondò dei Longobardi». «Per quanto riguarda i luoghi di aggregazione giovanile, per fortuna che ci sono le tre parrocchie con relativi parroci e oratori, perché sennò ci sarebbe poco».

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* settimanale “Il Ticino”

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