Corridoi ecologici

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Una piccola storia di oggi
di Paolo Ferloni

C’era una volta un paese in una pianura, dove un tempo i fiumi sbrigliavano il loro corso e boschi, dune e stagni si estendevano in libertà. Con lavoro e lavoro si tracciarono argini, fossi e rogge, si costruirono fattorie, si spianarono terre, si coltivarono campi e prati, si allevarono animali, si produssero cereali, verdure, frutta. Si ebbero campagne fertili e ben coltivate, a regola d’arte.
Le imprese degli uomini avevano anche costruito ferrovie, strade, fornaci, fabbriche, capannoni, recinti; impiantato percorsi di motocross e altro; lasciato nel piano scarti e rifiuti: discariche di cose sia inerti sia velenose, cumuli di gomme, scoli di rigagnoli puzzolenti che inquinavano fossi e fiumi.
Per le costruzioni in lontane città si fecero scavi di argilla, di sabbia e di ghiaia. Si lasciarono qua e là grandi buche scavate nei terreni agricoli. Col tempo, alcune si riempirono d’acqua e divennero laghi, vi comparvero pesci. In altre, meno umide, arrivarono semi, attecchirono e formarono erbe, cespugli, boschi; vi fecero nidi gli uccelli. In qualche tratto di una pianura resa artificiale, brutta, deserta, piatta e sporca dall’uomo, tornarono a crescere tracce di natura, spazi con piante e animali.
La Regione, che non si era curata di crearne, se ne accorse però e decise di riconoscerne i vantaggi per tutti: chiamandoli “corridoi ecologici” e proteggendoli.
In uno di questi pochi spazi c’era una cava, da trent’anni abbandonata, diventata in parte palude in parte bosco. Qualcuno pensa di poterne ricavare dei soldi, costruendovi un tiro a segno, di cui nessuno nel paese sente il bisogno. Anche perché c’è un impianto simile già nel capoluogo, a pochi chilometri di distanza, e del resto in tempo di pace sparare è spreco di risorse ed esercizio superfluo. Il Comune si presta all’inutile anzi dannosa operazione: la Giunta comunale la dichiara di pubblico interesse, anche se si sa bene in realtà che si tratta solo di un interesse privato. La Provincia fa finta di non accorgersene. La Regione non ne sa nulla. Dal parere di un noto ed esperto avvocato si viene a sapere che la costruzione non è lecita. Una minoranza si oppone, con giusti motivi. La maggioranza del Consiglio comunale in scadenza non sente ragioni e delibera l’illecito.
Il cattivo esempio di corrotti e corruttori al governo di Stato e Regioni fa scuola anche nel piccolo Comune. Chi si occupa del pubblico interesse e dei beni comuni? Non Sindaco né maggioranza dei consiglieri comunali, non i tecnici del Comune né quelli della Provincia.
Chi si prende la briga di difendere in quel residuo corridoio la natura, le piante e gli animali?

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