Geppetto Abelli e Pinocchio Cattaneo

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di Giovanni Giovannetti

Che a Pavia loro comandino anziché amministrare ce lo ricordano da cinque anni con pensieri parole e soprattutto opere. E i burattinai – filomafiosi, leghisti, affaristi, fascisti – non hanno mancato altresì di rinfrescare funzioni e memoria al loro Pupo, come ben ha sintetizzato Cristina Niutta – esule da quella Giunta – citando Giampaolo Chirichelli, presidente leghista di Asm: «Controllo cinque consiglieri e tu fai quello che dico io, altrimenti vai a casa». Il giorno dopo Asm assume a tempo indeterminato il direttore generale Claudio Tedesi (affaire Sif Furfurolo di Valle lomellina, affaire bonifica ex Fibronit di Broni, affaire Montecity Rogoredo, affaire Sisas Pioltello, ecc.) ora in galera; il mese dopo lo stesso Chirichelli autoriconosce a se stesso, al Cda e a Tedesi illecite diarie a forfait in misura tale da raddoppiarsi il già cospicuo compenso (decisione che per Statuto spettava all’assemblea dei soci, di cui il Comune silentato contolla il 95,7 per cento); l’anno dopo il Cda con Luca Filippi riconosce a Filippi Luca con il Cda della controllata Asm Lavori o Favori premi di produzione per decine di migliaia di euro in pubblico denaro, a fronte di pochi spiccioli di in-utile a bilancio.
Ma già lo aveva autorevolmente affermato Geppetto Abelli detto il “faraone” poiché tra le qualità del suo burattino, in particolare il burattinaio da subito intese lodare quella sua inclinazione «a essere guidato».
Ieri è oggi, come ben possono testimoniare quattro pubblici amministratori pavesi (Greco, Labate, Gimigliano e Bobbio Pallavicini): ieri coinvolti nell’inchiesta antimafia Infinito, oggi ai primi quattro posti nella lista del partito di Berlusconi, Cattaneo, Abelli e Dell’Utri.
Ieri e oggi: altro esempio, la candidatura di Marco Mangiarotti e Barbara Longo, indicati al Cattaneo da Ettore Filippi (arrestato per corruzione il 13 marzo scorso), lui stesso chiamato e infine confermato dal burattino a rappresentare il sindaco nel Cda dell’Ospedale San Matteo.
Lega, filomafiosi, trapananti e affaristi – incistati a metastasi nella destra berlusconiana dura a morire – muovono i fili al pupo: loro comandano, lui obbedisce.
Ma a quanto pare in città la malattia sta facendo il suo decorso, con «il sindaco più amato d’Italia» ormai in brache di tela e prossimo al ballottaggio così che, sulla torre, la sera di lunedì saliranno lui e il candidato Pd “soldatino” Depaoli: uno governerà, l’altro “morrà”.
Chi “uccidi”? L’amico dei mafiosi o il “soldatino” bifronte iscritto a Legambiente che nel 2010 votò una lottizzazione abusiva? Cosa è meno peggio?
Al dunque, l’esserino telegenico in balìa di filomafiosi (e dei Borghezio) e Depaoli sono la stessa cosa? Non dite «li butto giù entrambi», troppo facile, si deve scegliere. Questione di priorità, poiché a Pavia questa volta “non scegliere” significa scegliere, “non votare” significa votare. Quanto a me, per quel che vale, turandomi il naso ho scelto.

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