Meno male che Ale c’è

by

da Pavia, Marco Bonacossa

«Renzi arriva per il ballottaggio», «Arriva Renzi», «Se arriva Renzi qualcosa può succedere» … niente.
John Fitzgerald Renzi non arriva perché in altre faccende affaccendato o forse perché il piduista, l’ospitante di mafiosi, colui che pagava centinaia di milioni di lire all’anno per tenersi buoni Stefano Bontade e Totò Riina, il frodatore fiscale e il presunto frequentatore di prostitute minorenni gli avrebbe chiesto, anzi gli avrebbe fatto chiedere da una terza persona, Denis Verdini (sì esatto quello della P3 che voleva fare affari con Flavio Carboni, già socio in affari con la Banda della Magliana), di non venire a Pavia perché nel capoluogo lombardo c’è Alessandro Cattaneo.
Il “pupo” come viene definito nelle intercettazioni dei dialoghi fra mafiosi e amici degli amici, l’ex formattatore fallito del fu Pdl, l’astro nascente di Forza Italia è ora un pochino in discesa dopo il 25 maggio, quando ha preso l’8% in meno rispetto a cinque anni prima. I punti di differenza rispetto al suo rivale, il prof democratico Depaoli, che nei modi e nella verve politica assomiglia sempre di più a Prodi, sono dieci. Non pochi. Ci saremmo aspettati i fuochi d’artificio per questo ballottaggio. Forza Italia avrebbe potuto chiamare Berlusconi (siamo in Lombardia quindi può venire senza chiedere il permesso, l’importante è che torni a casa per le 23) per dare la carica al suo pupillo, al suo erede designato; il Partito democratico avrebbe potuto chiamare Renzi perché una sconfitta di Cattaneo avrebbe significato molto, non solo per Pavia, ma per tutto il berlusconismo e per la storia dei prossimi anni di questo Paese. Niente di tutto questo, i fuochi d’artificio non ci sono stati, Berlusconi resta a Cesano Boscone a scontare la condanna con i suoi coetanei e Renzi, forse per avere i voti forzisti in Senato, forse per evitare di macchiare la sua aurea in caso di sconfitta di Depaoli se ne resta a Roma. Era già stata a Pavia prima del 25 maggio ed è tornata la Serracchiani a dare “manforte” al Pd, a dare la carica per la sconfitta del berlusconismo del futuro, è tornata la Serracchiani, ma non Renzi, e il popolo del centrosinistra è rimasto deluso, mentre quello di centrodestra è tornato a sperare. Per vincere l’8 giugno Depaoli avrà bisogno di tanta fortuna, certo che in caso di vittoria la Serracchiani la vogliamo a Pavia per i prossimi mondiali di calcio…

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Una Risposta to “Meno male che Ale c’è”

  1. giampaolocerri Says:

    L’ha ribloggato su Giampaolo Cerrie ha commentato:
    Tanto perchè….così fan tutti….

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