La mafia della porta accanto

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‘Ndrangheta, mafia umile a Pavia e in Lombardia
di Stefano Pallaroni *

L’Osservatorio criminalità organizzata di Nando Dalla Chiesa «evidenzia la diffusione capillare della ‘ndrangheta sul territorio. Un partire dal basso nel fare affari che è una scelta consapevole e precisa. L’infiltrazione mafiosa parte nei centri piccoli perché lì è più facile entrare nei circuiti amministrativi. Bastano poche preferenze per eleggere o essere eletti. Manovre a basso costo, senza particolare impegno e senza rischi. Una volta entrati nei gangli organizzativi, come ad esempio un Consiglio comunale, con a disposizione strumenti come i piani di governo del territorio, indirizzare l’economia è un gioco da ragazzi». In Lombardia, l’Osservatorio conferma una direttrice Sud-Nord, da Pavia a Varese, proprio come, in tempi recenti, si è già detto qui «.
Come leggiamo nelle carte dell’indagine antimafia Infinito, a Pavia l’ex assessore ai Lavori pubblici Luigi Greco è stato socio in affari di Carlo Chiriaco (12 anni in Appello per concorso esterno in associazione mafiosa). L’ex presidente della commissione Territorio Dante Labate lo era invece del capo reggente della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri  – 18 anni per associazione mafiosa – tramite la moglie di Neri, in anni in cui “Pinuccio” stava scontando una prima condanna a 9 anni per narcotraffico (emergono contatti anche tra Labate e il capo della “locale” milanese di ‘Ndrangheta Cosimo Barranca). L’ex assessore alla Mobilità Antonio Bobbio Pallavicini e attuale capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale è sorpreso a pasteggiare nella Locride con lo stesso Neri e il suo braccio politico Antonio Dieni. L’ex consigliere comunale Valerio Gimigliano era in rapporti con “compare Pino”, la stessa figura criminale da cui si era più volte recato l’ex sindaco Alessandro Cattaneo, diciamo per motivi elettorali.
Un’ultima considerazione. Ma perché questi commenti di Pallaroni, utili e di pubblico interesse (pur prendendo le cose alla larga… pur senza fare nomi e cognomi…) li dobbiamo leggere in rete e non trovano invece spazio sull’edizione cartacea della “Provincia Pavese”? 
(G. G.)

Il 6 giugno 2014 la Cassazione ha sancito presenza e influenza della ‘ndrangheta in Lombardia confermando condanne per otto secoli di carcere ai 110 imputati che avevano optato per il rito abbreviato tra i 300 arrestati – era il luglio 2010 – delle inchieste Infinito/Crimine. Tre settimane dopo è arrivata la sentenza d’Appello con altri 5 secoli di pene complessive per i 41 alla sbarra del processo con rito ordinario. Tra loro Pino Neri, l’avvocato tributarista con studio in centro a Pavia. E Carlo Chiriaco, già politico di lungo corso Dc che al momento dell’arresto era direttore dell’Asl pavese, ente con budget annuale di 780 milioni di euro al servizio di oltre mezzo milione di cittadini. Questa, però, è storia di 4 anni fa. Cosa sta invece succedendo adesso nelle nostre città e nei nostri paesi  lo spiega il primo rapporto trimestrale sull’Italia settentrionale prodotto dall’Osservatorio criminalità organizzata di Nando Dalla Chiesa. Che evidenzia la diffusione capillare della ‘ndrangheta sul territorio. Un partire dal basso nel fare affari che è una scelta consapevole e precisa. L’infiltrazione mafiosa parte nei centri piccoli perché lì è più facile entrare nei circuiti amministrativi. Bastano poche preferenze per eleggere o essere eletti. Manovre a basso costo, senza particolare impegno e senza rischi. Una volta entrati nei gangli organizzativi, come ad esempio un Consiglio comunale, con a disposizione strumenti come i piani di governo del territorio, indirizzare l’economia è un gioco da ragazzi. La ‘ndrangheta è una mafia che non teme di sporcarsi le mani. Al Nord dovendo inserirsi in sistemi fatti di lobby e baronie consolidate, ha scelto la strada dell’umiltà: piccole commesse a partire dai piccoli comuni. E ha potuto lavorare in profondità nel tessuto connettivo delle comunità, lontano dai riflettori dei media e in qualche modo protetta dalle procure di provincia assuefatte al tran tran del lento divenire di rapporti economici in apparente stasi. I ricercatori dell’università di  Milano sono partiti dall’evidenziare come dai 3mila abitanti di Buguggiate in provincia di Varese o dai 7mila di San Vittore Olona (Mi) si sono mossi processi di “colonizzazione” che si sono trasformati in laboratori di rigenerazione del consenso. Se tu ingrandisci un paesello, lo porti attraverso scelte politiche da 10mila abitanti a 27mila come è accaduto a Buccinasco, la Platì del Nord, logico e non solo teorico il ragionamento che la plusvalenza di residenti, se gestita e indirizzata, può portare al consolidamento del sistema.  Il Rapporto dice che dopo le province di Milano, Monza, Torino e Imperia dove l’indice di “mafiosità” è alto, subito dopo nella scala a 5 gradini stilata dall’equipe di Dalla Chiesa ci sono Pavia, Varese, Lecco, Brescia, Genova, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Lo studio sull’Italia settentrionale spazia da Cuneo a Udine. E poiché fare di tutta un’erba un fascio è poco serio, queste sono le 12 realtà dove l’attenzione va mantenuta alta; più che nel Triveneto per ora; più che nel resto di Piemonte e Lombardia. Pavia, Milano, Monza, Varese e Lecco: se osservate una cartina geografica costituiscono una fascia omogenea che si sviluppa sulla direttrice sud-nord fino alla Svizzera. A ovest Alessandria, Asti, Vercelli, Novara, Biella e Verbano-Cusio-Ossola e a est Piacenza, Lodi e Bergamo non raggiungono gli stessi picchi. Significa che lì la situazione è meno compromessa. Significa che da noi la metastasi avanza, un fiume carsico che scava scava e di cui non vediamo più gli effetti. Per la gente la mafia si misura tenendo la contabilità delle violenze sulle persone e sugli aspetti per così dire militari. Qui da noi invece la ‘ndrangheta è un’entità non belligerante. E si inserisce nei piccoli appalti, si muove sui binari della concorrenza sleale, strozza artigiani e piccole imprese che agiscono in piena legalità. Fino a sostituirsi loro. Talvolta con la nostra complicità. Quella che esprimiamo, più o meno consapevoli, votando nei nostri piccoli Comuni di residenza.

* da “La Provincia Pavese” online

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