Facili profeti

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Polizia giudiziaria negli uffici tecnico e amministrativo dell’Università di Pavia. Sequestrati anche documenti sul Campus Aquae. Figurano indagati, fra gli altri, il dirigente dell’Ufficio tecnico dell’Ateneo Lorenzo Duico e l’ex consigliere comunale Pd Ilaria Marchesotti, compagna di Duico, già direttrice dei lavori al Campus Aquae. Il Pm Mario Venditti ipotizza concussione e corruzione. Indagato anche l’imprenditore Alberto Brera, che al Cravino curò l’installazione dei pannelli fotovoltaici. Quanto segue vale da utile promemoria: è un estratto da Comprati e venduti di Giovanni Giovannetti (Effigie 2013, pp. 134-35 e pp. 198-200)

[…]Non solo mazzette. Ad esempio, ricorderemo i pubblici fondi della prima edizione del Festival dei Saperi (2006), una parte dei quali sono serviti per onorare alcuni privatissimi sospesi della dispendiosa campagna elettorale di Piera Capitelli. Altro esempio: i 700.000 euro in pubblico denaro pilotati nel 2008 dal vicesindaco e assessore al Bilancio Ettore Filippi (ancora lui) nelle tasche dell’amico Vittorio Pacchiarotti – imprenditore condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti – quale compenso (a rendere?) per la mancata costruzione di una piscina in via Acerbi a Pavia. Secondo persone del mestiere, conti alla mano, sarebbe stato l’imprenditore a dover rifondere il Comune. E l’onere venne anche spacciato quale compromesso a tutto vantaggio della collettività, già che Pacchiarotti avrebbe minacciato una rivalsa legale per 1.500.000 euro. Un ex consigliere comunale riferisce poi questa affermazione dell’imprenditore, in dialetto pavese: «Mì sò gnént, l’ha faj tütt al Filippi» (Non so niente, ha fatto tutto Filippi). Che dire infine del Centro sportivo polivalente Campus Aquae al Cravino, inaugurato nel 2010 su terreni dell’Università contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc da Pacchiarotti il 6 dicembre 2005 presso il notaio Trotta – sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi pubblici, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo. Evidentemente le palestre, le piscine, il ristorante e un esclusivo Centro benessere “universitario” sono strutture, ehm, fondamentali per le attività didattiche e di ricerca, specie quest’ultimo, gestito da Vitruviospa srl (sempre di Pacchiarotti): l’autorizzazione comunale – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
Sia Pacchiarotti che Dario Maestri (il costruttore di Punta Est) figurano tra i graditi sponsor del periodico pavese “Il Mondo del lunedì” (ora “Il Mondo di Pavia” online), testata vicina a Rinnovare Pavia, la lista civica della famiglia Filippi di cui ricordiamo l’onerosa campagna elettorale alle Comunali 2009. Così come è ormai storia (giudiziaria) la vicenda di quel candidato chiesto da Filippi al capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri, avvocato tributarista reduce da 9 anni di carcere per narcotraffico, nuovamente condannato in primo grado il 6 dicembre 2012 a 18 anni per associazione mafiosa.
[…]
Non solo: il pregiudicato imprenditore belgioiosino aveva ottenuto dall’Università pavese l’ipoteca su terreni e strutture di Campus Aquae in favore delle banche finanziatrici di Unisport – Mediocredito italiano (per 26.250.000 euro) e Banca popolare di Sondrio (per 14.000.000 euro) – assumendosi così un inedito rischio d’impresa (ma non era un project financing?) girando altresì alle stesse banche la cifra annuale indicizzata di 330.000 – riconosciuta per trent’anni dall’Università al Pacchiarotti – a sommarsi col finanziamento regionale di 4.000.000 di euro e a 660.000 euro suoi propri dell’Università (ma un project financing non implica forse ogni costo a carico dell’impresa che costruisce in concessione?) Insomma, a Campus Aquae l’“imprenditore” non ha usato soldi suoi ma delle banche, un debito garantito dall’Università e non da lui: bel “rischio d’impresa”.
Che dire poi delle otto aule – destinate a Scienze motorie e Farmacia – riscattate al Pacchiarotti nel 2007 in permuta con due appartamenti, di proprietà dell’Ateneo, per un valore stimabile in 1.136.000 euro, in aggiunta a 600.000 in denaro contante.
O ancora, della pretesa di Unisport di una integrazione per euro 1.000.000 e passa a fronte dell’Iva dovuta – e non versata – all’erario dal Pacchiarotti sui 4 milioni e fischia in conto capitale e sul pattuito annuale di 330.000 euro. Il contenzioso con l’Agenzia delle entrate lui, il pregiudicato, ha voluto dirimerlo proponendo causa all’Università, anche se spese e oneri fiscali sono a totale carico del concessionario, ovvero lo stesso Pacchiarotti, e i contributi già comprensivi d’Iva.
C’è dell’altro. In questo troiaio si fa largo la richiesta di Unisport all’Università per una nuova ipoteca, di secondo grado, a favore della Regione Lombardia che ha cofinanziato con 1.463.770 euro la ristrutturazione della contigua “Cascina Cascinazza”, declinata in residenze per studenti, residenze regolate da una Convenzione tra Regione Lombardia, Comune di Pavia e Unisport. Convenzione che tuttavia obbliga quest’ultimo al rilascio di una fidejussione o di una ipoteca di secondo grado, successiva a quella sottoscritta a favore delle banche finanziatrici. Garanzie fidejussorie o ipotecarie che Unisport vorrebbe fossero assolte dall’Università…
E dire che – si legge in una Relazione “riservata” al Cda dell’Università pavese – «dalla Convenzione non deriva (né potrebbe derivare, non essendo l’Ateneo parte della Convenzione) alcun obbligo in capo all’Ateneo di costituire garanzia ipotecaria a favore della Regione Lombardia».
Allora che fare? La Relazione domanda se sia «conveniente / opportuno per l’Università la costituzione dell’ipoteca», riflettendo anzitutto sull’«interesse dell’Ateneo a salvaguardare la sopravvivenza dell’iniziativa che ha portato alla realizzazione delle strutture» nonché sulla «tutela del proprio patrimonio immobiliare», nonostante «le difficoltà di cassa in cui si è ritrovata Unisport» tali da impedire che essa sia nella condizione di affrontare «i costi per rilasciare idonea fidejussione in luogo della garanzia ipotecaria richiesta all’Ateneo».
Insomma, sì, l’ipoteca s’ha da fare, poiché la sua mancata costituzione «rischierebbe di compromettere la realizzazione di quel servizio pubblico cui la Regione deve provvedere e al quale anche il nostro Ateneo, quale ente pubblico, deve cooperare con ogni forma di doverosa e leale collaborazione isti- tuzionale». Bene, bravi, bischeri.

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