La tela del ragno – prima puntata

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L’omicidio del giudice Occorsio, 10 luglio 1976 – 10 luglio 2014

di Marco Bonacossa

Le foto dell’epoca lo ritraggono con la testa alta, gli occhi piccoli e scuri, una vaga somiglianza ad Aldo Moro.
Il giudice Vittorio Occorsio, nato a Roma nel ’29, fu, suo malgrado, uno dei protagonisti di quella turpe e misteriosa stagione del nostro Paese chiamata “Anni di piombo”.
Fu il primo magistrato ad interrogare il ballerino anarchico Pietro Valpreda dopo il suo arresto per la strage di Piazza Fontana il 16 dicembre ’69.
Fu il primo ad apprendere dalle parole di un esponente missino, ex parà, Sandro Saccucci, dell’esistenza di una loggia massonica, si scoprirà dopo essere la P2, comandata da Licio Gelli che tesseva la trama e l’intreccio tra i servizi segreti italiani, quelli americani, le criminalità organizzate, quelle finanziarie e l’estrema destra.

Era il 10 luglio 1976 quando i suoi piccoli occhi scuri incrociarono quelli di Pierluigi Concutelli, romano, studente di Agraria a Palermo ed extraparlamentare di estrema destra. “Il Comandante”, come poi verrà chiamato nell’ambiente nero, faceva parte del Movimento Politico Ordine Nuovo, formazione neofascista con un piede fuori e uno dentro al Movimento Sociale Italiano, dirigente provinciale del FUAN, l’associazione universitaria missina, ed era uno dei più attivi frequentatori dei campi paramilitari siti nelle campagne palermitane.
Nel ’74 elabora il progetto di una lotta armata neofascista e si autofinanzia rapendo il banchiere leccese Luigi Mariano, collaborando anche con elementi dell’ndrangheta nel sequestro.
Nel ’76, dopo aver trascorso alcuni mesi di latitanza in Spagna con Delle Chiaie, torbida figura dell’estrema destra degli anni sessanta e settanta, torna in Italia e assassina il giudice Occorsio, con la complicità di Gianfranco Ferro, suo camerata nel MPON.
Nel volantino di rivendicazione dell’omicidio v’era scritto: “La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Il tribunale speciale del Mpon ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori”.
Il Comandante fu orgoglioso di quell’omicidio, perché ritenne che quell’attentato fosse l’inizio, anche per i fascisti, della “guerra allo Stato”, non più monopolio dei comunisti.

Questa dichiarazione, più volte affermata da Concutelli, si scontra però contro i dubbi storici e giudiziari che vogliono l’omicidio Occorsio come risultato delle inchieste del magistrato sui collegamenti tra la P2, l’estrema destra, lo Stato e le mafie. Dubbi mai dissipati, dato che non furono mai condannati i mandanti dell’attentato, ma che compongono uno dei tanti fili di quella tela del ragno che rappresenta la storia del nostro Paese.
Un Paese retto da uomini delle istituzioni che si prodigano in arzigogolati e retorici interventi alla commemorazione di una statua, alla scopertura di una lapide sul muro, ma che vive e si poggia sulle stesse entità che crearono quel putrido stagno dove uomini come Concutelli sguazzarono e trovarono ispirazione (ordini?) per compiere l’omicidio di un magistrato che aveva capito troppo.

Gli assassini: Pierluigi Concutelli, oggi settantenne, arrestato nel ’77 e successivamente condannato a tre ergastoli, per l’omicidio del giudice e di altri due terroristi neri in carcere, ha ottenuto dopo 25 anni di carcere la  libertà condizionata nel 2002. Nel 2009 dopo un grave ischemia cerebrale viene posto agli arresti domiciliari e la sua pena nel 2013 è stata definitivamente sospesa per motivi di salute.

Gianfranco Ferro, suo complice nell’omicidio Occorsio, fu condannato a 24 anni e morì nel 1989 per un tumore.

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