La tela del ragno – seconda puntata

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“Ambrosoli se l’andava cercando”, 11 luglio 1979 – 11 luglio 2014

di Marco Bonacossa

Fu così che, nel 2010, Giulio Andreotti durante un’intervista a “La Storia siamo noi” commentò l’omicidio di Giorgio Ambrosoli: “se l’andava cercando”.

C’è stato un tempo, in Italia, che le mani dei banchieri stringevano quelle dei mafiosi, questi stringevano quelle dei monsignori e quest’ultimi quelle di chi era ministro o addirittura presidente del consiglio. Una catena umana di mani sporcate dal denaro, intriso del puzzo degli affari illeciti e del sangue di chi aveva scoperto troppo e non piegava la testa per amore della verità.

Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese, era stato nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, la banca di Michele Sindona, il “banchiere di dio”, nel 1974.
Sindona, palermitano, era uno dei massimi esperti italiani nell’esportazione di capitali all’estero. Nel 1961 acquistò, grazie ai guadagni accumulati con ardite operazioni in Borsa, la Banca Privata Finanziaria e già nel 1967 l’FBI lo annoverava tra i massimi riciclatori del denaro proveniente dalla droga spacciata da Cosa Nostra americana.

Egli poi, grazie agli stretti contatti avuti con il cardinale Montini quando era arcivescovo di Milano, divenuto papa con il nome di Paolo VI, inizia nel 1969 ad agire da “ponte” per lo IOR, la banca vaticana. L’istituto di credito della Chiesa infatti entrò con una quota nella sua Banca Privata Finanziaria e si serviva di Sindona per trasportare miliardi di lire in Svizzera.
Sindona, iscritto alla P2 (tessera numero 0501), mirava a creare il più potente gruppo finanziario e bancario italiano che contrastasse quello “laico” governato allora da Cuccia a capo di Mediobanca. Il flusso continuo di denaro proveniente dalla mafia americana, da quella siciliana e dal Vaticano contribuivano a questo progetto. Il suo referente politico era Giulio Andreotti ed aveva la benevolenza della Chiesa e di gran parte della finanza statunitense. Nel 1974 venne nominato “salvatore della Lira” dal Divo Giulio e “uomo dell’anno” dall’ambasciatore americano in Italia, John Volpe. I suoi soldi alimentavano anche la lotta contro il comunismo in Italia e in sudamerica.

La fortuna però cominciò a girare in senso contrario proprio nel 1974 quando un forte crollo azionario travolse le Borse di tutto il mondo e il suo impero finanziario.
La banca d’Italia nominò allora come commissario liquidatore un solerte avvocato come Giorgio Ambrosoli che dipanò con estrema fatica e tra mille ostacoli l’intricata matassa dell’impero Sindona.
Sindona fece una grande pressione su Licio Gelli, Andreotti e sul cardinal Marcinkus, a capo dello IOR, per togliere dalle mani del commissario liquidatore il destino delle sue banche. Per tutto il 1979, quando era ormai chiaro ad Ambrosoli chi fossero gli alleati e le protezioni delle quali godeva il banchiere siculo, l’avvocato milanese ricevette continue telefonate di minacce e “consigli” da parte del massone Giacomo Vitale, cognato del boss Stefano Bontate. L’11 luglio un killer italoamericano, William Joseph Aricò, lo uccise sotto casa con quattro colpi di pistola.

Michele Sindona, condannato all’ergastolo in primo grado come mandante dell’omicidio Ambrosoli, fu avvelenato nel carcere di Voghera il 20 marzo 1986 e morì dopo due giorni di coma. Probabilmente la sua morte fu dovuta ad un tentativo di suicidio volontario, egli infatti cercava in tutti i modi di essere estradato negli Stati Uniti, ma non con la volontà di uccidersi. Chi gli diede il veleno gliene consegnò una dose troppo elevata, forse, questa sì, volontariamente.

Qualche anno prima della sua morte, nel 1975, scrisse queste parole alla moglie, forse consapevole del destino al quale andava incontro:

“Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (…) Giorgio“.

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2 Risposte to “La tela del ragno – seconda puntata”

  1. Anonimo Says:

    1969 – Papa Pio VI (?)

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