Per la precisione

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L’ex birro tutto d’un prezzo e le indagini della locale Procura
di Giovanni Giovannetti

Ma che dirà mai il fantomatico documento fatto pervenire dall’ex vicesindaco Ettore Filippi – agli arresti il 13 marzo scorso – ai capigruppo del Consiglio comunale? È la Relazione finale della polizia giudiziaria al pubblico ministero Paolo Mazza su anni di recente mala-pubblica amministrazione: indagini, avviate nell’ottobre 2011, sul talune locali pulsioni corruttive, il “contributo” pavese ai 6o miliardi e fischia che, secondo la Corte dei Conti, incombe quale “tassa occulta” di mille euro annuali per ogni italiano, pensionati e neonati inclusi.
E lo si è visto a Punta Est: accertati soldi e altri vantaggi in solido da parte dell’imprenditore edile Dario Maestri al professor Angelo Bugatti. Ma lo si è visto anche al Centro benessere Cascina Scova: stesso “untore” e ben altro “utilizzatore semifinale” ovvero il Filippi, non per caso accusato di corruzione (159.360 euro in contanti al Filippi e non uno al Comune in oneri di urbanizzazione, poiché la privatissima piscina e i campi da tennis vennero alfine spacciate per «opere di pubblica utilità»).
In questa Relazione, si accenna altresì alle indagini su Asm favori, sull’affaire Green Campus (lottizzazione abusiva recentemente derubricata in abuso edilizio) e su altre mi(se)rabili imprese di qualche birbantello comunale, nell’interesse suo e di pochi amici degli amici (un commissario aggiunto della polizia locale… alcuni imprenditori e faccendieri con le entrature “ggiuste”, ecc.)
Dunque, un documento a suo modo “storico”: memore della retata milanese antindrangheta dell’anno prima, per una volta l’ex “porto delle nebbie” di piazza del Tribunale prova meritoriamente a fare luce sul mercimonio pavese indagando e rinviando a giudizio chi di dovere (per la lottizzazione abusiva di Punta Est – rito abbreviato – siamo giunti a sentenza: condannati Dario Maestri, la figlia Eleonora e l’architetto Marco Bianchi).
Tutti condannati, fuorché Ettore Filippi si dirà; lui, in attesa di giudizio quale «dipendente» dell’in verità sodale Maestri.
L’ex vicesindaco e assessore al suo Bilancio, quello che al Mezzabarba «apre tutte le porte» prova così a defilarsi, prefigurandosi ben chiusa la porta del carcere, enfatizzando l’archiviazione delle carte sulle presunte tangenti Carrefour (la pagliuzza, una goccia o meglio uno schizzo in questo mare di merda) là dove gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Insomma, lontani otto-nove anni dai fatti, per gli inquirenti pare ormai arduo certificare accuse.
Così come d’ora in poi non saranno più ammesse allusioni su corruttele per la pratica edilizia “costa Verde” (al solito, il Filippi induce Maestri ad elargire a tal Enrico Colosimo euro 34.000 più Iva per oliare presso la Soprintendenza un “nullaosta” paesaggistico che la stessa Soprintendenza concede… di routine, senza nemmeno aprire la pratica: “circonvenzione di incapace”?)
Tutto questo, come era solito riba-dire la domenica in tivù quel baffuto tifoso interista d’altri tempi, «per la precisione».

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