La gallina che canta ha fatto l’uovo

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Se da uno come Ettore Filippi (accusato di corruzione e altro) mai comprerei un auto usata, dal predecessore di Angelo Moro (a giudizio per abuso d’ufficio) ovvero l’ex dirigente all’Urbanistica creativa Gregorio Praderio (stessa faccia sessa razza: come il Moro a giudizio per abuso d’ufficio) non è il caso di prendere in esame nemmeno l’acquisto di un monopattino: «Mi segnalano che l’ex vicesindaco Filippi ha messo a disposizione on-line le indagini giudiziarie sulla vicenda Carrefour. La lettura di certe dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria mi ha lasciato strabiliato: non si sa se ridere o se piangere, qui siamo oltre alla falsità, siamo al delirio». Così scrive pigolante il Praderio in una lettera autoassolutoria al quotidiano locale, dimenticando che in quella Relazione si dice anche delle indagini giudiziarie sulla vicenda Carrefour, insieme a ben altro che lo vede coinvolto.
Corruzione? Quando mai… Criminalità urbanistica? Menzogne di infami… Cultura mafiosa? Non siamo a Platì! Ora che anche l'(ex) onorato dirigente Praderio è chiamato a rispondere di talune malefatte del tempo in cui lorsignori si credevano impunibili, eccolo concorde col Filippi nel dire – loro, gli inquisiti – che malfattore semmai è chi tali porcate le ha denunciate, peraltro a duro prezzo.
Da Punta Est a via Emilia; da Green Campus al Carrefour; da Cascina Scova a Campus Acquae… comunque la si giri, sempre loro trovi: l’onolato diligente (lato a e b, l’uno e l’altro), l’assessore al suo Bilancio ed altri loro amici degli amici, da unti a uniti nel far cordata brandendo imperdibili dossier o scrivendo incantevoli lettere in cui si danno reciproco conforto, millantando malefatte altrui a storno delle proprie.
Del leggendario Gregorio Magno Magno, torniamo allora ad acclamare le intrepide gesta qui a seguire, riproponendo quanto di lui si narra in
Sprofondo nord e in Comprati e venduti, fortunati libri di quell’infamone calunniatore portasfiga del Giovannetti. (G.G.)

Affaire Carrefour (Sprofondo nord, pp. 89-90)

Tra le molte domande rivolte alla Procura pavese rimane senza una risposta quella sull’iperspeculazione Carrefour lungo la Vigentina. È una storia nata male e finita peggio. Nata male perché il terreno agricolo limitrofo all’area Fiat sul quale ora sorge il Carrefour venne acquistato nel dicembre 2001 da Pietro Guagnini – già membro della commissione edile – dal commercialista ed ex assessore della Giunta leghista di Jannaccone Pazzi Augusto Pagani e da Arturo Marazza (soci nella Vernavola Srl) per 120 milioni di lire e rivenduto subito dopo alla società Gs per 830 milioni: una speculazione.
Finita peggio perché il 10 gennaio 2008 Carrefour ha venduto i negozi della galleria a un Fondo tedesco. Due settimane prima dell’inaugurazione e a lavori quasi ultimati, il 19 novembre 2007 la Giunta fa propria una richiesta di Carrefour per l’ampliamento del parcheggio e dell’area commerciale (portata a oltre 15.000 mq calpestabili) e approva una variante – l’ennesima – al Piano di lottizzazione (delibera n. 254). Subito dopo il gruppo Carrefour vende la “galleria” al Fondo Unilmmo di Union Investment per 74 milioni di euro.
Il parcheggio di 14.950 mq sul tetto dell’iper è sceso a terra quel 19 novembre: il 18 luglio 2007 il Comune ha autorizzato l’aumento della «superficie di incremento delle aree per attrezzature di interesse comune e parcheggi» da 43.400 a 60.500 mq (45.076 dei quali destinati al parcheggio), ad uso pubblico, in comodato per 90 anni alle società Demeter e Ssc, entrambe del Gruppo Carrefour.
Uno che se ne intende, un addetto ai lavori, ammette che nemmeno ai tempi di Tangentopoli si erano viste porcherie così sfacciate: e racconta storie di insospettabili untori, di personaggi corrotti, di fatture taroccate e di società lussemburghesi costituite ad hoc per movimentare il denaro delle tangenti. Il “nero” sarebbe passato anche dai subappalti gonfiati.
Il business sembra che funzionasse così: alcune ditte compiacenti emettevano fatture apportando un cospicuo sovrapprezzo, il 20 per cento del quale andava ad arricchire il tesoretto a disposizione di un insospettabile intermediario, un uomo cerniera con vistose entrature nella Massoneria locale. “Golaprofonda” riferisce di un noto esponente “progressista” che avrebbe ricevuto 200.000 euro dall’«intermediario» per la pratica Carrefour e per la riapertura di un altro supermercato in via Torretta.

Via Emilia (Comprati e venduti, pp. 68-69)

Questa storia abbraccia tre distinte amministrazioni, le prime due (Albergati e Capitelli) a guida del centrosinistra. Si comincia nel 1998 (Giunta Albergati) con Pavia Car srl ad acquisire per 410.000 euro dall’Immobiliare Padana terreni e progetto per una «concessionaria automobilistica con officina e deposito autoveicoli» a “piano terra”, mitigata da una scarpata alberata, lungo via Emilia.
Dopo la rivendita per 575.000 euro a Duomo Case srl (8 giugno 2001), parte la messe di varianti al progetto originario: una prima serie arriva a segno nel dicembre 2002, insieme alla Denuncia di inizio attività. Ignorando le norme paesaggistiche, i capannoni da uno monopiano diventano due multi-piano; e inoltre: ingenti sbancamenti di terreno… abbattimento dell’argine alberato lungo via Emilia… elevazione di un muro di sostegno alto 7 metri… Vengono poi realizzati ben 500 metri quadri di solaio abusivo. E stiamo trattando di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico!
La variante (nella sostanza, un vero e proprio nuovo progetto) viene subito approvata dalla Commissione edilizia comunale, di cui era autorevole componente l’architetto Sergio Bruschi, consulente del sindaco Albegati, progettista e direttore dei lavori in via Emilia (Bruschi figura presente al voto; un altro bell’esempio di controllato che è al conempo controllore).
Il 13 gennaio 2003 arriva la benedizione finale con sigillo comunale dell’allora dirigente all’Urbanistica arch. Roberto Alessio, personaggio che ritroveremo in quell’altra lottizzazione abusiva, la Greenway al quartiere Montemaino, lato nord dello stesso Parco della Vernavola (a Montemaino anche in veste di progettista dell’illecito).
Intanto il 17 giugno e il 24 dicembre 2002 Duomo Case ha venduto i terreni a Pavia Ponteggi e Biella Leasing (ovvero a Mottadelli e Carini snc, a cui sono ceduti in locazione finanziaria da Biella Leasing) ricavandone 696.700 euro.
E c’è poi il geom. Fabio Signorelli, latore dei permessi a costruire presentati tra il 2008 e il 2010 da Pavia Ponteggi: non ne aveva titolo (non è né architetto né ingegnere). E di nuovo ricorre l’incompatibilità, poiché Signorelli era al tempo stesso direttore dei lavori e componente la commissione comunale Paesaggio che ha dato il benestare all’illecito.
Partono le prime denunce dei cittadini di via Emilia a Comune e Procura. Il 17 febbraio 2005 si registra una prima sospensione comunale dei lavori. Ma l’8 giugno 2006 ecco un nuovo colpo di scena, con l’abuso abusivamente sanato (sanatoria a firma del dirigente all’Urbanistica Gregorio Praderio), dopo l’entrata in vigore del nuovo Piano regolatore generale – ottobre 2003 – che, indebitamente (prevalgono le leggi dello Stato), consentiva di triplicare i volumi edificabili. Lo stesso Prg imponeva tuttavia un’altezza non superiore a 12 metri, mentre l’edificio di via Emilia ne somma quasi 16 (per la precisione, 15,82: altro che sanatoria; semmai ricorrevano gli estremi per la demolizione). Seguono nuove varianti di ulteriore ampliamento.
Cambiato il suonatore, con la nuova Giunta destrorsa di Cattaneo non è cambiata la musica: bastino ad esempio la “sanatoria” dei plinti abusivi, a firma del dirigente Ambiente e Territorio ing. Francesco Grecchi il 12 giugno 2009 e la successiva autorizzazione al completamento e all’ampliamento del capannone già esistente rilasciato il 9 febbraio 2010 dal momentaneo successore del Grecchi, il sempre più inquisito dirigente Angelo Moro. Lo hanno segnalato alcuni cittadini residenti lì di fronte, in un esposto al sindaco del 24 settembre 2009. Una bella pagina di azione popolare, la loro, che il sindaco ha artatamente ignorato.
Nel luglio 2010 il comitato spontaneo si è allora rivolto alla Procura. Per il giudice Rizzi, «sono tutte opere da considerarsi costruite con un permesso illegittimo e quindi da disapplicare»; per l’assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega nord), «tutto era a norma».

Abbattimento Snia monumentale (Comprati e venduti, pp. 94-97)

L’architetto pugliese Michele Ugliola è un padano “doc”. Lo arrestano nel luglio 2011 per una storia di tangenti a Cassano d’Adda e per un giro di fatture false intorno all’area Falk di Sesto San Giovanni. Ugliola già conosce la galera; l’ha provata ai tempi di “Mani Pulite”, quando era socialista, dopo una tangente urbanistica pagata nel 1996 a Giovanni Terzi, assessore comunale di Bresso. Parla, racconta di maniglie unte e di cifre a sei zeri versate ai piani alti del Pirellone, somme che avrebbe consegnato – insieme al cognato Gilberto Leuci – ad esponenti del Pdl e della Lega nord: assessori regionali come Franco Nicoli Cristiani (Pdl, Ambiente; arrestato il 30 novembre 2011 con in tasca una mazzetta da 100.000 euro, tornato in libertà dopo 86 giorni e confessioni esaustive) e come il leghista assessore all’Urbanistica Davide Boni tramite il suo capo di gabinetto nonché ex commissario della Lega nord a Pavia Dario Ghezzi. Mazzette elargite in questo caso dall’immobiliarista Luigi Zunino: «Zunino mi versava delle somme che comprendevano da un lato il mio compenso professionale per l’attività di progettazione tecnica che effettivamente pre- stavo, e dall’altro le somme richieste dai politici». Sulle parcelle Ugliola indica «la somma complessiva di 1.850.000 euro, di cui 800.000 dovevano essere retrocesse a Boni e Ghezzi». Sovra-fatturazioni, «così da ottenere la somma per la tangente da retrocedere». Tutto questo per agevolare gli insediamenti residenziali e commerciali di Zunino a Milano Rogoredo, all’ex Falk di Sesto e a Pioltello. Michele Ugliola era dunque «consulente di fiducia» del gruppo Risanamento di Zunino «in questi affari». Lo era fin dai tempi in cui lo stesso imprenditore piemontese deteneva a Pavia la proprietà di una parte della ex-Snia, quella monumentale lungo viale Montegrappa. Nel luglio 2007 il sindaco Piera Capitelli (centrosinistra) dispone l’abbattimento di uno dei quattro fabbricati sotto tutela, ignorando il vincolo del Piano regolatore (successivamente imposto anche dalla Soprintendenza ai Beni monumentali) e senza il sostegno di perizie asseverate. Proprietà e pubblica amministrazione lo avevano già deciso da molto tempo, già nel corso dell’amministrazione Albergati (in quota Margherita, sindaco dal 1996 al 2005), ben prima dell’emergenza Rom che – numerosi – alla Snia mantenevano una temporanea nonché abusiva dimora. Anzi, ancora una volta furono i Rom le vittime, l’appiglio che giustificò le ruspe: criminalizzare i Rom rumeni per poi invocare «l’ordine, la sicurezza e la legalità».
Nei mesi che precedono l’abbattimento, la Giunta informa che il problema dei Rom alla Snia «si risolverà con l’abbattimento dei capannoni», che il sindaco Capitelli avrebbe presto firmato un’ordinanza di demolizione per «tutti i capannoni», infischiandosene dei vincoli. All’alba del 25 luglio 2007 il colpo di scena: le forze dell’ordine sgomberano uno degli edifici sottoposti a vincolo; subito le ruspe procedono all’illegale abbattimento. Solo verso mezzogiorno interviene la polizia giudiziaria, che ferma la demolizione e dispone il sequestro dell’area.
Distruggere la storica fabbrica, far lievitare la rendita dei suoli e utilizzare una parte dell’area per costruire un Centro commerciale. A denunciarlo è Irene Campari che – nel Consiglio comunale del 2 luglio 2007 – rende pubblico il Piano integrato di intervento messo a punto da Tema Engineering di Ugliola per conto della proprietà (la Tradital, una società del gruppo Risanamento), un documento del 2004, approvato semi-clandestinamente dalla Giunta pavese il 24 marzo 2006 da cui, nonostante i vincoli, scompare la fabbrica e al suo posto disegna un bel Centro commerciale, in aggiunta all’incremento di 15.000 mq della parte residenziale. Tra i primi a segnalare l’intenzione di abbattere ricorderemo il consigliere comunale – nonché funzionario dell’Arpa – Sandro Assanelli (Forza Italia), che viene subito tacitato dai maggiorenti del suo partito, in particolare da Pietro Trivi e da Sandro Bruni, che lo accusano di aver assunto una posizione «del tutto personale» lontana dalla «linea del gruppo consiliare di Forza Italia» favorevole all’abbattimento.
Ordinando la demolizione, Capitelli va ben oltre i suoi poteri. Lo ha poi confermato la perizia chiesta dal Pm Luisa Rossi all’architetto Roberto Maccabruni e all’ingegner Giovanni Contini: un vero e proprio atto d’accusa contro l’operato del sindaco. Dalla Relazione emerge con evidenza il proposito di abbattere tre dei quattro edifici storici sotto tutela, millantando il pericolo di crolli.
I due consulenti della Procura pavese vanno oltre: ipotizzano un complotto, che assocerebbe le diverse proprietà al sindaco e a Gregorio Praderio, dirigente Ambiente e Territorio del Comune. Praderio aveva sostenuto l’urgenza dell’abbattimento con tre comunicazioni scritte. Il 3 luglio 2007 (22 giorni prima della demolizione) Praderio scrive di «strutture gravemente ammalorate e fatiscenti, con cedimenti delle parti strutturali» e comunica l’intenzione di «intimare alla proprietà [sic] l’ordine di abbattimento» di quelle «pericolanti». Praderio cita a modo suo una Relazione dell’ing. Paolo Bacci per conto della proprietà e cioè – come rilevano Contini e Maccabruni – per chi avrebbe ricavato notevoli vantaggi economici dall’abbattimento. Nelle altre lettere, cita anche i tre “rapporti” al Comune dell’arch. Vittorio Rognoni. Non si segnalano perizie asseverate ma – singolarmente – l’analisi delle «prove di carico» contenute nella Relazione di Bacci dimostrano l’assoluta assenza del pericolo di crolli. Secondo i periti, l’indebita demolizione «era stata programmata dalle proprietà dell’area ex Snia già nel 2004, come documenta il Programma Integrato di Intervento» che presuppone l’abbattimento: infatti gli edifici attuali «sono incompatibili con l’articolazione planivolumetrica proposta». Nel novembre 2004 la proprietà aveva provveduto per conto suo alla parziale demolizione di uno dei fabbricati sotto vincolo «mentre il Prg ne prescriveva la totale conservazione». Il documento di Contini e Maccabruni prosegue in un crescendo incalzante: «Dall’esame degli atti oggetto di analisi, appare del tutto evidente che il Piano Integrato di Intervento» proposto dalla proprietà e adottato senza riserve dal Comune «non intendeva rispettare le indicazioni del Prg e ciò è testimoniato anche dal “taglio speculativo” impresso al Piano stesso con la proposta – avallata dalla Giunta comunale – di incrementare le destinazioni d’uso economicamente più pregiate a discapito di quelle di minor valore aggiunto». Ad esempio, viene incrementata fino a 15.000 mq l’area a edilizia residenziale; contestualmente cala quella per le attività produttive, mentre aumenta da 3.500 mq a 9.000 mq la superficie lorda di pavimento destinata alle attività commerciali. Non finisce qui. Secondo i due tecnici, «è significativo osservare che il primo atto compiuto dalla proprietà, dopo il parere favorevole della Giunta comunale sul Piano Integrato di Intervento sia stato quello di richiedere la demolizione degli edifici siti in fregio a viale Montegrappa. Dopodiché è iniziato, da parte del Comune, lo stillicidio di sopralluoghi, tutti finalizzati a dimostrare la necessità di “togliere di mezzo” i fabbricati vincolati dal Prg vigente. […] Tale modo di agire risulta addirittura risibile allorquando, nei tre rapporti a firma dell’arch. Rognoni, si cita, a giustificazione della necessità di eliminare i “fastidiosi” fabbricati storici su viale Montegrappa, la Relazione sullo stato di fatto e verifiche strutturali redatta dall’ing. Paolo Bacci, professionista incaricato dalla proprietà, da colei, cioè che come sopra dimostrato aveva tutto l’interesse a togliere di mezzo i suddetti edifici». Del lavoro di Giovanni Contini e Roberto Maccabruni il Pm Luisa Rossi non ha voluto tenere conto, preferendo l’archiviazione.

Affaire Green Campus (Comprati e venduti, pp. 81-83)

Settembre 2012. A Milano il Comune intima alle Ferrovie dello Stato di interrompere la vendita abusiva di 127 monolocali presso un Ferrotel al quartiere Ortica, a suo tempo pensati e costruiti per i ferrovieri fuorisede, poiché il cambio di destinazione d’uso da impianti ferroviari a residenze private «è da ritenersi inammissibile, in quanto la nuova funzione residenziale non è contemplata […] nel piano regolatore vigente». L’assessore milanese all’Urbanistica Ada De Cesaris minaccia addirittura azioni legali, intimando a Ferservizi di «sospendere la vendita e comunicare entro trenta giorni l’elenco delle unità immobiliari per le quali risulta già effettuata la compravendita fornendo i relativi atti notarili».
A noi la notizia suona familiare. Massì, risulta speculare alle pavesi residenze universitarie Green Campus al Cravino, illecitamente in vendita sul libero mercato. Ma, ben di peggio, è una lottizzazione abusiva: decaduti i vincoli del Piano regolatore generale (hanno una durata di cinque anni), i terreni su cui sorgono le cinque palazzine sono ormai nel limbo delle “zone bianche”, prive cioè di regolamentazione urbanistica. Ne è conseguita il 6 marzo 2013 l’Ordinanza di sequestro, a firma del Gip Anna Maria Oddone.
Che fa il Comune di Pavia? Intima di sospendere le vendite abusive? Esige l’elenco dei preliminari di compravendita, come invece ha preteso la Procura? Minaccia ritorsioni legali? Niente affatto: si schiera in difesa della truffa immobiliare. E si capisce: due distinte certificazioni comunali (30 giugno 2008 e 19 novembre 2009, la prima a firma di Gregorio Praderio quando governava il centrosinistra di Capitelli e Filippi; la seconda sottoscritta dal suo successore Angelo Moro, il plurindagato dirigente comunale del settore Ambiente e Territorio, con il centrodestra di Cattaneo e… Filippi) attestano una falsa destinazione a espansione residenziale (classificandola zona “C”, come da decreto ministeriale n. 1444, 2 aprile 1968) quando in realtà i terreni erano per attrezzature ed impianti di interesse generale (zona “F”).
La ripetuta “svista” non è di poco conto: ha consentito infatti ai richiedenti (la società Arco di Arturo Marazza e Carla Casati in Calvi) l’incasso di una plusvalenza superiore a 4 milioni di euro – equivalente al salario annuale di circa 220 operai – rivendendo a Green Campus per 6.203.200 ciò che, solo pochi mesi prima, era a loro costato 1.813.000. Un tale rilevante aumento di valore risulta inspiegabile, specie in una prospettiva di residenze universitarie, notoriamente poco redditizie. A cosa miravano in realtà?
Ripercorriamo allora i fatti in sequenza: l’acquisto dei terreni; il rilascio dei falsi attestati; la rivendita speculativa; il pagamento degli oneri di urbanizzazione dopo il permesso a costruire; la messa in vendita degli appartamenti sul libero mercato; ecc. Ce n’è per tutti.
21 luglio e 24 ottobre 2008. Con due distinti rogiti presso il notaio Di Marco, la società Arco srl (un ca- pitale sociale di “soli” 20.000 euro) acquista da Graziano Baiocchi, Rosa Peletti e Roberto Brusaferri alcuni terreni agricoli che il Piano regolatore generale indica a servizi universitari (U1).
30 giugno 2008 e 19 novembre 2009. Il Comune di Pavia rilascia i due falsi certificati di destinazione urbanistica: il primo a firma del dirigente comunale Gregorio Praderio, il secondo per mano del suo intrepido successore, l’architetto Moro.
4 dicembre 2009. Con rogito presso il notaio Trotta, Arco vende i terreni a Imm.Co (poi Green Campus). Nonostante siano destinati a servizi universitari, l’acquirente provvede al frazionamento in tante particelle quante sono le unità abitative e i posti auto. Gli appartamenti sono infine posti in vendita.
Illecito nell’illecito, la ghiotta speculazione e la successiva truffaldina messa in vendita sul libero mercato immobiliare ignorano che, nel frattempo (19 novembre 2008, dunque prima dell’autorizzazione comunale a costruire, del 4 novembre 2009), era decaduto il vincolo pre-espropriativo a Servizi universitari (U1) introdotto dal Piano regolatore generale il 19 novembre 2003, con la conseguente derubricazione dei terreni. L’illecito cede così il campo alla ben più grave lottizzazione abusiva dei fabbricati: un reato molto serio, perseguibile con la confisca. E l’Università? Come si è riferito, non si registra alcuna convenzione né altro. E dire che l’Università potrebbe pretendere quanto meno il rispetto degli impegni sulla destinazione d’uso e il trasferimento dei diritti sugli spazi comuni (biblioteche, sale di conferenze, uffici), nonché sugli alloggi riservati a ricercatori o addetti alla didattica, così da rendere impossibile la vendita illecita di singoli alloggi sul mercato immobiliare. La convenzione preliminare s’impone altresì per conferire all’Università un efficace potere di controllo sull’avvicendamento, negli alloggi, dei professori e degli studenti oltre che sulle graduatorie di assegnazione. Prerogativa che, necessariamente, può essere demandata solo all’Università.

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14 Risposte to “La gallina che canta ha fatto l’uovo”

  1. Gregorio praderio Says:

    Qui direi che siamo oltre alla menzogna, siamo alla farneticazione, ci vorrebbe un TSO!
    Per la cronaca, da poco le indagini a tappeto sulla vicenda Carrefour nate dalle denunce del Giovannetti si sono concluse ovviamente con l’ARCHIVIAZIONE, in quanto i fatti denunciati non hanno trovato “nessun risconto”, ergo erano tutte PALLE inventate di sana pianta. Peccato per il Giovannetti, che si augurava da tempo un tintinnar di manette e vedeva porte del carcere che si aprivano, un immaginario tipicamente da secondino o da inquisitore delle Stasi come probabilmente sotto sotto è. Personalmente su quella vicenda non sono stato indagato, e neanche per le citate vicende tipo green campus o punta est, tutte cose nate nell’amministrazione Cattaneo quando da Pavia me ne ero andato da tempo, e quindi mi piacerebbe capire cosa c’entro io.
    Via emilia: lì c’è un ipotetico consulente del PM che non è capace di calcolare le fasce di rispetto o le altezze come dio comanda (o come fanno tutti i normali geometri di questo mondo) e quindi sostiene che in un precedente permesso c’era un errore di cui avrei dovuto rendermi conto quanto hanno ristrutturato un capannone (tempo a me concesso dalle norme organizzative per l’esame: circa dieci minuti; tempo dei consulenti per le loro valutazioni. diversi anni). Ora, fermo restando che ritengo che il calcolo delle fasce di rispetto e delle altezze fatto dai miei uffici sia giusto, anzi giustissimo, poniamo anche ipoteticamente che tutto il mondo si sbagli e il consulente del PM abbia ragione: si tratterebbe pur sempre di un errore involontario, di una diversa lettura della legge, una cosa che può avvenire quando si trattano migliaia di pratiche. Dov’è il reato, mi chiedo? Questa è una barzelletta destinata a sparire come una bolla di sapone. Che si perda denaro pubblico, tempo, avvocati, su una cosa simile mi sembra scandaloso.
    Ma quello che mi chiedo è: chi pagherà per i danni creati da tutte queste farneticazioni? Chi per il tempo perso, le spese, le preoccupazioni, le occasioni mancate? Fossimo in un paese normale, con una magistratura degna di questo nome, chi fa denunce a vanvera come le sue sarebbe perseguito d’ufficio. Ma , si sa, lei e il suo amico Molina (bella coppia! quello dell’abuso al Dossino proprio denunciato da me? Sì, proprio lui, ma davvero? chissà come mai) avete non so perché l’impunità.
    Per finire. Giovannetti, lei mi sembra una persona infelice. Ma cosa le hanno fatto da piccolo? Le voleva bene la sua mamma? Capisco che lei sia un frustrato, ma cerchi di sfogare altrimenti le sue delusioni. C’è la psicanalisi, lo yoga, lo shiatsu… l’alcool, le droghe, gli atti autolesionistici, ma per carità la pianti di dare fastidio a gente che non ha fatto niente di male (né a lei né ad altri). Se ne sente capace? Promette che farà un tentativo? Ci provi, vedrà che starà meglio.

  2. Anonimo Says:

    Ma no! Non esageriamo. È uno scrittore. Ci avrà fatto qualche soldino.

  3. Anonimo Says:

    Gente così farebbe meglio ad impiccarsi, l’umanità sarebbe messa meglio. Praderio: quello che non si è mai accorto che il Carrefour era terminato prima che lui, il super dirigente, rilasciasse il permesso a costruire.
    Praderio, tua madre ti ha sculacciato? Hai visto tuo padre che la maltrattava? E’ per questo che hai scritto che a Pavia non c’erano permessi rilasciati a nome di famosi mafiosi?
    O ti bruciano ancora i soldi che hai dovuto pagare all’avvocato di Maurici?
    Resta il fatto, Praderio, che qualcuno ha affermato che tu hai intascato 200mila euro di tangente per l’affare Carrefour. E quel qualcuno non è indagato per calunnia.
    PS: Sai spiegare la vicenda del supercemento messo nel terreno paludoso su cui sorge il Carrefour?

    • Gregorio praderio Says:

      Ovviamente la pratica Carrefour è stata controllata anche dalla Magistratura con grande accuratezza, e non ci hanno trovato nulla di sbagliato. Qualcosa vorrà dire, no?
      Sul fatto che chi ha fatto false affermazioni su ipotetiche tangenti non sia indagato per calunnia, lo giudico a dir poco scandaloso. Mi stupisce poi che l’unico abuso edilizio (vero e certificato) di cui Giovannetti non parla mai sia quello commesso dal suo amico Molina (che forse aveva qualche motivo di risentimento nei confronti del sottoscritto).
      Sui permessi edilizi ai mafiosi non ne so nulla, non sono un poliziotto, quali sarebbero, curiosità?
      E poi, Anonimo: non è bello non firmarsi!

  4. Anonimo Says:

    Meglio il dire fare baciare di carla gozzi! Ora si legge quello. Addio giova!

  5. Anonimo Says:

    Mai avrei voluto entrare nel merito di questioni che non mi riguardano. Dopotutto le tre consigliature da me praticate in quindici anni, a differenza della breve reggenza dell’arch. Praderio ( che qualche dispiacere per proprio “demerito” sta portando a casa ) non mi hanno ancora…portato guai giudiziari! Tuttavia leggo e rileggo l’assoluta acredine del Praderio nei miei confronti ove, indossando il candido manto della vergine pare si ritenga estraneo ( lo dice lui e quindi crediamogli ) ad ogni questione urbanistico edilizia a Pavia. Presto leggeremo il contrario. Buona fortuna Praderio…ne ha bisogno!

    • Gregorio praderio Says:

      Anonimo delle tre consigliature, chi sei? Scrivi coraggiosamente il tuo nome, grazie. E quali sarebbero i dispiaceri per mio demerito? Cosa pensate di leggere presto? Rilassatevi, ragazzi…

  6. Anonimo Says:

    Avete stufato! Ma chi se ne frega delle vostre beghe? Pensiamo a chi perde il lavoro a chi vive in macchina a chi mangia alle mense dei poveri ai giovani sottopagati senza futuro. Voi avete avuto tutto e qualcosa in più. E adesso fate pure perdere tempo. Basta! ! Meschini!

  7. ggiovannetti Says:

    Caro anonimo, perché non ti firmi? Meschino…

  8. Anonimo Says:

    MI scusi caro Anonimo ( Meschino ) che non si firma. Lei solleva problemi di rilevanza sociale che io, nel mio piccolo ( sono quello della lettera prima della sua, ove, pur in difetto di firma, le coordinate che ho rassegnato, costituiscono il mio identikit anche agli occhi di un cretino…) sto affrontando da anni, in silenzio, senza “reclamizare ” il mio prodotto. Basti pensare che negli ultimi venti anni ho dato lavoro ad almeno 50 persone, ho dato una casa gratis (!) ad una famiglia povera, tutt’ora permanente e, quanto alle mense…credo di essere ben conosciuto. Le basta ?

  9. Anonimo Says:

    È anonimo anche lei caro benefattore. .

  10. Anonimo Says:

    Ma non hai capito? Il benefattore è la metà della mela (marcia ) e nonostante quel che scrive ha fatto più male che bene. A se’ e agli altri.

  11. Anonimo Says:

    State renzianamente sereni. Non abbiate fretta. Qualche giorno di pazienza e sarete soddisfatti entrambi cari furbini. Si aprira’ un capitolo sul quale molto ci sara’ da riflettere e sul quale, posso supporre, non ci saranno “archiviazioni”. Ovviamente sara’ tutto diretto e debitamente sottoscritto come e’ costume dello scrivente agire. Solo ancora un po’ di pazienza miei cari ….intelligentoni ! Volete la guerra ? Tranquilli : guerra sara’ ! Buon week end.

  12. Anonimo Says:

    Ma va a cagare!

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