2 agosto 1980 – E se fossero innocenti?

by

Giusva Fioravanti e Francesca Mambro: un’analisi storica sui Nar e la strage di Bologna

di Marco Bonacossa

Lo so. E’ un interrogativo forte, se fatto soprattutto nel giorno dell’anniversario di una strage che ha provocato 85 morti e più di duecento feriti.
Ma se la storia del nostro Paese negli Anni di Piombo è un enorme buco nero dal quale, ogni tanto, filtrano degli spiragli di luce, anche l’episodio della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 deve essere rivisto.
Partiamo da dati ben precisi: i responsabili della strage sono stati condannati definitivamente all’ergastolo nel 1995 quali esecutori materiali e i loro nomi sono quelli, molto noti, di Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, e Francesca Mambro, leader dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari).

Per capire le motivazioni che mi portano a sostenere la loro innocenza i Nar è necessario conoscere la storia di questa formazione armata e di quella dell’estrema destra italiana.
Tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta il neofascismo italiano era composto dal Movimento Sociale di Almirante, segretario dal 1969, dal Fronte della Gioventù che era il movimento giovanile del Msi, oltre a gruppi extraparlamentari come Avanguardia Nazionale retta da Stefano Delle Chiaie, Ordine nuovo retto da Rauti e altre piccole realtà.
A differenza dei gruppi extraparlamentari di sinistra che erano infiltrati dai servizi segreti italiani ed esteri (israeliani, palestinesi, tedeschi occidentali, tedeschi orientali, sovietici, greci) tramite loro agenti o neofascisti prezzolati, l’estrema destra non viveva il fenomeno dell’infiltrazione perché gli stessi capi, come Delle Chiaie che si troverà poi vicino a personaggi come Pinochet, i generali argentini e il nazista Klaus Barbie in Sud America, collaboravano con gli stessi servizi italiani e della Nato.
Senza entrare nel merito delle complesse vicende che riguardano le stragi in Italia dal ’69 al ’74 (non è un caso che nel 1974 cade il regime militare greco, quello portoghese, Franco si prepara alla imminente fine, Nixon si dimette e in Italia la “leadership” del terrorismo passa dai neri ai rossi, che dopo l’arresto dei fondatori delle Brigate Rosse Curcio e Franceschini, sono comandate dall’“anomalo Moretti” e inaugurarano le stagioni delle morti firmate Br) sappiamo, seppur parzialmente, che gli ordinovisti veneti e AN (Avanguardia Nazionale) hanno avuto un ruolo secondario ma fondamentale per le stragi di Piazza Fontana, per l’Italicus, per Piazza della Loggia e per quel clima di strategia della tensione.

La storia politica di Giusva, classe 1958, e della Mambro, classe 1959, comincia pressappoco nel 1975 ed è una storia di totale distacco dal partito missino, del quale non accettano le imposizioni, la gerarchia, ed è incentrata, soprattutto per Giusva e suo fratello Cristiano, classe 1960, su “un’etica della strada” improntata alla guerriglia urbana, ovviamente violenta. A differenza dei fascisti degli anni sessanta impregnati della tradizione evoliana, alla continua ricerca di contatti istituzionali e al compimento di atti criminali quali le stragi per raggiungere lo scopo, ovvero il golpe, la generazione di Fioravanti e della Mambro non auspica alcun colpo di stato, anzi non sopporta proprio i “vecchi tramoni dell’estrema destra” come Giusva li definì, ma continua lo scontro politico tra giovani degli opposti estremismi esclusivamente per la conservazione di un quartiere, di una scuola, di una strada, per il diritto alla sopravvivenza e quindi alla presenza in un territorio.
L’escalation della violenza negli scontri di piazza, dai bastoni si passa alle pistole, portò anche a veri e propri agguati con morti e feriti sia tra i rossi sia tra i neri. L’attentato del 7 gennaio del ’78 che costò la vita a due giovani neofascisti della sezione missina di Acca Larentia, quartiere Tuscolano di Roma, a colpi di mitraglietta da parte di cinque militanti dell’estrema sinistra, segnò un punto di non ritorno per la generazione neofascista alla quale Fioravanti e la Mambro appartenevano. Il clamore suscitato da quei due morti portò poi a degli scontri di piazza con le forze dell’ordine e l’8 gennaio morì un altro giovane, questa volta per mano dei carabinieri.
I neofascisti degli anni sessanta godevano della protezione delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, mentre i neri della seconda metà degli anni settanta, i “ragazzi di strada”, si sarebbero dovuti difendere da soli. Va premesso che gli sforzi delle forze dell’ordine erano incentrata soprattutto sull’estrema sinistra e che quindi i neofascisti godevano, in questo periodo, del disinteresse, voluto o non, degli organi inquirenti. Nasce proprio dalla volontà di vendetta nei confronti dei camerati uccisi dai rossi e dalle forze dell’ordine, dalla volontà di scuotere un ambiente ancora troppo legato al partito e ai “vecchi tramoni”, i quali si servivano dei più giovani per poi abbandonarli una volta arrestati, il gruppo dei Nuclei armati rivoluzionari. L’aggettivo “rivoluzionari” in realtà aveva ben poco significato perché essi, come già precedentemente affermato, non avevano alcuna velleità di conquista del potere, ma si trattava di una “rivoluzione comportamentale e morale” che essi volevano far sgorgare nell’ambiente giovanile neofascista eliminando tutto ciò che secondo loro era “immorale”. Una sorta di nichilismo armato.
I Nar dal ’78 al 2 agosto 1980 si sono macchiati di diverse rapine ad armerie, gioiellerie e di cinque omicidi che vanno dal primo, Roberto Scialabba, un giovane seduto nei pressi di un centro sociale ucciso soltanto per commemorare l’anniversario di un neofascista morto, al giudice Mario Amato che, unico in Italia, indagava sui Nar. Ogni attentato dei Nar, sia prima sia dopo la strage, è stato rivolto verso singole persone, rivali politici, poliziotti, carabinieri ed ogni azione aveva un suo grado di improvvisazione, talvolta veniva congegnata sul momento a seconda della probabilità di riuscita.
L’omicidio del giudice Amato, davvero semplice da un punto di vista militare perché girava senza scorta, fu la vittima più eccellente dei Nar che mai più, dopo l’uccisione del magistrato, uccisero un rappresentante così importante delle istituzioni, dedicandosi alle vendette interne, contro chi faceva la spia, e contro le forze dell’ordine.

Abbiamo visto come nella loro storia non vi sia alcun presupposto storico ed “ideologico”, oltre che “operativo”, che possa far pensare alla loro colpevolezza nella strage di Bologna.
La bomba che scoppiò alla stazione era composta da 23 kg di esplosivo (una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta “Compound B”, potenziata da 18 kg di gelatinato ovvero nitroglicerina ad uso civile) che sia per il materiale, sia per la sua produzione che necessitava di una preparazione militare, non poteva derivare da chi, come i Nar, le armi se le procuravano tramite le rapine o grazie ai contatti con la Banda della Magliana.

Il principale accusatore di Mambro e Fioravanti fu Massimo Sparti, ex falsario romano, che affermò di aver incontrato i due terroristi due giorni dopo la strage e di aver procurato un documento falso per lei. Fioravanti gli avrebbe anche riferito dell’attentato dicendo: “hai visto che botto?”.
I famigliari di Sparti hanno sempre smentito quell’incontro e la loro tesi è avvalorata anche da Fausto De Vecchi, piccolo criminale romano, che, secondo Sparti, fu il suo canale per ottenere quel documento. In un primo momento De Vecchi smentì l’amico, poi una volta arrestato per altri reati nel 1990 confermò le sue parole per ottenere degli sconti di pena e nel 2011 le ritrattò dicendo che di quel documento non ne sapeva nulla.
Sparti infine ha rivelato che Fioravanti gli raccontò di essersi travestito, a Bologna, da turista tedesco, con tanto di cappello con la piuma, e di apparire così irriconoscibile.
E’ quanto meno strano che un terrorista che voglia compiere un grosso attentato si vesta in un maniera così appariscente in un logo pubblico ed affollato quale era la stazione di Bologna il 2 agosto.
Inoltre, cosa da non sottovalutare, non esiste un movente per i Nar per compiere e giustificare quella strage. Non uno. Bologna, al di là, dell’antifascismo che la caratterizza non rappresentava nulla a livello simbolico o strategica per quei giovani terroristi. I nar poi era una formazione che oggi si definirebbe “liquida”. Il rappresentante principale era certamente Giusva e dopo il suo arresto nel febbraio ’81 vi fu la Mambro, ma non v’erano capi, non c’era un direttivo, non una organizzazione e una progettualità, da qui l’idea originaria di Fioravanti che chiunque nell’ambiente nero si sarebbe potuto firmare Nar se avesse compiuto un’azione: lo “spontaneismo armato”.

La cosa ancor più strana è che in un Paese come il nostro dove la tattica dello “sbatti il mostro in prima pagina” o in “prima serata”, soprattutto negli ultimi anni con i vari episodi di cronaca nera, è davvero molto diffusa, quasi nessuno sappia chi sia il vero mostro della stazione di Bologna, l’esecutore materiale della strage. Secondo i giudici a far scattare la bomba sarebbe stato Luigi Ciavardini che nel 1980 aveva soltanto diciassette anni. L’attentato più sanguinoso nella storia d’Italia sarebbe stato quindi ideato, organizzato e compiuto da tre giovani tra i 17 e i 22 anni che avevano deciso di entrare nella lotta armata proprio per prendere le distanze dal vecchio stragismo nero.
La cosa ancora più curiosa è che i sospetti sui Nar provennero, immediatamente, proprio dal capo del governo di allora, Francesco Cossiga e che una falsa rivendicazione a nome dei Nar vi fu anche per la strage di Ustica di due mesi prima. Forse si voleva spingere l’opinione pubblica ad associare il nome Nar allo stragismo. Lo stesso Cossiga smentì poi nel 1990 che i neofascisti fossero i responsabili della strage… (Continua…)

Annunci

Tag: , , , , , , , , , ,

3 Risposte to “2 agosto 1980 – E se fossero innocenti?”

  1. ggiovannetti Says:

    Aggiungi che Fioravanti e Mambro, pur avendo ammesso diversi omicidi, hanno sempre negato ogni responsabilità in questa strage.

  2. Marco Bonacossa Says:

    Esatto, sono stati condannati per tredici omicidi e si sono riconosciuti colpevoli per ognuno di questi, ma non per la strage.

  3. Il binario morto vivente | direfarebaciare Says:

    […] sentenze vedremmo che l’unica strage per la quale sono stati individuati i colpevoli materiali (sono molti i miei personali dubbi su queste condanne) è quella di Bologna del 2 agosto 1980 e che per tutte le altre sono sconosciuti i nomi dei […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: