Le ceneri rimosse 2

by

Fu strage terroristica di Angelo Paoluzi

Separiamo la finzione dalla realtà: è il consiglio che Paolo Pezzino impartisce nel suo saggio Sant’Anna di Stazzema, sottotitolo Storia di una strage (collana Intersezioni dell’editrice il Mulino, Bologna, 2008, 12 euro). La realtà è che in quella località della Versilia attorno ala metà di agosto del 1944 reparti delle SS e della Wehrmacht avevano sterminato centinaia di persone, esercitato violenze e incendiato abitazioni. La finzione riguarda le polemiche sul film Miracolo a Sant’Anna, del regista americano Spike Lee, il cui valore si limita al modo cinematografico con cui la vicenda è raccontata e non pretende di fare storiografia. Ci si era risentiti per l’episodio, inserito nella pellicola, di un partigiano che, per vendicarsi di un suo capo, aveva condotto a Sant’Anna i tedeschi per dare una lezione a chi proteggeva i ribelli. Hanno protestato i congiunti delle vittime e le associazioni della Resistenza, anche perché di tradimenti di partigiani non si era parlato nel processo, celebratosi nel 2005, contro i responsabili, ritenuti colpevoli e condannati all’ergastolo. Pezzino contesta la falsità della pretesa delazione e racconta gli avvenimenti con rigore documentario. In quell’angolo della Versilia i tedeschi applicarono una prassi sperimentata in altri Paesi occupati: lo sterminio come mònito contro eventuali tentazioni di aiuto ai partigiani. A Sant’Anna di Stazzema si consumò la seconda strage, per numero di civili, fra le circa settecento che si verificarono in Italia: la cifra dei sacrificati nel borgo versiliese non si è ancora potuta esattamente calcolare, ma certamente non è inferiore a 310 persone, sino a salire a 560, in maggioranza donne, vecchi e 118 bambini. Del carnaio non ci sono altre spiegazioni se non quella, appunto, del terrorismo pianificato, che vide protagonisti reparti delle SS e della Wehrmacht, questi ultimi non meno feroci, alla faccia della leggenda (presto diffusasi specialmente in Germania) che considererà “umano” il soldato tedesco non arruolato nei corpi speciali hitleriani. La validità del libro di Pezzino, docente di storia contemporanea all’università di Pisa e autore di altri saggi sull’argomento, sta nel rispetto dei fatti accertati e nella mancanza di enfasi nel raccontarli, anche se è sottesa l’umana partecipazione alle sofferenze delle vittime innocenti. E la descrizione della dinamica degli eventi è completata dal resoconto sulle indagini che furono svolte dopo la guerra e che portarono, come s’è detto, a un processo conclusosi con la condanna all’ergastolo di dieci ex appartenenti alle SS – peraltro tutti contumaci – oltre cinquant’anni dopo i tragici avvenimenti. Anche la sentenza di Sant’Anna di Stazzema fa parte di una pagina nera della nostra storia: quella della mancata celebrazione in tempo utile dei processi contro i massacratori. C’è tutta una letteratura sull’“armadio della vergogna”: nel quale furono ritrovati alla fine del secolo scorso 695 fascicoli di procedimenti contro criminali di guerra che, per motivi di opportunità politica (il recupero della Germania di Konrad Adenauer nell’Alleanza atlantica), erano stati, volutamente, “dimenticati” da qualche esponente dei governi del tempo. Pezzino denuncia un atteggiamento che ha alimentato l’amarezza dei superstiti e dei parenti delle vittime per la giustizia negata, al di là dal riconoscimento – tardivo, va detto – del sacrificio di tanti innocenti. Alle celebrazioni in loro memoria non hanno mai partecipato (anche questo non deve essere dimenticato) esponenti dei governi di destra succedutisi dopo il 1990. L’autore, infine, contesta la diffusa leggenda, che le rappresaglie naziste si svolsero soltanto in risposta ad attacchi dei partigiani contro gli ccupanti. Ricerche storiche (fra esse quelle di uno scrupoloso studioso tedesco, Lutz Klinkhammer) hanno provato che in una percentuale minima di casi la repressione era motivata da quegli attacchi, mentre per lo più si trattava di azioni dimostrative in aree di interesse strategico, come ad esempio nelle “zone nere”, dove era consentito sparare contro tutti coloro che vi si trovavano e che venivano considerati nemici, neonati compresi. Alla strage di Sant’Anna non parteciparono (come in molte altre occasioni, per esempio a Marzabotto) reparti italiani militarmente organizzati. Ci furono presenze a, diciamo, “titolo personale”, come fu ricordato nel processo contro i massacratori. Un testimone al processo ricordò uno che «non era un tedesco… penso che fosse un italiano perché parlava bene il versiliese». Un altro descrisse due, fra i soldati, che «avevano il volto nascosto da una rete, e uno di essi parlava italiano, con inflessione dialettale della zona». Una donna raccontò che un soldato, vestito da tedesco, dopo averle sferrato un calcio, le intimò «in italiano, e precisamente in versiliese» di andare «al muro con gli altri». Senza contare il contributo fornito da collaborazionisti e spie. Nessuno di loro è stato mai identificato. 
Peccato. Perché a questi “militi ignoti” si potrebbe attribuire l’“Ordine del Tricolore”, la più recente iniziativa di un gruppo di parlamentari del Popolo della Libertà tendente a riconoscere «la pari dignità di una partecipazione al conflitto di molti combattenti, giovani e meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente».
(Europaquotidiano.it)

(2 – continua)

Leggi anche:
Le ceneri rimosse 1 · 12 agosto 1944 a Sant’Anna
Giovanni Giovannetti in dialogo con Enio Mancini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: