Poveri e povertà? No grazie

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Mendicità. Il Comune di Pavia è fuorilegge

In assoluta distonia col recente passato, la “Provincia Pavese” gestione Moser non manca di offrire perle di saggezza. Ad esempio, la bella riflessione di Giovanni Palombarini su pubblica amministrazione, povertà e diritto (23 agosto), che volentieri riprendiamo.
Ordinanze anti-accattonaggio? Se Padova piange, a Pavia c’è poco da ridere: il Regolamento di Polizia urbana – voluto dalla Giunta Cattaneo e attualmente in vigore – prevede il reato di accattonaggio, in contrasto con le leggi dello Stato e la Costituzione.
 Il testo intitolato Comportamenti contrari alla decenza ed al decoro urbano (articolo 17, paragrafo H) ammannisce multe fino a 400 euro a carico di chi raccoglie «questue, causando disturbo ai passanti anche con la semplice presenza sui marciapiedi». Intimidazioni fuorilegge confermate poco oltre, all’art. 52: «È assolutamente vietata sull’intera area pubblica del territorio comunale, anche in cambio di attività quali lavaggio vetri dei veicoli od uso di strumenti musicali, l’attività di chiedere elemosine». Ovvero il Regolamento pavese persegue la mendicità in generale, quando l’ordinamento vigente non vieta affatto la semplice richiesta di aiuto (Corte Costituzionale, 28 dicembre 1995, n. 519; il reato di mendicità, introdotto dal ministro di Mussolini Alfredo Rocco, è stato infine cancellato nel 1999) e persegue solo chi minaccia l’incolumità delle persone e la sicurezza urbana.
Emergenza accattonaggio a Pavia o in Italia? Non diciamo fesserie. Non a caso, persino l’ex ministro lumbàrd Maroni, nel suo famigerato “Pacchetto sicurezza”, distingueva tra la mendicità in quanto tale (lecita) e quella vessatoria o violenta, oppure favorita dallo sfruttamento di minori (da perseguire). Il “Pacchetto” circoscriveva l’intervento dei sindaci alla repressione dell’accattonaggio con l’impiego di minori e disabili (già previsto dall’art. 671 del Codice penale) e ai «comportamenti che possono offendere la pubblica decenza» – come la mendicità vessatoria, quando essa varca il confine della violenza privata – ovvero alle «situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi».
Anche a noi l’accattonaggio come sistema di vita piace poco o punto. Ma un conto è vederla diversamente, altro conto è criminalizzare, proibire e reprimere la libera pratica dell’accattonaggio (un diritto), senza peraltro educare, affrancare, emancipare.
 Per molti poveri e nuovi poveri – italiani e stranieri – la questua rappresenta l’ultima frontiera, l’unica misera fonte di guadagno.
Poveri? No, grazie. Cosa aveva inscenato l’ex sindaco Cattaneo per sottrarre dalle povertà i questuanti? Articolate politiche di welfare locale? No, repressione, culture proibizioniste e la criminalizzazione dei miserabili invece delle povertà: poveri da nascondere, spazzatura da spostare sotto qualche altro tappeto, specie quando si tratta di stranieri, quelli ancora più miserabili e digiuni dei diritti come, ad esempio, i Rom rumeni.
Poveri? No grazie. Per ordine del sindaco, dal novembre 2009 è persino vietato dormire in auto («ma anche sui camper»): un’Ordinanza acutamente preventiva, per «evitare che possano riversarsi su Pavia» gli zingari sgomberati da Milano. Tuttavia i Rom sembrano un pallido pretesto: altro che crociata antirom, altro che «Ordinanza antinomadi»: questa incantevole opera dell’ingegno Mezzabarba è una vera e propria ordinanza anticamporella, un binocolo puntato sulle giovani coppie in cerca d’intimità: mai più sedili ribaltati «dalle parti della Sora o di San Lanfranco»; mai più languidi sospiri lungo il fiume a Ticinello o al Vul… Ben altre «zone sensibili» sembravano interessare il giovane bacchettone Cattaneo, e se ti beccava a sedili ribaltati ecco la multa. Come dire: certe cose valle a fare nel lettone di Putin.
Poveri? No grazie, compresi i neo poveri, mariti separati senza un tetto e senza un soldo, accampati nell’utilitaria – a Pavia sono alcune decine – dopo che il Tribunale ha loro imposto onerosi assegni di mantenimento e il foglio di via dall’abitazione coniugale.
Infine troviamo i poverissimi, quelli in mezzo a una strada. E qui diventa chiaro che a sbagliarci siamo noi perché, loro, i poverissimi, un’auto non se la possono nemmeno permettere.
Sindaco Depaoli, su nuove povertà e accattonaggio il Comune di Pavia è fuorilegge. vogliamo correggere? (G.G.)

La povertà torna a fare paura? di Giovanni Palombarini*

Le ultime vicende venete, che hanno visto protagonisti da un lato il sindaco di Padova Massimo Bitonci e dall’altro un sacerdote, don Albino Bizzotto, hanno riproposto un tema vecchio di secoli, quello degli atteggiamenti che si assumono di fronte alle povertà. Povertà di cui la mendicità è ovviamente una delle espressioni: un’ideologia a lungo dominante vi ha visto un segno di pericolosità, attentato all’ordine sociale e alla sicurezza dei cittadini. Anche il codice Rocco, tuttora vigente, aveva previsto all’articolo 670 la mendicità come reato, ma prima la Corte Costituzionale ha eliminato quella parte della norma che sanzionava anche i comportamenti più innocui, che cioè non recavano alcun fastidio agli altri, e poi il Parlamento, con una legge del 25 giugno 1999, ha cancellato del tutto il reato. Quella sentenza e quella legge non cadevano dal cielo. Più semplicemente erano il frutto dell’evolversi dei sentimenti collettivi per i quali, alla fine del Novecento, il mendicante non era più considerato un pericoloso attentatore dell’ordine sociale o un portatore di lesioni insopportabili al decoro delle città, ma un soggetto bisognoso di aiuto. Grandi dibattiti sulle ragioni del diffondersi della povertà avevano favorito il consolidarsi di questa consapevolezza. Tanto che un tentativo di reintrodurre il reato, operato nel 2002 dopo il cambio delle maggioranze politiche di governo, è subito fallito. Insomma, anche nella coscienza generale oltre che nelle leggi, con l’inizio del nuovo secolo non era più possibile considerare la mendicità come conseguenza dell’infingardaggine e della scioperatezza, come era scritto nel codice penale sardo-italiano del 1859, ma il frutto ultimo di determinati assetti sociali. Del resto, per la Costituzione ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza (articolo 38). Il che significa che il governo della miseria, se così lo si può definire, non può passare più per sotto-sistemi penali di polizia, ma per politiche sociali significative. E che laddove simili politiche siano carenti, sono da approvare e da sostenere le iniziative private, di singoli e associazioni, come quelle dei Beati costruttori di pace di don Bizzotto, che con un impegno continuo in qualche misura fanno fronte ai bisogni di chi non è in grado di provvedere a se stesso. Oggi, in una stagione nella quale la povertà non è più quella di un tempo – un grande numero di nuovi poveri si va aggiungendo alle forme tradizionali della miseria – sembra maturare un’inversione di tendenza, un ritorno all’antico, anche nei sentimenti popolari. In particolare, sembra tornare la paura, che investe anche gli stranieri, profughi e no. I dati raccolti al proposito sono impressionanti. Anche a voler considerare soltanto coloro che vengono definiti “assolutamente poveri”, coloro che non possono permettersi nemmeno il minimo indispensabile per condurre una vita dignitosa (mangiare, vestirsi) sono nel nostro paese più di 6 milioni (erano 4 milioni nel 2012), un esercito di cui non si può non tener conto. Si tratta di persone che fino a ieri vivevano normalmente, pur fra le ristrettezze, che oggi si trovano in un’indigenza radicale. Non sanno letteralmente cosa fare. Ebbene, a fronte di un tale fenomeno è angosciante vedere il riproporsi di culture xenofobe, per effetto delle quali tutti i mendicanti devono essere espulsi dalle città (verrebbe da chiedere a sindaci e assessori: per mandarli dove?), eventualmente trattenendoli presso il comando dei Vigili Urbani il più a lungo possibile per convincerli ad andarsene, come pare abbia progettato l’assessore alla sicurezza del Comune di Padova. O sentire crescere l’ostilità nei confronti di persone come don Albino Bizzotto, che rispetto alla crisi si atteggiano con coraggio, operando positivamente per andare incontro alla disperazione di tanti. Come è angosciante leggere di sondaggi secondo i quali il 72% degli intervistati ha approvato l’intervento di ben quattro vigili urbani che, sempre a Padova, hanno fermato, facendo ricorso alle manette, un mendicante senza una gamba. Purtroppo il dilagare della povertà, e la visibilità del fenomeno anche per effetto di tanti suicidi, rischia di favorire il ritorno di sentimenti, risentimenti e paure collettive, e di scelte politiche interessate al consenso, che sembravano superati.

* “La Provincia Pavese”, sabato 23 agosto 2014

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