«Questi bisogna eliminarli fisicamente»

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Che ci faceva l’ex direttore generale del Comune di Pavia Giampaolo Borella in solidale conversazione telefonica con il lottizzatore abusivo Dario Maestri? E come mai Massimo Massara, il più stretto collaboratore di Angelo Ciocca, su mandato della banda Maestri attacca in modo infamante l’ex sindaco di Pavia Elio Veltri? (articolo che Antonio Azzolini pubblicherà sul “Settimanale Pavese”, convinto da tintinnanti emolumenti “pubblicitari” dello stesso Maestri) Tutto questo e mooolto altro ancora – compresa la esilarante ventura di un Tom Ponzi de noartri – lo leggerete su Direfarebaciare la prossima settimana. Nell’attesa, si ripropone quanto scrive Maria Fiore sulla “Provincia Pavese” di domenica 14 settembre, articolo in cui si rende conto dei modi assai spicci di un ex vicesindaco prezzolato, del suo paranoico untore e del loro braccio armato, un pregiudicato campano.

Punta Est, minacce e spie per giornalisti e oppositori di Maria Fiore*

Minacce o vere e proprie intimidazioni. C’è un clima da “spy story” fatto di veleni, pressioni e ricatti a giornalisti, che vengono perfino fatti pedinare da investigatori privati, a fare da sfondo all’inchiesta su Punta est. È quanto emerge dagli atti dell’accusa venuti allo scoperto dopo la chiusura delle indagini. Le centinaia di intercettazioni telefoniche e le informative dei carabinieri ricostruiscono i dettagli dell’operazione immobiliare delle residenze realizzate come universitarie e poi vendute sul libero mercato, ma non solo. Gli atti che portano la firma del sostituto procuratore Paolo Mazza danno anche un’idea dell’aria che si respirava in città, a Pavia, nei mesi delle indagini. Le intercettazioni, in particolare, immortalano un Dario Maestri (l’imprenditore che sta realizzando l’intervento di Punta est) nervoso e provato da un’inchiesta ancora agli inizi, ma che rischia di mettere in discussione l’intero affare. Il periodo è quello compreso tra la fine del 2011 – quando la polizia giudiziaria va nell’ufficio territorio del Comune per acquisire documentazione – e la primavera del 2012, quando il cantiere viene sequestrato per l’ipotesi di illeciti nelle autorizzazioni edilizie. Il caso, in questo periodo, viene sollevato a diverse riprese in Consiglio comunale dall’opposizione. E i principali oppositori sono Giovanni Giovannetti, blogger e giornalista, Walter Veltri, che siede sui banchi della minoranza, il docente Paolo Ferloni e l’avvocato Franco Maurici. Maestri «si sente in guerra», come scrive il magistrato, e quando viene a sapere che gli oppositori stanno organizzando una conferenza stampa, si allarma e si attiva: «Mando tutti i miei impresari con tutti i muratori… mando questo qui… che è napoletano, io vorrei sapere se voi siete sicuri di quello che state facendo, perché noi siamo qui e lì… saranno in venti, venticinque trenta…». Sembra in effetti che Maestri possa contare sull’appoggio di molti. Dalla sua parte c’è prima di tutto il costruttore Ciro Manna ma anche funzionari del Comune e politici. Amici che, nelle intercettazioni, gli rinnovano la loro stima e che gli consigliano come muoversi. Tra gli interlocutori privilegiati di Maestri c’è l’ex vice sindaco Ettore Filippi. Con lui parla spesso del «delinquente Giovannetti» e di Ferloni. Maestri arriva al punto di rivolgersi a un investigatore privato che, a suo dire, gli sarebbe stato consigliato dallo stesso Filippi, «perché vogliamo sapere vita, morte e miracoli di questi due qui che rompono i maroni». Filippi, in un’altra intercettazione, dice a Maestri che «il problema è che questi qua non hanno paura di dire minchiate». Ma Maestri sa il fatto suo e risponde: «Gliela faremo venire la paura, Ettore». Aggiungendo: «Questi bisogna eliminarli fisicamente». Un’affermazione da cui Filippi sembra dissociarsi invitando l’amico «a non scherzare». Fatto sta che gli appostamenti davanti alla casa di Giovannetti iniziano davvero: «Ci sono sempre le luci accese di sotto, ma movimenti zero… c’è soltanto questo ragazzo qui con la barba, con la Clio bianca, c’ho ormai la targa in testa». A febbraio 2012 il nervosismo di Maestri aumenta. Sulla Provincia pavese esce la notizia che una funzionaria dello sportello unico per l’edilizia aveva, già a marzo del 2011, dato parere negativo a concedere un permesso a fini residenziali per le case. Maestri legge l’articolo e chiama l’investigatore privato, chiedendo notizie sul giornalista che lo ha scritto: «Lei lo conosce? Sa dove abita? Se mi sa dire l’indirizzo… poi ci pensa il mio impresario». L’investigatore capisce che la faccenda potrebbe prendere una piega pericolosa e propone: «Vedo di affrontarlo io, in maniera intelligente». L’obiettivo sembra essere quello di avvicinare il giornalista, dunque, per chiedergli «perché ce l’ha tanto con noi». Ma nella stessa telefonata, Maestri dice di essere stato testimone di una scenata che Filippi avrebbe fatto allo stesso giornalista: «Tu sei un pirla! Guarda che sei vai avanti a scrivere queste cose… questi qui ti mangiano la liquidazione». Passano pochi giorni e, all’ennesimo articolo sul giornale, Maestri sbotta: «Ormai non penso più alla querela, ma gli spacco la faccia a quello lì».

Due incendi e croci nere

Un’auto bruciata, l’incendio in un’abitazione e croci nere su un portone. Gli investigatori, durante l’inchiesta su Punta est, si sono trovati a indagare anche su episodi di vera e propria intimidazione. Ma solo in un caso le indagini hanno permesso al pubblico ministero Paolo Mazza di formulare delle accuse. Nelle carte su Punta est, infatti, si parla ampiamente anche delle croci nere trovate, in due occasioni, il 14 e 17 novembre 2012, sul portone dello studio dell’avvocato Francesco Maurici e della figlia Fabrizia. Per quel gesto la procura ha chiesto il processo per Ciro Manna e per Dario Maestri, che avrebbe concorso come mandante. Al momento, invece, sono ancora sconosciuti i presunti responsabili dell’incendio appiccato, nella notte tra il 30 e 31 dicembre dello stesso anno, alla casa del giornalista, blogger e attivista politico Giovanni Giovannetti, autore di diversi saggi contro il “partito del cemento”. Ancora da chiarire anche la matrice del rogo all’auto di Walter Veltri, che da consigliere comunale di Insieme per Pavia si oppose all’operazione di Punta est. La sua macchina, una Opel, andò a fuoco il 14 dicembre 2012 (quindi nello stesso periodo in cui si verificarono gli altri due episodi). Nella relazione della polizia si parlava di una porzione di bottiglia, in parte bruciata, rinvenuta sul sedile del passeggero. Sul frammento c’erano tracce di benzina. Alla relazione venne allegata anche una sintesi della squadra mobile, che ricostruiva il contesto di veleni in cui l’episodio era maturato. (m. fio.)

La vicenda di Punta Est divenne di dominio pubblico il 23 dicembre 2011, quando la polizia giudiziaria si recò, per la prima volta, all’ufficio territorio del Comune per acquisire documentazione. In precedenza, il caso era stato sollevato a diverse riprese dalle opposizioni in Consiglio comunale. Il 23 marzo 2012, il giudice ordinò il sequestro del cantiere, sequestro che, ad oggi, non è stato ancora revocato. Ad aprile 2012, la procura notificò avvisi di garanzia all’allora dirigente dell’Urbanistica, Angelo Moro e al docente universitario Angelo Bugatti, che si era occupato della convenzione di Punta est. Il 7 febbraio 2013 furono arrestati Bugatti e Maestri. Per entrambi e per Moro, Ettore Filippi, Ciro Manna e l’avvocato Elisabetta Masnata, la procura ha chiesto il processo. L’udienza preliminare è fissata per il 16 dicembre.

* “La Provincia Pavese”, 14 settembre 2014

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2 Risposte to “«Questi bisogna eliminarli fisicamente»”

  1. Anonimo Says:

    Maestri sa il fatto suo? E’ solo un volgare delinquente. i personaggi come lui, fossero stati in altre zone d’Italia, sarebbero stati boss della ‘ndrangheta. Peccato che non lo metteranno mai in galera.

  2. Stefano Says:

    Nella mia vita non ho mai nemmeno pensato di eliminare fisicamente qualcuno, e, se trovo delle persone che fanno ad urbi et orbi un’ipotesi del genere – per quanto gravi siano le colpe dei papabili uccisi – provvedo a denunciarle.

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