Non è una barzelletta

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L’ex capo della ‘Ndrangheta lombarda Giuseppe Neri detto Pino (reduce da una carcerazione a 9 anni per narcotraffico, nuovamente condannato a 18 anni per associazione mafiosa) mi ha querelato – e solo ora – per aver ripetuto che Neri Giuseppe detto Pino era a capo della ‘Ndrangheta lombarda. Come dire, va perseguito chiunque affermi che l’acqua è bagnata.
Nei mesi scorsi abbiamo visto un Tribunale disporre il sequestro di un volantino sul quale erano riportate notizie tutte riprese da atti giudiziari, assieme a un estratto dal famoso discorso di Paolo Borsellino, a Bassano del Grappa, su verità giudiziarie e responsabilità della politica. Sequestro poi singolarmente confermato, con motivazioni da unghie sui vetri: un Tribunale che dispone il sequestro di un testo di Borsellino (!!!) è roba da Gabibbo… Così che al Neri non è parso vero di potersi accodare. Infatti la sua querela riguarda proprio quel volantino.
Diciamo che può essere stato un mero incidente di percorso (capita) senza altri intendimenti. Diciamo che non è vero che la Procura pavese ha abbassato la guardia, come invece sostengono plaudenti taluni tra i più chiacchierati, dandosi poi di gomito. E in ogni caso massima fiducia nel sostituto procuratore Mario Andrigo, incaricato delle indagini, un passato sul fronte calabrese prima di migrare a Vigevano e ora a Pavia, magistrato assai esperto in fatti di mafia: lui e alcuni colleghi come Mazza e Venditti le carte del processo Infinito le mandano a memoria; per altri o altre, quanto meno poco “informati” o “informate”, la mano sul fuoco non la metterei. (G.G.)

Anche Neri querela Giovannetti e Veltri di Maria Fiore *

L’accostamento con uno dei principali accusati dell’inchiesta sulla ’ndrangheta in Lombardia non era piaciuto ad Alessandro Cattaneo, che aveva subito querelato. Una reazione che gli autori del volantino, diffuso durante la campagna elettorale di Walter Veltri a candidato sindaco per la lista “Insieme per Pavia”, forse avevano perfino messo in conto. Quello che Giovanni Giovannetti e Walter Veltri non avevano previsto è che ancora più offeso dal volantino si sarebbe sentito proprio il “principale accusato dell’inchiesta”, e cioè l’avvocato Pino Neri, condannato in primo e secondo grado a 18 anni per associazione mafiosa. Nel volantino Neri veniva definito «capo della ’ndrangheta in Lombardia». Una definizione proposta dall’accusa durante i processi, ma che in assenza di una sentenza definitiva non è stata digerita dall’imputato. Così alla querela dell’ex sindaco Cattaneo (per questo procedimento le indagini sono state già chiuse e si è in attesa del rinvio a giudizio) si aggiunge ora quella dell’avvocato condannato con l’accusa di essere stato l’anello di congiunzione tra la ’ndrangheta lombarda e la casa madre calabrese, l’uomo a cui i boss mafiosi avrebbero dato il compito di traghettare l’organizzazione lombarda verso una nuova fase, dopo l’omicidio del boss Carmelo Novella. Ma Neri non ci sta e si appella alla presunzione di innocenza: la definizione sul volantino lo ha diffamato. La sua querela ha avuto la prima conseguenza: ieri mattina Giovannetti e Veltri sono stati convocati in procura dal sostituto Mario Andrigo, che seguirà le indagini. «Sembra una barzelletta – commenta Giovannetti –. Quell’affermazione si basa su faldoni di atti di indagine e su due sentenze. Stiamo quindi parlando, quantomeno, di una verità giudiziaria, che non si può mettere in discussione». E pensare che dopo la querela di Cattaneo, sia Giovannetti che Veltri si erano detti pronti a citare lo stesso Neri come testimone a loro favore. Neri, infatti, secondo gli attivisti di Insieme per Pavia, non avrebbe potuto che confermare la circostanza, contenuta nel volantino, di Cattaneo «ospite per almeno tre volte» di Neri. Il riferimento è a due cene elettorali a casa dell’avvocato. Incontri che erano finiti nelle carte dell’accusa, pur non avendo alcun rilievo penale, e per i quali l’ex sindaco di Pavia era stato anche sentito in aula. Oltre a Cattaneo, il volantino tirava in ballo altri quattro amministratori comunali, mai indagati ma allo stesso modo citati nelle carte della Direzione distrettuale antimafia per i loro rapporti con Carlo Chiriaco, ex direttore sanitario dell’Asl, come Neri coinvolto nella stessa inchiesta e condannato a 12 anni. Ma era stato soprattutto il titolo del volantino, “Vota mafia?”, a far scattare polemiche e querele. Per il magistrato Ethel Ancona, che si era occupata della querela di Cattaneo e aveva disposto il sequestro dei manifesti, non ci sono dubbi: il volantino ha offeso la reputazione di Cattaneo «sia personalmente che in qualità di sindaco di Pavia, attribuendogli collegamenti con la ’ndrangheta in Lombardia». Ora la parola passa a un altro magistrato, che dovrà stabilire se il volantino abbia danneggiato anche la reputazione di Neri.

* “La Provincia Pavese”, 17 settembre 2014

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